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La svolta «verde» dei petrolieri Rockefeller

Pubblicazione:lunedì 5 maggio 2008

Petrolio-estrazione_FN1.jpg (Foto)

La svolta ambientalista di ExxonMobil
Il fondatore della dinastia, John D. Rockefeller, diventato miliardario con la sua Standard Oil fondata nel 1870, aveva per primo fatto capire a tutti che il petrolio sarebbe diventato il «padrone del mondo» tra le risorse naturali. È passato un secolo e mezzo: Standard Oil è diventata ExxonMobil, la società petrolifera con la maggior capitalizzazione di Borsa al mondo, e il petrolio domina effettivamente il pianeta, ma sta anche contribuendo al suo surriscaldamento. E i pronipoti dell’uomo che è sinonimo stesso della ricchezza americana hanno lanciato una svolta ambientalista. Già negli scorsi giorni, esponenti della famiglia Rockefeller avevano chiesto un cambio nella governance della società e nelle strategie della società, richiesta ribadita in una conferenza stampa mercoledì a New York. In questa occasione, una larga parte dei circa 300 membri della famiglia Rockefeller, che controllano una fetta di ExxonMobil, hanno chiesto pubblicamente al colosso mondiale del petrolio di tagliare le proprie emissioni di gas serra e investire di più sulle energie alternative.

Campagna tra gli azionisti per imporre una «svolta verde»
I Rockefeller hanno ingaggiato una grossa società di pubbliche relazioni per lanciare una campagna tra gli azionisti di Exxon e mettere sotto pressione l’attuale dirigenza della società per imporre una «svolta verde». Tra i più attivi protagonisti dell’iniziativa c’è Neva Rockefeller Goodwin, una bisnipote del fondatore che è vicepresidente del Rockefeller Brothers Fund, il braccio filantropico della famiglia. Un altro bisnipote, Peter O’Neill, ha messo in piedi un comitato di rappresentanti dell’azionariato dei Rockefeller, che sta dando vita a incontri con lo stato maggiore della Exxon per convincerlo a una riforma della governance: in pratica, gli eredi del fondatore della dinastia vogliono che i ruoli di presidente e amministratore delegato vengano separati.

I grandi gruppi petroliferi sono impegnati in ripensamenti strategici
Iniziative del genere non sono nuove all’interno dei grandi gruppi petroliferi, tutti alle prese con interrogativi su cosa fare per fronteggiare le pressioni planetarie dirette a frenare il riscaldamento globale. Messi sul banco degli imputati da crociati ambientalisti potenti come l’ex vicepresidente americano Al Gore, e malvisti dall’opinione pubblica per i costi crescenti della benzina che vendono, le multinazionali del greggio sono impegnate in profondi ripensamenti strategici. Ma in nessun gruppo si era fino a ora levata una voce potente e significativa come quella dei Rockefeller. Le conseguenze potrebbero farsi sentire in altre grandi istituzioni americane, dove ancora contano le vecchie dinastie, come la Ford Foundation o i vertici dell’università di Harvard, nella cui lista di benefattori appaiono anche i Rockefeller.

Lotte interne di potere ma anche attenzione all'ambiente
Dietro la loro svolta verde ci sono considerazioni di vario genere. La mossa ha a che fare con una lotta di potere interna a ExxonMobil: dividendo il ruolo di presidente da quello di amministratore delegato, i Rockefeller contano di indebolire Rex Tillerson, che oggi riunisce le due cariche, e di guadagnare quindi più peso. Secondo gli osservatori, però, c’è anche una sincera convinzione che non sia più possibile gestire un colosso energetico senza tener conto degli aspetti ambientali e degli studi sul riscaldamento globale. Exxon, secondo Neva Rockefeller Goodwin, sta traendo vantaggio nell’immediato da investimenti fatti e decisioni prese molti anni fa, senza considerare che lo scenario mondiale del settore energetico è in continuo e rapido cambiamento. Sarebbe invece bene che Exxon si ricollegasse alla visione lungimirante del bisnonno fondatore: «Il cherosene era l’energia alternativa di quel tempo e lui si rese conto che poteva sostituire l’olio di balena. Parte del genio di John D. Rockefeller fu di riconoscere subito il bisogno e l’opportunità di passare a un combustibile migliore, meno caro e più pulito». Un forte richiamo all’attuale management di ExxonMobil, fino ad ora tra le petrolifere più lente, se non la più lenta, a prendere iniziative sul fronte delle energie alternative. I Rockefeller «verdi» cercano ora di invertire radicalmente la rotta.

(Foto: Imagoeconomica)


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