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ALITALIA/ Il decreto sul prestito-ponte passa al Senato. Ermolli va avanti sulla cordata

Pubblicazione:giovedì 22 maggio 2008

Alitalia-persone_FN1.jpg (Foto)

Il decreto legge sul prestito ponte per Alitalia incassa il primo via libera dal Parlamento, mentre il governo punta a utilizzarlo "temporaneamente" per rimpinguare il patrimonio della compagnia, in modo da evitare l'approdo dei libri in Tribunale. Ieri il Senato ha approvato, con l'ok di tutti i gruppi ad eccezione dei tre rappresentanti dei radicali, il provvedimento che eroga 300 milioni alla compagnia di bandiera. Ora il testo passa all'esame della Camera.
Intanto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti ha annunciato un provvedimento che prevede «la possibilità di utilizzare il prestito ponte non solo come debito, ma anche come patrimonio netto» deciso dal consiglio dei ministri di ieri. In sostanza «un utilizzo temporaneo del prestito ponte ai fini del patrimonio per evitare che il collegio sindacale ponga la questione». Una questione che potrebbe essere relativa all'esiguità del patrimonio netto che, a fine marzo, ammontava a 96 milioni di euro a fronte di perdite nel trimestre per 215 milioni.

La manovra, pur non sgombrando il campo dalla necessità di una urgente ricapitalizzazione consentirebbe tuttavia di avere più tempo per trovare una soluzione sul fronte della privatizzazione alla quale sta continuando a lavorare il consulente del premier, Bruno Ermolli. E proprio in questa ottica, come ha spiegato il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, si inquadra il prestito ponte. «La privatizzazione di Alitalia - ha detto Vegas - è lo strumento per risolvere» la crisi della compagnia. Vegas ha negato che il prestito possa configurarsi come aiuto di Stato: «In realtà è una mera anticipazione finanziaria reversibile, con caratteristiche di mercato che non distorce il mercato, si limita a dare aiuto temporaneo e verrà coperta entro l'anno».

L'attesa si sposta ora su lunedì prossimo quando si terrà il consiglio di amministrazione che dovrà approvare i conti del 2007. Conti sui quali, stando a indiscrezioni di stampa, pende la minaccia della mancata certificazione da parte di Deloitte. Possibile infine che il board provveda al suo reintegro dopo le dimissioni di Maurizio Prato il 2 aprile e di Gabriele Sabatini il 14 maggio.

(Foto: Imagoeconomica)


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