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IL CASO/ Il matrimonio "a scadenza", conviene davvero?

Saremmo pronti ad accettare l'idea di un matrimonio a tempo? Che chiede di essere rinnovato dopo 2 anni e si può sciogliere senza troppi clamori? C'è chi lo propone...

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E se il matrimonio fosse un contratto temporaneo? Un'ipotesi che, nonostante l'alta percentuale di unioni che finiscono con un divorzio, sembra lontana anni luce dalla prospettiva occidentale del “finchè morte non ci separi”.

Tuttavia qualcuno sembra averci pensato. Nel 2011 in Messico è stata fatta una proposta di legge che avrebbe permesso ai matrimoni da avere una durata iniziale di due anni, terminati ai quali alla coppia sarebbe stata data la possibilità di rendere definitiva l'unione, o di separarsi senza il complicato iter burocratico di un divorzio. Inutile dirlo, la proposta non ha fatto molta strada. 

Nell'islamismo sciita invece, questa pratica esiste, anche se non è molto praticata, e permette ai due sposi di essere sciolti dal loro voto entro una data prestabilita. 

La scrittrice americana Stephanie Coontz fa notare come una proposta simile non avrebbe senso nel mondo occidentale, dove le persone sono già abituate a legarsi in matrimonio solo perchè sanno che esiste la possibilità di uscirne tramite il divorzio (magari consensuale), e tutto sommato l'idea del matrimonio come di un voto praticamente irrevocabile è andata perdendosi nel tempo. 

Inoltre le abitudini sono cambiate. Lo spichiatra specializzato in terapie di coppia, nonché docente alla UCLA, Andrew Christensen, concorda con la Coons nel far notare come la convivenza sia ormai un fatto comunemente accettato, e visto di buon occhio molto più che in passato, e offre già ai potenziali sposi la possibilità di sperimentare un'intimità fisica e una convivenza quotidiana in tutto e per tutto simile al matrimonio, vanificando completamente la necessità di un matrimonio “con una data di scadenza”.