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Alitalia: Berlusconi apre alla russa Aeroflot. Palazzo Chigi smentisce l’ingresso delle banche

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Dalla Sardegna, dove ha ospitato il suo amico Vladimir Putin, Silvio Berlusconi ritorna sulla questione Alitalia, aprendo di fatto l’ipotesi di un accordo con la russa Aeroflot. La situazione di Alitalia, ha detto il Cavaliere «è ancora molto aperta», ma quando si chiuderà la trattativa con Air France «ci piacerebbe che si desse vita a un grande gruppo internazionale con Alitalia che partecipasse in una posizione di pari dignità». Per questo motivo «abbiamo stabilito con il presidente Putin un tavolo tra rappresentanti delle due compagnie per vedere se si potrà procedere al rafforzamento delle compagnie attraverso una accordo che dia vita a grande gruppo internazionale».
Putin conferma, e aggiunge di aver già parlato con il cda della compagnia russa, che già aveva partecipato all’”asta” per Alitalia lo scorso anno, andata poi a monte: «Sono disposti a riprendere le trattative per Alitalia». Per il presidente russo uscente i punti chiave sono «saldare il debito e far tornare in attivo la compagnia. Penso che si debba parlare di risanamento e non è possibile evitare le trattative con i sindacati». La variante «proposta da Berlusconi per la ripresa dei contatti è accettabile», ha concluso Putin facendo riferimento al tavolo di trattative con Aeroflot.
Quanto al prestito ponte per Alitalia, frutto di un accordo bipartisan tra Pdl e Pd, Berlusconi ha detto che «per ora non è importante, l'intendenza seguirà... Per ora è importante mantenere l'Alitalia una compagnia di bandiera in grado di attirare turisti».
Nelle stesse ore, però, la Commissione Europea, per bocca di Michele Cercone, portavoce del Commissario per i Trasporti Jacques Barrot, fa sapere che «qualunque prestito deve essere fatto secondo il principio dell'investitore privato. Come già sapete l'ultimo aiuto per la ristrutturazione è del 2001 e dunque, secondo il principio “one time last time” fino al 2011 non ce ne possono essere altri». «Bruxelles ha il dovere di vigilare che le regole siano rispettate», ha aggiunto Cercone ricordando che «in caso di versamento di aiuti senza notifica a Bruxelles, le parti terze hanno diritto di adire i tribunali nazionali».
Dunque la soluzione potrebbe essere l’intervento delle banche, di cui si parlava stamattina: 1-1,2 miliardi di euro per sistemare i conti e dare fiato alla compagnia. Ma su questo è arrivata la smentita di Palazzo Chigi: l'ingresso delle banche nel capitale di Alitalia «non è stato oggetto dell'incontro di ieri» Letta-Ermolli.

Ieri, infatti, il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Enrico Letta, Gianni Letta e Bruno Ermolli si erano incontrati a Palazzo Chigi per cercare un intesa bipartisan sulla compagnia aerea italiana. La soluzione Air France resta comunque sul tappeto, anche perché Silvio Berlusconi è sembrato riaprire la porta alla soluzione francese: «Restano in piedi tutte le ipotesi purché l'Alitalia resti compagnia di bandiera e le decisioni vengano prese in Italia».
Per quanto riguarda la famosa cordata italiana, Bruno Ermolli avrebbe già trovato disponibilità da parte di manager del settore e da banche. Ma i diretti interessati chiedono di commissariare Alitalia, tagliare i ponti con Az Servizi (di cui si dovrebbe occupare il governo) e dare ai nuovi soci italiani, con un aumento di capitale un'azienda più leggera e con contratti di lavoro meno onerosi.
Il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede che Air France si faccia sentire: «Evidentemente sta valutando gli sviluppi connessi alla formazione della nuova maggioranza» di governo. Nel sottolineare che il sindacato è favorevole «a discutere con Air France e anche con altri eventuali soggetti», Bonanni illustra le condizioni: «Che ci siano più aerei in volo, che Malpensa sia più considerata e ci sia attenzione ai livelli occupazionali».

(Foto: Imagoeconomica)


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