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L'emergenza cibo non è più solo un problema dei paesi poveri. Anche Usa e Giappone in cerca di soluzioni

Pubblicazione:lunedì 28 aprile 2008

grano_FN1.jpg (Foto)

La «crisi globale» – Gravi le ripercussioni dell'aumento dei prezzi degli alimentari e del petrolio sull'emergenza cibo. Allo studio del Fmi prestiti a 10 paesi poveri, mentre il Brasile blocca le esportazioni di riso. Preoccupazione da parte dell'Unicef e anche della Coldiretti che parla di speculazioni sul mercato delle materie prime agricole. L'aumento del prezzo del riso preoccupa anche l'Italia primo produttore in Europa con oltre 220 mila ettari di terreno e con circa 1,4 milioni di tonnellate.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, parla di «crisi globale» e chiede misure immediate. Anche il Giappone risente dell'emergenza alimentare. C'è ad esempio carenza di burro vista l'impennata dei prezzi del mangime per le mucche e il taglio delle importazioni di latte provenineti dall'Australia. Problemi anche con l'approvvigionamento di grano che in un anno è aumentato del 130% e che ha costretto Tokyo a erogare un finanziamento straordinario di 55 miliardi di yen (330 milioni di euro). La questione delle importazioni colpisce particolarmente un paese come il Giappone che nel 2006 ha coperto solo per il 39% il fabbisogno interno, scendendo per la prima volta dal 1960 sotto la soglia del 40%. La crisi è avvertita dalla popolazione. Secondo un sondaggio commissionato dal governo l'80% teme «per la scarsità di cibo nel prossimo futuro».

Ipotesi di prestiti del Fmi – All'esame del Fondo monetario internazionale la possibilità di «nuovi prestiti a una decina di paesi tra i più poveri, per lo più africani» tra i quali figurano Mali e Camerun. Ad affermarlo è Masood Ahmed, direttore delle relazioni esterne dell'Fmi. L'emergenza alimentare risente infatti dell'impennata dei prezzi degli alimentari e del petrolio. «Stiamo seguendo l'andamento dei prezzi - ha detto Ahmed - e stiamo lavorando con i paesi più colpiti per trovare le risposte economiche e politiche adeguate in modo da tenere sotto controllo la loro bilancia dei pagamenti». L'Fmi sta infine sollecitando i Paesi produttori di cibo ad evitare «distorsioni sul mercato» imponendo restrizioni.

La situazione in Usa – Sulla piazza del Chicago Board of Trade, quella di riferimento a livello internazionale per le materie prime agricole, il prezzo del riso ha superato i 25 dollari e questo mese è aumentato del 27%. L'emergenza riso si fa sentire negli Usa dove, per fermare gli accaparramenti da parte dei ristoratori, una catena di supermercati del gruppo Wal-mart ha posto il limite di acquisto di quattro confezioni a persona.
Sul Wall Street Journal l'analista Bred Arends ha invece lanciato una provocazione, invitando gli americani a fare incetta di riso, pasta, cereali, scatolami, meglio se acquistati all'ingrosso. «Il cibo opera in un mercato globale. Quando i prezzi salgono in Asia, è questione di giorni: succederà così anche da noi», ha scritto il columnist. Il Wsj riporta il parere di Manu Daftary, manager del fondo Quaker Strategic Growth: «Riempite la dispensa perchè i prezzi saliranno. La gente è cieca, pensa che da noi non possa succedere». L'idea di fondo è che i prezzi dei generi alimentari salgono molto più in fretta di quanto rendono i soldi tenuti in banca: «Sono trend che vediamo da un pò di tempo, ma se sperate che passino, scordatevelo: semmai peggioreranno».



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