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BORSA/ Frattini: i fondi sovrani non superino il 5% dei capitali delle società italiane

Il Ministro degli Esteri vede di buon occhio l’ingresso di capitali istituzionali stranieri nelle società italiane, purché rimangano in certi limiti

kuwait_borsaR375_7set08.jpg (Foto)

È partita dagli Emirati Arabi la strategia del governo per ridare fiducia nel mercato finanziario nazionale: l'obiettivo è quello di attrarre capitali “amici” nel momento di crisi, evitando nello stesso tempo interventi forti e poco graditi - soprattutto dall'estremo oriente - che possano accaparrarsi società-chiave per l'interesse nazionale. «L'Italia ha fiducia nei Fondi che operano in modo trasparente, che puntano a un investimento e non al controllo delle imprese e quindi tendenzialmente si mantengono al di sotto del 5 percento» ha precisato in un'intervista al Messaggero il ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine del fine settimana ad Abu Dhabi dove ha annunciato la nascita del Comitato Stregico per l'interesse nazionale in economia, d'intesa con il ministro del Tesoro.
«Un giorno dello scorso giugno Giulio Tremonti mi ha detto che occorreva valutare strategicamente il tema degli investimenti stranieri in Italia. L'idea era di evitare di reagire a cose già avvenute, ma elaborare una strategia prima. Quindi è nato un ragionamento tra il ministero degli Esteri e quello dell'Economia su come promuovere gli investimenti utili e prevenire invece quelli pericolosi. Poi c'è stata una discussione anche con il presidente del Consiglio ed è stato creato il Comitato strategico per l'interesse nazionale in economia» ha spiegato Frattini al Messaggero.
Nel frattempo la crisi è precipitata e la questione è diventata ancora più attuale. «Si tratta di andare a dare un'occhiata a questi Fondi sovrani, per distinguere quelli che aderiscono alle regole, al protocollo di Santiago, come nel caso degli Emirati, e quelli che non sottoscrivono quei principi chiave. Insomma una sorta di bollino blu» ha aggiunto il titolare della Farnesina, in riferimento ai 24 principi adottati a Santiago del Cile il mese scorso - su iniziativa degli emiri di Abu Dhabi - dai Sovereign Fund, che hanno messo nero su bianco un codice di condotta volontario, con regole precise e condivise per la loro “governance”.
È però una regolamentazione a cui non tutti i fondi sovrani (quelli catalogati sono una trentina) hanno accettato di adeguarsi per guadagnare il “bollino blu”. «La trasparenza è per noi un punto decisivo - ha fatto notare Frattini - se non ci sono di mezzo scatole cinesi anche il governo riesce a rendersi conto di come stanno le cose. Del resto, nel caso degli Emirati, sono loro stessi a non volere percorsi poco lineari. E' la prima volta che si trovano a trattare con un governo piuttosto che con una merchant bank, e questa è una garanzia anche per loro. Nella stessa linea - secondo il ministro degli Esteri - va l'ingresso libico in Unicredit, anche se in quel caso non si tratta proprio di un Fondo sovrano».
Il cambio di strategia italiano si appoggerà sul lavoro della task force di 12 esperti, che avrà l'obiettivo di favorire l'arrivo di capitali esteri nel sistema economico del Belpaese e allo stesso tempo evitare incursioni ostili. Poi «è chiaro che ci sono settori in cui l'intervento dei Fondi è particolarmente benvenuto» ha osservato Frattini, citando «le infrastrutture, i trasporti e il turismo». «Mentre ad esempio - ha proseguito - nel campo della difesa puntiamo a cooperazioni di tipo industriale, ma non a investimenti nel capitale».

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