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Bernhard Scholz (CdO): «A Milano il polo della formazione»

Pubblicazione:domenica 4 maggio 2008

Bernhard_Sholz_FN1.jpg (Foto)

ilsussidiario.net riprende l'intervista rilasciata oggi a Il Sole 24 Ore dal neo-presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz che all'inizio del suo mandato focalizza le nuove sfide e l'impegno dell'associazione.

«La formazione costituisce uno degli asset principali su cui vogliamo muoverci. Senza di essa, le piccole e medie imprese non possono attivare quel processo evolutivo che conduce all’irrobustimento patrimoniale, al miglioramento del loro posizionamento di mercato e, magari, ad alleanze e fusioni che le aiutino a crescere come dimensioni»

Il tedesco Bernhard Scholz, 51 anni, è il nuovo presidente della Compagnia delle Opere, associazione a cui fanno riferimento quasi 35mila piccole e medie imprese e più di un migliaio di organizzazioni non profit, per un totale dimezzo milione di occupati. Scholz, una moglie milanese e tre figli, ha appena preso il posto di Raffaello Vignali, eletto alle ultime elezioni politiche alla Camera nelle liste del Popolo delle libertà.

Presidente Scholz, il suo predecessore, Vignali, nei cinque anni di mandato ha spinto molto sul tema dell’innovazione. Per quale ragione lei invece attribuisce tanta centralità alla formazione?
Innovazione e formazione si integrano a vicenda. L’Italia è piena di creatività imprenditoriale. Bisogna migliorare i modelli
organizzativi delle aziende. Un miglioramento culturale che, peraltro, abbiamo iniziato a impostare con i nostri associati fin dal 2003, attraverso la Scuola di impresa della Fondazione per la Sussidiarietà, con cui abbiamo organizzato in giro per l’Italia un centinaio di seminari, a ciascuno dei quali hanno partecipato in media fra i 20 e i 30 imprenditori.

Su questo fronte, avete in mente delle novità?
Vorremmo creare a Milano un centro specificatamente dedicato alla formazione, che possa coordinare le iniziative sparse per tutto il Paese, che restano fondamentali. E, sempre sotto questo profilo, abbiamo acceso una collaborazione con la facoltà di Economia dell’Università Cattolica. L’obiettivo è, partendo dai casi virtuosi a cui in questi anni abbiamo assistito, trovare i fattori comuni per capire le dinamiche di successo. Fattori comuni su cui, poi, premeremo nelle nostre attività formative quotidiane.

La Cdo, che nasce nell’ambito di Comunione e Liberazione, negli ultimi anni ha visto l’ingresso di molte imprese laiche. Quale rapporto intendete avere con la vostra “casa madre”?
Noi siamo nati - e così viviamo tuttora - dal carisma di Don Luigi Giussani. Un carisma che valorizza tutto l’umano. Il nostro criterio ideale nasce da lì, e da una fiducia nell’uomo e nelle sue capacità. E, quindi, per noi non c’è soluzione di continuità fra il bene della singola persona, il bene dell’azienda e il bene comune. Le persone che ci incontrano, anche se non appartengono a Comunione e Liberazione, sono di solito affascinate da questo carisma e da questa visione del mondo, che restano il nucleo vitale della Compagnia delle Opere. Crediamo nella creatività dell’uomo e, quindi, appoggiamo chiunque crei le condizioni perchè essa si esplichi.

Il Paese, alle urne, ha scelto il centrodestra. Quale rapporto avete intenzione di instaurare con il Governo?
Siamo ottimisti che il prossimo Governo agisca a favore della sussidiarietà e della libertà di impresa. Inoltre, siamo a favore del dialogo con tutte le forze politiche che si muovano per la realizzazione di questi valori e di altre istanze, che sono essenziali per il cambiamento della società e dell’economia italiana: un Welfare-mix in cui l’azione pubblica è unita all’impegno dei privati nel sociale, la deburocratizzazione e l’alleggerimento dell’enorme peso fiscale sulle imprese profit e non profit.

Quali mercati intendete aggredire nei prossimi anni?
Non abbiamo una strategia di espansione territoriale. Dovunque possibile proponiamo la nostra associazione. Guardiamo peraltro con attenzione al Sud. Spesso scopriamo che il primo servizio che ci viene riconosciuto è quello dell’ascolto: molti imprenditori, soprattutto nel Mezzogiorno, vivono una condizione di solitudine nell’esperienza professionale per cui avere qualcuno che ti ascolti è per loro un’esperienza sorprendente.

E sotto il profilo dei settori?
Oltre alla formazione e agli altri servizi, il focus rimarrà sempre sull’innovazione: anche in questo caso, vorremmo rafforzare il metodo. Per questo intendiamo favorire partnership con università che possano aiutare i nostri piccoli e medi imprenditori a portare sul mercato la loro fantasia e le loro spinte creative.
In tutte queste nostre iniziative avrà sempre una priorità assoluta il sostegno all’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro e la loro crescita professionale, senza trascurare la delicata questione del passaggio generazionale.

(Intervista di Paolo Bricco © Il Sole 24 Ore)



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