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Economia e Finanza

CRISI FINANZIARIA/ Kitson (Cambridge): il mercato non funziona più. Occorre l’intervento dello Stato

Secondo il Professore della prestigiosa università inglese, il mercato ha smesso di funzionare e non può risolvere da sé la situazione. Per questo servirà un intervento statale, anche per una riforma della regolamentazione. VOTA IL SONDAGGIO.

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Professor Kitson, qual è la sua opinione sull’attuale crisi finanziaria negli Stati Uniti: si tratta di una crisi strutturale o congiunturale?

 

L’attuale crisi è dovuta a problemi strutturali dei mercati finanziari, causati da un’eccessiva quantità di prestiti e con troppa leva finanziaria. Negli ultimi vent’anni, i mercati finanziari sono diventati sempre meno regolamentati, consentendo a molte istituzioni finanziarie di perseguire profitti sproporzionati senza un’adeguata cura nella valutazione dei rischi. Quando i debitori hanno cominciato ad avere difficoltà a far fronte ai loro impegni, come nel caso dei mutui subprime negli Usa, i mercati non sono più riusciti ad assolvere a due dei loro compiti primari: dare un prezzo agli attivi finanziari e approvvigionare di liquidità il mercato

Per fronteggiare questa crisi, diversi governi stanno prendendo iniziative che sembrerebbero portare a un maggiore peso dello Stato nell’economia. Secondo lei questi interventi sono l’unica soluzione possibile o vi sono altre strade per risolvere il problema in modo durevole e non solo per ripianare un’emergenza?

L’intervento dello Stato è l’unica via per affrontare la crisi. Il mercato ha smesso di funzionare e non può risolvere da sé la situazione. L’intervento dello Stato è necessario in due aree. In primo luogo nella gestione della crisi, come nel caso del piano americano di salvataggio delle banche. Poi, e più a lungo termine, nello stabilire nuove forme di regolamentazione delle attività finanziarie, per assicurare la stabilità finanziaria ed evitare in futuro concessioni di prestiti in modo eccessivo e irresponsabile.

Molti osservatori segnalano il pericolo che con questi interventi si finisca per assecondare il cosiddetto “moral hazard”, il rischio morale che deriva dalla sicurezza che poi lo Stato interverrà comunque con operazioni di salvataggio. Qual è la sua opinione?

Il moral hazardè una realtà dei mercati finanziari. È senza dubbio un problema, ma non tanto grande quanto il rischio di sistema, per il quale se una banca fallisce trascina con sé molte altre banche, perché i risparmiatori corrono a prelevare i loro depositi. Dovrebbe essere compito delle autorità di controllo valutare attentamente le attività delle aziende finanziarie per limitare il moral hazard e

Mettere in atto procedure per cui se una banca fallisce i costi vanno a carico del mercato finanziario e non dei contribuenti.

Secondo lei, la crisi può essere risolta solo a livello globale o si può agire anche a livello locale?

I mercati finanziari sono ormai completamente globalizzati e la migliore soluzione sarebbe stabilire nuove forme di regolamentazione a livello globale.

Personalmente lei ha il privilegio di un doppio osservatorio, l’università di Cambridge in Gran Bretagna e il MIT di Cambridge in Massachusetts. In questa crisi, quali sono le principali differenze tra gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Europa continentale?

Benché la crisi sia globale come dimensioni, il suo impatto è stato più forte in Usa e in UK, dato che in questi due paesi banche e istituzioni finanziarie hanno assunto rischi maggiori nel gestire i prestiti. Molte banche nell’Europa continentale hanno agito in modo più prudente, rimanendo così meno esposte all’ondata di panico.

Considerando l’ampiezza e la profondità della crisi attuale, molti commentatori si chiedono se non si sia in presenza della fine di un sistema economico, almeno per gli aspetti finanziari, e dell’inizio di un nuovo sistema. Qual è la sua opinione?

La storia ci dice che una crisi finanziaria globale porta con sé cambiamenti nel sistema economico. La Grande Depressione negli anni ‘30 portò a una ridefinizione dell’economia mondiale e alla creazione del sistema basato sugli accordi di Bretton Woods, alla base della generale prosperità degli anni ‘50 e ‘60. Anche la crisi attuale porterà a cambiamenti nell’economia a livello globale, inclusa una regolazione più stringente dei mercati finanziari e una possibile ristrutturazione del sistema finanziario, con interventi anche su istituzioni quali il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

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