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Economia e Finanza

Alitalia: le fondazioni bancarie pronte a entrare nella cordata

Guzzetti prima di accettare vuole vedere un progetto serio. Bruno Ermolli continua a portare avanti l'incarico affidatogli dal premier in pectore, Silvio Berlusconi. Leggi il DOSSIER ALITALIA

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L'avventura Alitalia prosegue. Bruno Ermolli, superconsulente incaricato dal premier in pector Silvio Berlusconi, sta portando avanti il progetto della cordata di investitori italiani per salvare la compagnia. Mantiene molta riservatezza sulla questione, spegnendo le curiosità dei giornalisti che lo incalzano. «Ci sto lavorando ancora - afferma Ermolli -, il presidente Silvio Berlusconi vuole che io vada avanti a lavorarci», e aggiunge «questa è la mia unica risposta perché sono tenuto al segreto professionale».
Non sembra lontana comunque la formazione di un nucleo forte di investitori italiani che "lavorino" sul futuro di Alitalia, tanto più che a prendere in considerazione l'ipotesi di partecipare alla cordata, non sono solo le banche, le assicurazioni e i singoli imprenditori bensì anche le fondazioni bancarie. L'atteggiamento è quello di una prudenza generale sia sul piano decisionale che su quello delle dichiarazioni pubbliche. «Se ci sono progetti industriali le valutazioni che le fondazioni potranno fare saranno basate su rischio e redditività dell'investimento - afferma Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e Acri, l'associazione di casse di risparmio e fondazioni bancarie - ma chiedere oggi se diremo si o no è prematuro, bisogna aspettare un progetto». Perchè il progetto sia realizzato solidamente occorre trovare un partner forte che sia il perno dell'intera architettura, e una soluzione per arrivare ad una due diligence, come una nuova gara per la privatizzazione o quantomeno un nuovo mandato dell'azionista al cda perché i vertici della compagnia possano tornare a sondare l'interesse di potenziali partner disponibili ad acquisire la quota di controllo oggi in mano al Tesoro, e aprire una data room ai candidati.
Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la soluzione è in «un'impresa capace di governare con alle spalle le banche e un'alleanza internazionale». Guarda con interesse anche all'idea «poi non così balzana» di Silvio Berlusconi: vendere Alitalia alle Ferrovie. In un'ottica di sviluppo del sistema ferroviario, per cui tra non molto i treni ad alta velocità potranno fare concorrenza ai voli nazionali, Bonanni pensa che «una gestione comune è del tutto auspicabile in un sistema moderno di efficienza dei trasporti».
In queste ore si attende l'insediamento del nuovo governo perchè il  prossimo ministro dell'Economia, da azionista, possa riaprire il dossier privatizzazioni e muovere i primi passi. 
È attesa anche per  i vertici di Alitalia, il cui cda si riunirà oggi per discutere intorno al prestito del governo di 300 milioni di euro, finanziamento su cui Bruxelles può ancora esprimere la sua bocciatura. Intanto anche nei piani bassi si lavora. Vanno avanti infatti le iniziative spontanee dei dipendenti di Alitalia: Gianluca Morale, lo steward noto per lo sciopero della fame durante le trattative con Air France, continua a promuovere l'idea di una "cordata dei dipendenti", un'associazione di piccoli azionisti per partecipare alla vita della società. «Continuiamo a lavorare» afferma Morale in un comunicato, accennando al coinvolgimento di uno studio legale e «all'ipotesi di applicazione dell'articolo 43 della Costituzione», caso limite che, per società di particolare interesse pubblico, prevede anche l'esproprio per legge per trasferirle a comunità di lavoratori o di utenti.

(Foto: Imagoeconomica)
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