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La crisi dei mutui e le quotazioni del dollaro non danno tregua all'economia Usa

Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha chiesto nuovi interventi per sostenere il mercato immobiliare. La debolezza del dollaro e il calo dei consumi continuano a frenare la crescita. Leggi l’approfondimento di EMILIO COLOMBO (Docente di Economia internazionale all’Università di Milano-Bicocca)

Dollaro-nella-morsa_FN1.jpg (Foto)

Un monito. Potrebbero suonare così le parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha rilevato come la situazione dei mutui inciderà ancora sulla crescita economica americana e sul mercato immobiliare. Il presidente della Fed, infatti, sembra aver messo in guardia il congresso Usa dai problemi che possono venire all’economia americana in caso di gravi insolvenze nei pagamenti dei crediti ipotecari dovuti alla crisi dei mutui.
Parlando alla Scuola superiore di commercio della Columbia University, a New York, ha affermato che «molti americani pagano i propri mutui in tempo e non corrono rischi. Ma il numero dei pignoramenti sta aumentando con possibili effetti sul mercato immobiliare, su quello finanziario e sull'economia. Quindi fare quello che possiamo per evitare pignoramenti è nell'interesse di tutti». «Servono più sforzi da parte del governo e delle istituzioni per evitare pignoramenti», ha detto Bernanke, soffermandosi su un ruolo più decisivo di Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi del credito immobiliare a garanzia pubblica. Essi dovrebbero, questo l’invito del presidente della Fed, rafforzare il proprio capitale così da aiutare il mercato. Le parole di Bernanke provano ancora una volta come le difficoltà del mercato immobiliare siano legate a doppia mandata con la crisi del sistema economico americano nel suo complesso. Tanto da far dire settimana scorsa al direttore del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che i buoni dati sull'economia statunitense, diffusi negli ultimi giorni, non erano altro che «un fuoco di paglia».
Un’economia, dunque, che continua a mostrarsi debole e che risente particolarmente del calo dei consumi. La crescita di appena lo 0,6% nei primi tre mesi dell’anno, infatti, riflette bene le difficoltà che pregiudicano la fiducia dei consumatori americani, presi tra caro-prezzi, deterioramento del mercato del lavoro e difficoltà del mercato immobiliare. Le esportazioni spinte dal dollaro debole e l'aumento delle scorte sono gli unici due fattori che hanno consentito al Pil di mantenersi sopra lo zero.
Non resta, alla Fed, che proseguire sulla strada intrapresa, allentando cioè le condizioni monetarie per sostenere la liquidità dei mercati, cercando speranzosamente - ma sulle stime e le modalità del protrarsi della crisi gli esperti si dividono - di uscire dalle sacche della recessione.

(Foto: Imagoeconomica)
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