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Expo 2015: Il rilancio del Made in Italy nella sfida della globalizzazione

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L’aver ottenuto l’Expo 2015 è un grande successo per Milano, la Lombardia, l’Italia intera. È la settima volta che spetterà all’Italia organizzare una esibizione universale internazionale, escludendo le specifiche manifestazioni agricole-orticole e le triennali di Milano.
Con Milano 2015 l’Italia salirà a 7 manifestazioni universali, subito alle spalle degli Stati Uniti, che ne hanno organizzate 11, e della Francia, che ne ha ospitate 9. L’Expo di Milano 2015 ha avuto come precedenti nel nostro Paese Milano stessa (1906), Roma (1953), Napoli (1954), Torino (1955 e 1961) e Genova (1992).
Dagli anni Novanta hanno preso il sopravvento nell’organizzazione delle esibizioni internazionali i Paesi emergenti dell’Est (Bulgaria) e del Sud Europa (la Spagna due volte e una il Portogallo) e più recentemente le nuove economie dinamiche dell’Asia (la Corea due volte, conteggiando già Yeosu 2012, e la Cina, conteggiando già Shanghai 2010): in totale dal 1991 al 2015 sette manifestazioni universali su undici sono state assegnate a nuovi Paesi protagonisti nello scenario globale per la particolare vivacità della crescita delle loro economie. Solo Genova 1992, Hannover 2000 e Aichi 2005 hanno interrotto questo predominio ed ora, appunto, Milano 2015.
Per l’Italia è dunque strategico in un momento di grandi cambiamenti negli equilibri economici e geopolitici mondiali essersi aggiudicata una manifestazione così importante, che sarà una straordinaria vetrina per riaffermare la rilevanza del Made in Italy sui mercati mondiali (all’indomani di due anni record di crescita del nostro export come sono stati il 2006-2007) e l’immagine intera dell’Italia stessa. Questa è la prima ragione per cui dobbiamo rallegrarci.
La seconda è che la vittoria di Milano 2015 su Smirne è stata ottenuta con un efficace gioco di squadra tra tutte le istituzioni e parti politiche coinvolte nel progetto, dal sindaco di Milano al Presidente della Regione al Governo. Un modello da seguire ancora, come ha bene sottolineato Salvatore Carrubba su “Il Sole 24 Ore”, che per un Paese con tanti problemi come l’Italia segna la strada, che non è inciucio ma la convergenza su programmi specifici e determinati.
Il terzo motivo di soddisfazione è per Milano e la Lombardia, per le ricadute locali in termini di investimenti, opportunità di riqualificazione e di rilancio urbanistico e del territorio, di realizzazione o completamento di infrastrutture vitali, di creazione di posti di lavoro, di business per tutti, dai negozi ai ristoranti. Un riconoscimento importante per la Lombardia ed una imperdibile opportunità di ulteriore crescita per una grande regione d’Europa, una delle più sviluppate dal punto di vista economico. Infatti, la Lombardia, coi suoi 10 milioni di abitanti, è popolosa all’incirca come la Svezia o la Baviera e poco di più dell’Austria o del Baden-Wurttenberg e in termini di Pil pro capite a parità di potere di acquisto è più ricca, anche se pochi lo sanno, di tutte queste nazioni e regioni d’Europa. Nel 2007, inoltre, le esportazioni della Lombardia hanno toccato un nuovo record storico a quota 101 miliardi di euro, con una crescita delle proprie vendite all’estero in valore assoluto (+8 miliardi di euro rispetto al 2006) inferiore solo di qualche manciata di milioni a quella dell’intero export francese.
Un quarto motivo di soddisfazione è la bontà della scelta del tema con cui Milano si è aggiudicata l’Expo 2015: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. In passato l’Italia ha tenuto manifestazioni su temi rilevanti come i trasporti (Milano 1906 con il traforo del Sempione protagonista, simbolo di nuovi collegamenti tra il Nord e il Sud dell’Europa), l’agricoltura (Roma 1953, con la Fao appena insediatasi nella capitale due anni prima), la navigazione (Napoli 1954), lo sport (Torino 1955) oppure in occasione di speciali ricorrenze (Torino 1961, il centenario dell’Unità d’Italia; Genova 1992, Cristoforo Colombo e la scoperta dell’America). Il tema dell’alimentazione è una delle grandi sfide del futuro dell’umanità. Coerente è che sia stata l’Italia, Paese di grandi tradizioni enogastronomiche ed universalmente riconosciuto per la qualità e la bontà dei suoi prodotti alimentari, nonché delle sue tecnologie, a porlo al centro dell’attenzione, non solo per gli aspetti riguardanti la promozione del Made in Italy all’estero, ma anche, responsabilmente e con senso di solidarietà, per ciò che riguarda i delicati equilibri mondiali del cibo: per quel miliardo abbondante di abitanti del pianeta che vive ancora con meno di un dollaro al giorno e non ha di che alimentarsi a sufficienza; per gli interrogativi sempre aperti sulle biotecnologie e le loro applicazioni; per i problemi legati alla conservazione delle biodiversità dei prodotti della terra; per le centinaia di milioni di asiatici che sempre più mangiano come noi occidentali e stanno facendo letteralmente esplodere con la loro rapidissima e massiccia domanda incrementale i prezzi mondiali delle materie prime agricole. La grande sfida globale del cibo che ci attende è, in definitiva, quella di un mondo in cui l’intera coltivazione di soia dell’Argentina, terzo produttore mondiale di questa leguminosa che potremmo definire il “petrolio verde”, nel 2015, anno dell’Expo milanese, basterà appena a soddisfare i fabbisogni di una Cina diventata molto più ricca, mentre l’Africa probabilmente sarà ancora molto povera.

(Marco Fortis)



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