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SWELL SEASON/ "Strict Joy", il nuovo album dei protagonisti di "Once"

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Protagonisti dello splendido film del 2007 "Once" diretto da John Carney vincitore del Sundance Film Festival e Premio Oscar 2008 per la miglior canzone originale, Falling Slowly, l’irlandese Glen Hansard e la ceca Marketa Irglova, trapiantata anche lei da anni nell’Isola Smeraldo, sono tornati con un nuovo progetto discografico.
"Strict Joy" è il titolo del nuovo disco a nome Swell Season, con cui i due pubblicano le loro malinconiche ballate intrise di soul irlandese, nella scia del loro compatriota, il grande poeta e musicista Van Morrison.

"Once" aveva colpito un po’ tutti, quando uscì: una storia d’amore lontana anni luce dai cliché del genere, dove la relazione fra uomo e donna non è possesso, non è il consumo usa e getta dell’affettività, ma piuttosto amore al destino dell’altro, che esso si compia anche a discapito dei propri progetti.
Infatti, al termine del film, i due protagonisti, conosciutisi in un momento di sbandamento delle loro esistenze, e che si sono sostenuti a vicenda grazie alla comune passione per la musica, tornano ognuno a recuperare la relazione (lei con il marito, lui con la fidanzata rimasta a Londra) che avevano abbandonato.

Ambientato per le strade di Dublino, come una sorta di commedia musicale in cui la musica gioca un ruolo importantissimo, "Once" è una delle più delicate, realistiche e appassionate storie d’amore mai narrate dal cinema: «Non ti conosco, ma ti voglio» canta Marketa e con ciò dando l’impronta di quello che è il vero amore: desiderio che il mistero si faccia presenza reale nella vita senza costringerlo nelle nostre gabbie.

«È proprio così» mi dice Marketa mentre la raggiungo telefonicamente per uno scambio di battute. «La canzone Falling Slowly, che è il brano grazie a cui i due protagonisti iniziano la loro amicizia, esprime proprio questa visione, quella di una relazione in cui nulla si pianifica e che rimane aperta al mistero». «“Once" è stato il primo film a cui ho lavorato - aggiunge -. Ma in realtà non era come lavorare a un vero film. Era come tre amici (Glen, lei e il regista John Carney, nda) che cercavano di fare qualcosa insieme. Mentre lavoravamo al film, sentivo dentro di me che stavamo facendo qualcosa di veramente speciale».

Ha mai pensato di lavorare a un altro film, dopo quell’esperienza? «No. Cioè, se dovessero sottopormi una storia in cui dovessi sentirmi a mio agio, probabilmente sì. Ma non credo che dopo "Once" questo possa accadere di nuovo. È stata davvero una esperienza unica e irripetibile». Che ha portato alla conquista del premio Oscar per la miglior canzone: «È stata davvero un'esperienza surreale. Ricordo John Travolta sul palco che apre le buste con le nomination, annuncia i nomi de vincitori, poi non ricordo più niente. Sai, noi veniamo dal mondo della musica e del cinema indipendente (costato 100,000 dollari, "Once" ne ha guadagnati 14 milioni, nda) e ci sentivamo del tutto fuori posto, lì a Hollywood.  E l’ironia è che le nostre canzoni sono state acquistate dalla Sony e il film dalla Fox, cioè due dei più grandi gruppi industriali dello spettacolo. Ironico, per due artisti indie».

 

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