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ALITALIA/ Il governo al lavoro sulla cordata italiana. De Benedetti conferma: non ne farò parte

Continua nel silenzio del segreto professionale l’opera di Bruno Ermolli, consulente di Silvio Berlusconi. Air One resta interessata alla compagnia di bandiera. Vai al Dossier Alitalia

Alitalia-nastro_FN1.jpg (Foto)

«Spero di trovarmi presto di fronte a un vero e credibile piano industriale. Prima non l'ho visto». Questo l’auspicio indicato dal neo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, per la soluzione della questione Alitalia. A suo parere, quella di Air France rappresentava «una idea di rinuncia, di sconfitta».
«Mi auguro - ha affermato Sacconi intervenendo alla trasmissione del programma Economix - che presto si possa affrontare il tema della protezione di eventuali esuberi» in Alitalia.
Quanto alla cordata italiana, «rimango convinto - ha affermato - che nel nostro paese sia possibile riunire energie e volontà». Alitalia, ha concluso Sacconi, «non era e non è un'azienda qualsiasi. È una compagnia di bandiera e gestisce una grandissima economia turistica».

Su una cordata per Alitalia «ci stiamo lavorando», dice il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. «Occorre però trovare anche chi si ne occupi dal punto di vista industriale: possiamo mettere tutti i soldi che vogliamo ma serve un progetto industriale». Il ministro, che ne ha parlato nel corso della registrazione della trasmissione Rai “Telecamere”, ha anche indicato che il Consiglio dei Ministri previsto mercoledì prossimo a Napoli probabilmente non si occuperà di questo tema: «Non penso - ha detto -, ci sono altri argomenti».
«L'impegno è stato preso - ha aggiunto - e credo che una soluzione si trovi: dobbiamo stare con i piedi per terra, dobbiamo trovare una soluzione di ordine economico ma anche industriale, altrimenti si rimanda solo il problema».

Intanto Bruno Ermolli, che ha ricevuto da Berlusconi, già prima delle elezioni, l'incarico di verificare la possibilità di consolidare la cordata italiana, porta avanti il lavoro e, come suo costume da parecchi anni, dribbla con stile i giornalisti. «Sono un consulente tenuto al segreto professionale. Lasciatemi volare sulle ali della musica e dell'armonia» ha detto ai giornalisti a margine di una conferenza al Teatro alla Scala sulle celebrazioni pucciniane. «Avete mai visto una mia dichiarazione?» - ha continuato - «Chi fa il consulente, perché io non ho nessuna veste istituzionale, deve stare zitto e porgere il messaggio a chi ha la veste istituzionale». Il lavoro comunque va avanti e Ermolli ha raggiunto ieri Palazzo Chigi insieme a Luigi Grillo, presidente della commissione speciale per l'esame dei disegni legge di conversione dei decreti legge di palazzo Madama.

«Non è un mistero che noi siamo interessati ad Alitalia»: così Giovanni Malagò, componente del Cda di Air One, conferma che il gruppo ha avuto contatti con il consulente di Silvio Berlusconi, Bruno Ermolli.
«Air One era interessata - ha detto Malagò a margine di un convegno organizzato da Formiche e Lottomatica con la partecipazione del ministro dell' Economia Giulio Tremonti e l'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema - prima della trattativa con Air France, è rimasta durante la trattativa e lo é ancora. Riconosciamo il ruolo istituzionale di Ermolli che gli è stato conferito dal presidente del Consiglio. È chiaro che siamo interessati agli sviluppi»

Ma per un soggetto che accetta a partecipare alla cordata, eccone uno che rinuncia.
Management & Capitali non entrerà nella eventuale cordata italiana per rilevare Alitalia. Lo ha detto il presidente della società di investimenti Carlo De Benedetti, durante l'assemblea degli azionisti, rispondendo a un socio: «No, la mia risposta è no». L'ingegnere ha poi ricordato la precedente gara lanciata dal ministero del Tesoro per rilevare la compagnia di bandiera alla quale M&C aveva partecipato. «Sarebbe stato un grosso impegno per la nostra società - ha spiegato -, abbiamo esaminato con attenzione e deciso per primi di ritirarci dalla gara. Lo dico con soddisfazione».
De Benedetti ha poi spiegato che «non c'erano le condizioni, visti i paletti fissati dal governo, per affrontare questa situazione».

(Foto: Imagoeconomica)
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