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venerdì 27 luglio 2012
Un vecchio adagio inglese recita: «Quando non puoi agire, parli». E ieri Mario Draghi ha parlato, eccome se ha parlato. Ecco cosa ha detto, in punti: 1) «L’euro è irreversibile e la Bce è pronta a fare tutto il necessario per salvare la moneta unica»; 2) «L’area euro è più forte di quanto non le venga riconosciuto»; 3) «Non è possibile immaginare la possibilità che un Paese possa uscire dall’eurozona»; 4) «Negli ultimi sei mesi l’area euro ha mostrato progressi straordinari»; 5) «I firewall sono pronti a funzionare meglio che in passato»; 6) «L’Eurozona ha bisogno di più unione, si arriverà alla condivisione della sovranità nazionale Ue».
Detto fatto, spread a picco e Borsa in rally: altro che gatto morto, il soriano liberato da Draghi ieri era vivo e vegetissimo. Il problema è: per quanto lo resterà? Già, perché il raffreddamento dei differenziali e il recupero degli indici si è basato unicamente su “parole”, se a queste non seguiranno a brevissimo i fatti - ovvero acquisti da parte della Bce, o attraverso il programma Spm o il fondo Efsf, di debito spagnolo per chiudere nell’angolo la speculazione - il tonfo sarà ancora peggiore, perché si cadrà dai massimi che si creeranno in questi giorni di euforia.
Un azzardo pesante quello preso ieri da Draghi, quasi certamente necessario e quasi certamente frutto del fatto che - senza una mossa che garantisse qualche giorno di tregua - già nel weekend la Spagna si sarebbe arresa e avrebbe chiesto un salvataggio su larga scala sotto l’egida della troika, innescando una carneficina sui mercati e spedendo l’Italia dritta dritta nel mirino in giorni di emissioni, previste per oggi (Bot semestrali) e lunedì (Btp a 5 e 10 anni).
Con tutto il rispetto, Draghi ieri non ha detto assolutamente nulla, non perché parli a vuoto, ma perché non ha la possibilità di mettere in pratica quasi nulla di ciò che vorrebbe e servirebbe per sopravvivere a questo agosto da tregenda. E non perché non sia un uomo potente e capace, ma perché per i prossimi 48 giorni ancora, il destino dell’Europa è nella mani della Corte Costituzionale tedesca chiamata a decidere sulla liceità del fondo Esm, ovvero il salva-Stati permanente che doveva nascere già lo scorso 1 luglio dalle ceneri dell’Efsf e che invece, se tutto andrà bene, vedrà la luce con l’arrivo dell’autunno.
Normalmente in una famiglia italiana è il suocero (su indicazione della suocera…) che detta la linea ed il genero (su invito della moglie…) esegue più o meno contento. Non si vede perché la famiglia Casini debba funzionare al contrario.
Speriamo bene. Intanto questa settimana due imprenditori bresciani si sono suicidati.
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