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Donna²

SPILLO/ Se anche una società di lingerie può farci pensare al mistero della vita

My beautiful womanMy beautiful woman

Vede una borsa di pelle e, nella borsa, un neonato. Piange a dirotto, è una bimba. Un attimo di perplessità, la tentazione di fuggire poi ecco il prevalere della bellezza di un incontro: prende la bimba e la tiene con sé. Ora Juno è una bimba speciale che regala sorrisi pieni della consapevolezza di essere amata.

Quello che più sorprende dei video è che siano raccontati da uomini. Per una volta l’uomo afferma, senza condizionamenti culturali, quali siano per lui le donne bellissime. Sono donne contro corrente. Donne attorno alle quali tutto vive. Donne che guardano la realtà con gli occhi tersi di chi sa piangere per la verità e impegnare la vita per un altro. Non si nomina Dio. Mai. Eppure Dio c’è, traspare ovunque, come negli sguardi bellissimi del terzo video, dove una donna incinta scopre di avere un tumore e sceglie la vita del figlio. È il padre a raccontare la storia. Ma ciò che parla sono gli sguardi intensi, prolungati, colmi del mistero di una coppia che si apre alla vita e alla morte.

Termina il video e un turbinio di pensieri ti avvolge. Mi torna alla mente un dipinto di Klimt a me caro: la vita e la morte. Corpi aggrovigliati, luminosi, di giovani donne e bambini, di una coppia formata da un uomo e da una donna e, infine, il corpo di un’anziana: abbracci di vita stretti nella morsa di un albero. E, accanto, l’ombra spettrale della morte. Ecco, tradotta nell’arte, la riflessione cui ci costringe una società di lingerie: la cultura di morte in cui siamo immersi fabbrica croci e vuole sopprimere l’uomo, solo un abbraccio di vita ci può riscattare. Solo il gesto libero di chi decide di vivere per un Altro.

 

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