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PIANO ANTI-CRISI/ Il Governo pensi a serie riforme, non ad interventi “una tantum”

Per far fronte alla difficile situazione che attraversano le famiglie italiane, l’esecutivo dovrebbe approntare riforme strutturali al sistema del welfare, e non pensare a interventi minimi che sono solo “cerotti” su una grande ferita

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L’Italia non può perdere l’occasione di questa crisi. L’occasione di essere costretti a cambiare, visto che la sola volontà di farlo non ha generato grandi risultati in questi ultimi anni. Adesso la recessione ci può essere d’aiuto. Solo che tutto fa pensare che si sia deciso di resistere anche a questa opportunità.

 

Le misure a sostegno delle famiglie e delle imprese che il Governo sta esaminando e che dovrebbero presto diventare legge ne sono un segnale inequivocabile. Chiedere che vengano devoluti “soldi a chi ne ha bisogno” (centrosinistra e sindacati) è certamente un atto nobile e “pagante” dal punto di vista del consenso, ma da politici alle prese con problemi così giganteschi ci si aspetterebbe qualche indicazione un po’ più globale, un po’ più strategica, un po’ più lungimirante.

 

I “soldi a chi ne ha bisogno” è certamente una mossa giusta e adeguata al momento storico che le famiglie più disagiate stanno vivendo ma, a parte la scarsità di risorse che possono essere messe in campo, non sono che un cerotto appiccicato sopra una lacerazione. E, da quando è scoppiata la crisi, l’Italia sembra che stia cercando di curarla appiccicando un cerotto sopra l’altro invece di prendere misure radicali.

 

Le riforme sono oggi più necessarie che mai, perché solo in un ambiente ripulito dalle scorie del passato le famiglie possono avere fiducia nel futuro dopo che i 40 euro della social card saranno finiti.

 

La prima riforma della quale si dovrebbe cominciare a pensare, è quella del welfare. Agitare lo spettro di una “bomba sociale” a causa di centinaia di migliaia di contratti a termine che non verranno rinnovati non serve a molto se poi, per disinnescarla, si stanziano soldi “una tantum”.

 

Quello che occorre ai precari è un sistema di garanzie alle quali nessuno ha mai voluto mettere mano perché avrebbe significato togliere un po’ di sicurezza a chi ne ha molta per darne un po’ a chi non ne ha per niente. Ma chi ha tanta sicurezza (ferie pagate, indennità di malattia, cassa integrazione, mobilità corta e lunga) è anche chi è rappresentato da partiti e sindacati.

 

I “proprietari” di sicurezza sono la costituency di questo sistema politico-sindacale ed è ovvio che né i primi né i secondi abbiano interesse a intaccare le loro garanzie. Mentre questo è proprio il momento giusto per iniziare a impostare quella flexsecurity immaginata da Marco Biagi il quale era conscio che accanto alla flessibilità occorresse anche un certo grado di sicurezza sociale per non far precipitare i giovani nel girone infernale dell’insicurezza permanente.

 

È triste sorprendersi a sospettare che chi non ha mosso un dito per garantire un minimo di aiuto a chi non ne ha mai avuto siano gli stessi che gliel’hanno sempre negato a favore dei propri iscritti e dei propri elettori. Ed è altrettanto triste notare che chi grida al rischio che la “bomba sociale” esploda tenti poi di passare per vincitore solo perché è riuscito ad appiccicare l’ennesimo cerotto. Non si esce da questa crisi da salvatori sventolando qualche biglietto da 10 euro. Troppo facile.

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COMMENTI
26/11/2008 - il cilclo politico (luciano calia)

è inutile, se gli uomini chiamati a governare questo paese pensano esculsivamente a garantirsi la prossima legislatura, non ci potrà mai essere una svolta a favore dei cittadini.non è difficile intuire che i politici non sono interessati ad altro che a risolvere problemi che riguardano il breve periodo, (quindi a causare problemi di lunga durata)non è nemmeno difficile intuire che i politici sono coscienti di questa cosa...di chi è la colpa?di nessuno, la storia di questo paese e la sua evoluzione culturale hanno portato a tutto ciò.non voglio essere scettico, ma se non si attua una rivoluzione nel sistema politico, non si risolverà mai niente.

 
26/11/2008 - realtà e non reality (Maurizio Petulicchio)

Sabato prossimo gli italiani spero che rispondano alla colletta alimentare: faranno di più per le famiglie bisognose delle social card (l'idea che in Europa abbiamo cercato di rispedire al mittente). il governo faccia quello che è capace di fare sulle riforme, molte non costerebbero tanto. Pagare l'Iva quando l'hai incassata o dare i soldi del 5xmille con una data certa (come i versamenti che lo hanno generato)mi sembra la fine di ingiustizie più che un aiuto. Certo che è meglio prendere meno bastonate nei denti,che di più. Ma si puoi dire che da Berlusconi e Tremonti ci si aspetta di più? (non la salvezza, ma solo qualcosina di più vedi scuola)

 
26/11/2008 - L'inevitabile... (Enrico Dami)

Credo sia ormai inevitabile la fine che ci è stata disegata addosso con così tanta cura e precisione. Un sistema così bloccato, burocraticizzato al punto che, ormai, la follia si è intrufolata addirittura tra le mura domestiche, nell'intimo delle vite e delle scelte private, obbligando sbigottiti proprietari a fare le PRATICHE IN COMUNE per ridipingere casa!!! Figuriamoci se uno stato ormai abituato a farsi gli affari della nostra vita quotidiana farà mai un passo indietro lasciando scoperta qualche eventuale area di propria influeza o potere. Il discorso delle riforme, benchè in preda ad una crisi feroce come questa, penso verrà abilmente aggirato con provvedimenti come descritti nell'articolo. Siamo a un passo dagli effetti di eventi che saranno studiati dai nostri figli sui libri di storia ma sembra che chi ha le redini in mano si guardi bene dal girarsi da questa parte. Aspettiamo e vediamo, non ci rimane altro.