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Economia e Finanza

NUCLEARE/ Perché il sì all’atomo è strategico? L’esempio della Francia e il caro petrolio

Parigi sigla un patto per la costruzione di una centrale in Tunisia, mentre l’Opec annuncia che il prezzo del greggio potrebbe arrivare a 200 dollari al barile. Continua la campagna pro nucleare de ilsussidiario.net con l’intervista a FRANCESCO TROIANI (Presidente di Nucleco). All'interno il Dossier sul nucleare

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Due fatti accaduti ieri riportano alla ribalta la questione del nucleare, che ilsussidiario.net ha già affrontato nelle scorse settimane mostrando come la scelta pro-atomo sia necessaria per il nostro paese.
Ancora una volta, infatti, gli altri paesi continuano la loro marcia nell’espansione di questo tipo di energia. Così, dopo l’accordo firmato con la Gran Bretagna, la Francia di Sarkozy ha siglato ieri sera a Tunisi un accordo-quadro di cooperazione in materia di energia nucleare civile. In base al documento, Parigi consegnerà al paese nord africano, nei prossimi 10-15 anni, una centrale per la produzione di energia elettrica.
Conformemente alla regolamentazione internazionale, l'accordo concluso tra i due Paesi deve ancora ottenere il nulla osta della Commissione dell'Unione europea e dell'Agenzia atomica europea Euratom per entrare in vigore. La Tunisia si aggiunge ad altri paesi arabi con cui la Francia ha già stretto accordi "sull'utilizzo e lo sviluppo dell'energia nucleare a fini pacifici": Marocco, Algeria, Libia ed Emirati Arabi Uniti.
Inoltre, sempre ieri il presidente di turno dell’Opec (il cartello dei paesi produttori di petrolio), Chakib Khelil, ha dichiarato di non escludere che il greggio possa arrivare alla spaventosa cifra di 200 dollari al barile, spiegando anche che un aumento della produzione non comporterebbe un ribasso del prezzo. Tutta colpa della debolezza del dollaro: ogni calo del biglietto verde viene infatti sistematicamente seguito da balzi sui contratti futures, che diventano più appetibili per gli investitori non americani, e in generale sono un modo per mettersi al riparo dal fattore cambi. Inoltre, il mercato dell'oro nero riceve ondate di investimenti ritirati dalle Borse, avendo i questi ultimi mesi assicurato rendimenti maggiori e più stabili rispetto all'azionario.
L’opzione nucleare può senz’altro contribuire ad alleviare il peso economico di una dipendenza energetica dal petrolio, che in parte viene anche utilizzato per la produzione di energia elettrica. Tuttavia, una delle obiezioni che si levano contro questo tipo di scelta riguarda il “problema” delle scorie. E proprio su questo abbiamo raccolto l’intervento di Francesco Troiani, esperto del settore.

(Foto: Imagoeconomica)
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