BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PIANO ANTI-CRISI/ 2. La mission di Tremonti: tirar via i quattro “paletti” che frenano l'Italia

La prudenza è un obbligo per il ministro dell'economia il quale, nel correre ai ripari di fronte all'irrompere della recessione mondiale, dovrà tener conto dei parametri di Maastricht e porre attenzione a infrastrutture, apparato amministrativo, regime fiscale e previdenza sociale. Con la speranza che non prevalgano, nell'azione del governo, interessi trasversali e un'opposizione poco attenta alle reali necessità della nazione

ItaliapaloR375_27nov08.jpg (Foto)

La continua volatilità delle borse mondiali dimostra che gli interventi fino ad oggi adottati dai Governi e dalle Banche centrali non sono stati sufficienti a restituire la necessaria fiducia nel sistema bancario. Lo stesso Bini Smaghi, nel recente intervento al Forum internazionale “Economia e Società Aperta”, ha sottolineato che l’impegno assunto dai Governi europei di non far fallire nessuna banca deve essere seguito da un rapido e diffuso programma di ricapitalizzazione delle banche che consenta di salvaguardare le stabilità macroeconomica e finanziaria e rassicuri gli operatori ad investire in azioni e obbligazioni bancarie creando quindi quel circolo virtuoso di fiducia nel mercato con effetti benefici sull’economia reale. Per quel che concerne gli interventi sul sistema bancario del nostro Paese, il Ministro Tremonti sta opportunamente studiando le soluzioni che non incidano sull’entità del debito pubblico, in modo da utilizzare la prevista flessibilità delle regole di Mastricht con estrema prudenza. Questo perché un eventuale sforamento del deficit previsto dalle regole UE, nel caso del nostro Paese, si riverbererebbe su un debito pubblico già sin troppo elevato, compromettendo irrimediabilmente gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici. L’esecutivo sta inoltre lavorando su un ventaglio di misure a sostegno dei cittadini e delle imprese colpite da una crisi che ha oramai coinvolto l’economia reale. Speriamo non si rivelino interventi poco incisivi in ottica di lungo periodo. È vero che per assicurare alla maggioranza di governo unità e stabilità sono necessarie anche misure “di facciata” che evitino frizioni e perdita significativa di consenso, ma è anche vero che in tale fase è assolutamente indispensabile valutare il costo di tali misure anche in termini di sottrazione di risorse al risanamento dei conti pubblici, alla realizzazione di forme di equità sociale e agli investimenti necessari a incidere in modo significativo sulla competitività del nostro Paese. Sul fronte del reddito di impresa, se dovesse essere confermata la parziale deducibilità dell’IRAP dall’IRES e una maggiore deducibilità degli interessi passivi si allenterebbe la pressione fiscale sulle imprese le quali potrebbero utilizzare le risorse così liberate per rendere la struttura patrimoniale meno dipendente dal debito. L’eventuale modifica al sistema di pagamento dell’IVA secondo il criterio di cassa non credo dia grossi benefici alla generalità delle imprese soprattutto se si tiene conto degli investimenti che queste dovrebbero sostenere per adeguare i sistemi informatici. Sarebbe più opportuno concentrare le risorse allo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione i cui debiti nei confronti del sistema delle imprese rendono queste ultime estremamente vulnerabili. La riprogrammazione CIPE e l’avvio di una procedura straordinaria che acceleri la realizzazione delle infrastrutture, libererebbe risorse per 16 miliardi e potrebbe attenuare il deficit infrastrutturale, concausa della perdita di competitività.

Il tasso di crescita dell’economia italiana è infatti sempre più penalizzato da una rivoluzione tecnologica che non ci vede protagonisti, da un pesante deficit infrastrutturale, da una pubblica amministrazione inefficiente e da una struttura del costo del lavoro che hanno determinato una stagnazione della produttività con i correlati riflessi sulla competitività dei prodotti e dei servizi nazionali. Vediamo quali sono i fattori principali che collocano la competitività del Sistema Italia agli ultimi posti delle classifiche internazionali.

Infrastrutture: I progetti e i cantieri aperti relativi ai trasporti su gomma, rotaia e mare mancano di un disegno unitario e di una visione globale che caratterizzi il sistema dei trasporti, anche a causa di interessi locali o particolari che ne rallentano la progettazione e l’esecuzione. Il settore aereo, oltre a risentire delle tensioni legate al forte aumento del prezzo del greggio, subisce le conseguenze della vicenda Alitalia. In tema di ricerca e sviluppo, su cui si giocano le più importanti opportunità di innovazione, la spesa media è costantemente al di sotto della media OCSE e la riduzione dei fondi disponibili non tiene conto di criteri meritocratici che eviterebbero l’ulteriore impoverimento del capitale umano nell’intero sistema. Sul fronte energetico, la forte dipendenza dall’estero richiederebbe una seria politica di investimenti in nuove forme di energia alternativa che dovrebbe coinvolgere la classe imprenditoriale secondo un disegno coordinato con l’intervento del Governo. Apparato amministrativo: la selva incredibile di adempimenti fiscali e burocratici, nonostante il lavoro di semplificazione avviato dai Ministeri competenti, continuano a scoraggiare gli investimenti e tengono lontano gli investitori stranieri.

Regime fiscale: il sistema fiscale scoraggia gli investimenti anche per l’assenza di certezze sui diritti e sui doveri e per una pressione fiscale al servizio di una finanza pubblica inefficiente che sottrae reddito disponibile. Al di la di una progressiva riduzione delle aliquote sul reddito delle persone fisiche, magari prevedendo la cd flat tax con aliquota max del 30% e compensando l’impatto sul gettito con una revisione dell’imposizione indiretta che permetterebbe di attenuare la piaga dell’evasione fiscale, l’attuazione del federalismo fiscale, se ispirata al principio della responsabilità, della sussidiarietà e della solidarietà, potrebbe conferire al sistema forme di razionalizzazione e una maggiore efficienza.

Previdenza e Ammortizzatori sociali: il costo del lavoro e il sistema fiscale risentono di una struttura demografica che impone un immediato adeguamento dell’età pensionistica. Sarebbero altresì opportune politiche fiscali, quali l’introduzione del quoziente familiare, che potrebbero permettere di riequilibrare la struttura demografica del Paese. Una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, quale necessario complemento di un mercato del lavoro flessibile, eviterebbe di tutelare interessi corporativi, conferirebbe al sindacato il giusto ruolo nella tutela degli interessi dei più deboli e inciderebbe positivamente sulla produttività.

Nel complesso, siamo certi che il Presidente del Consiglio e il Ministro Tremonti abbiano le idee chiare su come perseguire tali obiettivi. L’auspicio è che gli interessi trasversali e un'opposizione sempre meno attenta ai reali interessi del Paese non impediscano una loro compiuta realizzazione.

© Riproduzione Riservata.