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NUCLEARE/ Quali vantaggi concreti per i cittadini?

Continua la campagna de ilsussidiario.net a favore del nucleare. Abbiamo raccolto gli interventi di FULVIO CONTI, Amministratore delegato di Enel, che ha già costruito centrali all'estero, CHICCO TESTA, Presidente di Rete Metropolitana di Roma, autore del libro Tornare al nucleare? e l'analisi di SILVIO BOSETTI, Direttore generale della Fondazione Energy Lab. All'interno i precedenti interventi raccolti nel Dossier Nucleare

Nucleare_mondo_FN1.jpg (Foto)

In Italia l’energia elettrica costa ai consumatori finali mediamente tra il 20 ed il 30% in più che in altri paesi europei. La situazione si aggrava con l’andamento del prezzo del “barile” per la forte dipendenza della generazione dalle centrali a gas naturale il cui prezzo è strettamente legato ed indicizzato con il prezzo del petrolio. La liberalizzazione del mercato, introducendo la competizione, probabilmente ha attenuato l’ulteriore aumento delle tariffe, ma non ha certo portato i benefici attesi dai consumatori. Non è quindi solo un problema di mercato, ma anche di infrastrutture, di oneri di sistema e in generale di “policy” energetica.


Alla componente economica vanno aggiunti due elementi decisivi per una disamina del tema energia: quello dell’impatto sull’ambiente e sul territorio e, non trascurabile, della dipendenza dall’estero per la sicurezza e continuità degli approvvigionamenti della materia prima. Certamente non si può dimenticare che occorre poi una educazione all’uso razionale ed equilibrato dell’energia, attuando forma innovative e stabili di risparmio.
Urge una diversificazione delle fonti, una politica energetica rinnovata. In questo scenario si riparla di un ritorno all’energia elettronucleare ed alle tecnologie del cosiddetto carbone pulito.
Del tema energetico in senso lato, parla ampiamente e concretamente l’Amministratore delegato dell’ENEL: l’intervista a Fulvio Conti traccia spunti interessanti sulla situazione della generazione di energia elettrica nel nostro Paese e sulla definizione delle priorità per l’agenda energetica. Significativo l’impegno annunciato per il settore delle fonti rinnovabili (6,8 miliardi), «soprattutto l’eolico».
Conti propone da questa intervista un passaggio, auspicato, per lo sviluppo e l’innovazione della tecnologia. Un auspicio condiviso e atteso visto le dimensioni di ENEL.


Enel è infatti una impresa ben nota nelle sue funzioni e specificità: la più grande azienda elettrica d’Italia e la seconda utility d’Europa per capacità installata. Enel produce e vende elettricità e gas in tutta Europa, Nord America e America Latina. A seguito dell’acquisizione della compagnia elettrica spagnola Endesa, Enel è ora presente in 21 paesi, con una potenza di circa 80,000 MW e serve 50 milioni di clienti nell’elettricità e nel gas.
Quotata dal 1999 alla Borsa di Milano, Enel è la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,7 milioni tra retail e istituzionali. Il ministero dell’Economia detiene direttamente il 21,1% del capitale e indirettamente un ulteriore 10,1% attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Il capitale flottante in Borsa è pari a circa 68,8%. Tra gli azionisti dell’Enel figurano i maggiori fondi di investimento internazionali, compagnie di assicurazione, fondi pensione e fondi etici, oltre che milioni di piccoli risparmiatori.
Enel è anche il secondo distributore di gas naturale in Italia, con oltre 2,3 milioni di clienti e una quota di mercato del 12% circa. Lavorano in Enel poco meno di 60 mila dipendenti. Nel 2006 Enel ha prodotto ricavi per 38,5 miliardi di euro, mentre l’utile netto è stato di 3 miliardi di euro.
Recentemente è entrata nelle case degli italiani, per prima al mondo, con la sostituzione a tutti i suoi clienti dei tradizionali contatori elettromeccanici con contatori elettronici, che consentono la lettura dei consumi in tempo reale e la gestione a distanza dei contratti.


Lo scorso anno ha varato un piano di investimenti per 4,1 miliardi entro il 2011 per un’ulteriore crescita nella produzione elettrica, nelle fonti rinnovabili e per lo sviluppo di nuove tecnologie amiche dell’ambiente. Un piano per combattere il cambiamento climatico con ben pochi paragoni al mondo per dimensioni e qualità.
Enel, dopo una storia di 40 anni nei confini nazionali, è impegnata nella crescita internazionale ed è presente in Europa (Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Romania, Slovacchia e Spagna), in Nord America (Canada e Stati Uniti) e America Latina (Brasile, Cile, Costa Rica, El Salvador, Guatemala e Panama). Attraverso Endesa, la presenza di Enel si estende anche in Argentina, Colombia, Marocco, Perù e Portogallo.
Conti e Testa affrontano anche il tema del “rinascimento nucleare”. Conti in particolare conferma che «se il Parlamento ed il Governo decideranno di tornare al nucleare, l’ENEL si farà trovare pronta». Ma entrambi chiedono alla politica «un’assunzione di responsabilità», identificando nella necessità di un’azione legislativa e di una revisione dell’iter e delle strutture autorizzative le priorità da risolvere. Il problema delle competenze e quello tecnologico non sono giudicati critici. Mentre lo sono, secondo Testa, la frammentazione politica che si è spesso registrata su questi temi e la mancanza di un adeguato livello di accettabilità sociale nei territori verso le grandi o piccole infrastrutture.


Testa si inserisce nella ormai lunga lista di ambientalisti storici che negli anni recenti hanno fatto “outing” pro-nucleare. Come James Lovelock, il padre della Teoria di Gaia, che con il suo articolo Nuclear power is the only green solution, pubblicato su The Independent il 24 maggio del 2004, diede il via alle clamorose “conversioni” sulla via dell’atomo, al quale si aggiunse Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace, con il suo Going Nuclear – A Green Makes the Case sul Washington Post il 16 aprile 2006.
Ma come assumersi le proprie responsabilità, ai vari livelli? Quali passi concreti è necessario percorrere per levare l’opzione nucleare dallo stato di pura ipotesi giornalistica e farla diventare una reale possibilità per l’industria, la ricerca, gli italiani? I contributi di Conti e Testa hanno aperto la questione, diagnosticando i mali. Ai successivi interventi sul Sussidiario il compito di indicare le possibili cure. 

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COMMENTI
28/05/2008 - Risposta: costi dell'uranio. (Lindo Caprino)

Vorrei rispondere anch'io alla domanda (un po' maliziosetta, se mi permette) di Cerfogli: "Non è meglio per l'Enel acquistare centrali nucleari in Russia (così sono lontane...e si aggiusteranno i russi, che non patiscono l'inquinamento) e poi importare solo l'energia?" Per proseguire su questo tipo di ragionamento, mi sembra che sarebbe molto meglio acquistare centrali a gas od a carbone in Russia od in qualsiasi altro Paese, per non avere l'inquinamento e solo l'energia! In Francia ci sono decine di centrali nucleari; eppure non mi sembra che sia un Paese desertico! Come fanno a viverci a contatto i francesi? Ci vivono semplicemente perchè le centrali nucleari non inquinano per nulla durante il loro funzionamento. Qualche problema lo dà lo smaltimento delle scorie; ma se tutti i Paesi continuano a costruire centrali nucleari (compresi quelli che esportano idrocarburi) vuol dire che la soluzione si trova. Ritengo, come afferma Chicco Testa, che sia molto più pericoloso girare in motorino per Roma nelle ore di punta, che non abitare nelle vicinanze di una centrale nucleare moderna.

 
22/05/2008 - Risposta: costi dell'uranio (Andrea Trianni)

Al fine di confrontare in modo coerente le diverse tecnologie di generazione di energia elettrica è fondamentale calcolare il costo di produzione (per il quale, come già detto, il peso dell'uranio nel nucleare è sicuramente minore del peso del combustibile nel caso di gas). Tuttavia non è sufficiente: esistono una molteplicità di altri fattori che ricoprono una notevole importanza per l'investitore, alcuni direttamente monetizzabili, altri non monetizzabili; tra i primi vi sono sicuramente i costi esterni di generazione di energia, ad esempio i costi per il contenimento delle emissioni di gas serra. In base alle recenti considerazioni svolte da un organismo internazionale universalmente riconosciuto (IAEA), i costi esterni per la tecnologia nucleare sono irrilevanti (il nucleare è ad emissione zero), mentre per le altre tecnologie di baseload (carbone e gas) non sono affatto trascurabili (+100% e +30% rispettivamente). Oltre ai costi, bisogna considerare un altro fattore rilevante: il protocollo di Kyoto per la riduzione di emissione di gas serra. Stime recenti fornite dal WEC (World Energy Council) prevedono che, per ottemperare tale protocollo, l'unica via realisticamente perseguibile è una triplicazione dell'energia nucleare entro il 2050. per maggiori approfondimenti consiglio la lettura di recenti studi: http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/Pub1304_web.pdf http://world-nuclear.org/info/inf02.html

 
20/05/2008 - Risposta: costi dell'uranio (paola garrone)

Il costo dell'energia elettrica prodotta con il nucleare e' ovviamente influenzato dal prezzo (disponibilita') dell'uranio, ma per almeno due ragioni si puo' dire che questo non e' un problema grave. (1) Il prezzo dell'uranio e' relativamente alto perche' la ricerca di nuovi giacimenti di uranio si era sostanzialemnte arrestata negli ultimi 30 anni; solo ora sta riprendendo e sono stati individuati nuovi, ampi e "buoni" giacimenti (Canada, Asia centrale, ...). Un'espansione dell'offerta e' premessa per una riduzione dei prezzi. 2) Detto questo, nel costo di produzione dell'energia elettrica il combustibile pesa il 10-12% nel nucleare; nell'alternativa dominante, il gas, piu' di 3 volte tanto. Quindi anche un aumento nel prezzo dell'uranio avrebbe effetti assai meno preoccupanti dell'aumento del prezzo gas. Su questo e su altre domande tipiche a riguardo del nucleare consiglio la lettura di una audizione parlamentare UK: http://www.publications.parliament.uk/pa/cm200506/cmselect/cmtrdind/1122/6051602.htm

 
20/05/2008 - costi dell'uranio (davide cerfogli)

Mi è giunta voce da un professore universitario di Bologna che ho incontrato per lavoro e si occupa di energie rinnovabili che l'uranio negli ultimi 10 anni è aumentato moltissimo di prezzo e che 1/3 dell'uranio consumato viene dallo smatellamento di testate nucleari. Si prevedono quindi aumenti di costi notevoli. Conviene investirci comunque? Se io investo oggi è vero che produrrò energia tra 10 anni? Perchè l'Enel non compra centrali in Russia e poi porta l'energia qua? Se l'inquinamento lo lasciamo là non è forse meglio visto che è un paese molto meno popolato del nostro? Davide Cerfogli