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Nucleare, Tremonti: non è un problema tecnico, ma di volontà politica

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«I tempi tecnici sono sempre più corti, sono i tempi politici – per acquisire il consenso, per avere le autorizzazione – che sono rimasti lunghi». Con una frase molto efficace l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in un’intervista a Il Sole 24 ore di ieri indica in maniera netta e inequivocabile dove sta il problema per un rapido e consistente ritorno al nucleare in Italia. Non ci sono problemi tecnici di fattibilità, dovuti al ritardo accumulato.
Come abbiamo letto anche negli approfondimenti già proposti nell’inchiesta sul nucleare lanciata da ilsussidiario.net, si può puntare su varie soluzioni, come il recupero del nucleare di terza generazione, prima di arrivare al nucleare di quarta generazione; oppure si possono sfruttare o creare rapporti di cooperazione internazionale, sul modello del recente e importantissimo accordo franco-britannico, per colmare il gap generatosi a partire dal referendum del 1987. Se ci sono ritardi, dunque, non sono da additare a reali problemi tecnici sulla strada del nucleare. A maggior ragione in un mercato che già, come ricordava Massimo Beccatello, si è mosso in quella direzione. Il problema invece è a livello istituzionale e politico. È lì che si aspetta qualche segnale forte di reale sensibilità nei confronti di una questione che, con l’aggravarsi del fabbisogno energetico, soprattutto per una nazione assolutamente non autosufficiente come l’Italia, sta diventando via via sempre più urgente. Tremonti lancia anche alcune proposte particolari, come joint venture con Paesi dell’altra sponda dell’Adriatico: «loro avrebbero grandi difficoltà tecnologiche a creare le centrali, noi abbiano il know how», e la cooperazione con questi Paesi «i tempi politici e amministrativi sarebbero ridotti». Sono ipotesi da verificare; certo il dato positivo che si registra è che il dibattito, da troppo tempo lasciato in sospeso per dannosi pregiudizi ideologici, ora sta riprendendo in maniera decisa e apprezzabile.
C’è dunque da sperare che, soprattutto alla luce delle sempre più forti difficoltà in campo energetico (si veda ad esempio l’ulteriore aumento delle bollette con cui è iniziato questo mese di aprile), sia arrivato il momento di ritornare con forza alla strada del nucleare. Con questo auspicio, ilsussidiario.net continua la propria inchiesta, offrendo oggi il contributo di Renato Angelo Ricci, secondo cui, nel recupero del nucleare, «l’Italia ce la può fare in cinque anni».



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