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RECENSIONE/ "Downtown Church", Patty Griffin alle radici del gospel

mercoledì 27 gennaio 2010

Al suo settimo disco, Patty Griffin centra il titolo indimenticabile. In attività dal ’92 come folksinger nei piccoli club di Boston, Patty è ormai una delle più note country singer degli States, autrice e musicista dal curriculum stellare, stimata dai migliori che fanno a gara a incidere le sue canzoni. In questi giorni esce in tutto il mondo il suo nuovo lavoro, "Downtown Church", un album di gospel songs tutto da raccontare.

Le parole di questo racconto sono proprio le sue, quelle di Patty: «Ho deciso di fare un disco di gospel perché credo che le musiche che ci sono arrivate dalla tradizione nera siano le fondamenta di quasi tutto ciò che amo, sono il punto di partenza della mia musica come di gran parte della musica che ascoltiamo. In questo senso credo che i lavori di artisti come gli Swan Silvertones, il Golden Gate Quartet e Dorothy Love Coates dovrebbero avere la stessa fama e lo stesso rispetto di quelli di Hank Williams e Bob Dylan».

Un’affermazione importante, da parte della quarantasettenne musicista del Maine: i dischi di Patty sino ad ora erano ricchi di country e di folk, dal primo "Living With Ghosts" (1996) al recente e bellissimo "Children Running Through" (2007) con alcune puntate in quei territori rock a metà strada tra ricerca e tradizione che piacciono a Dave Matthews (che infatti l’ha voluta nella sua etichetta: quattro dei dischi di Patty sono infatti usciti per la Ato) e Beck. Ora però arriva il grande omaggio alla musica delle radici ancestrali, delle fondamenta e pare proprio che Patty sia riuscita nel suo disco “definitivo”.

Molla dell’operazione è stato il suo discografico, il boss della Emi Tom York, che l’ha spinta a dar forma a un’idea che fino all’estate del 2009 pareva un sogno. Per rendere il sogno realtà, la Griffin ha posto una condizione: «Se il disco nasce, a produrlo ci deve essere Buddy Miller».
Chi è costui? Uno dei santoni del country: collaboratore di Robert Plant e Alison Kraus, Steve Earle e Johnny Fogerty (quello dei Creedence) è stato anche produttore di Emmilou Harris, Dolly Parton e Shawn Colvin.
 

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