BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

INDAGINE/ Tante le difficoltà, ma l'export mantiene a galla le imprese italiane

Il Rapporto Unioncamere 2008 evidenzia il brutto momento per l'economia: inflazione in crescita, stagnazione per consumi e investimenti, basse retribuzioni. Ma abbiamo una carte da giocare: l'export del made in Italy. Leggi l'approfondimento di GIOVANNI MARSEGUERRA (Professore di Economia Politica all'Università Cattolica di Milano)

Made_in_Italy_FN1.jpg(Foto)

Stando a quanto riferisce il rapporto Unioncamere 2008 vi sarà una crescita del Pil italiano dello 0,5% «con un preoccupante +0,1% al Sud» e questo divario Nord-Sud non si colmerà nel breve periodo. «Il gap - si legge nel rapporto - è rimasto praticamente inalterato negli ultimi sette anni e anzi é peggiorato se ci si concentra sulle sole infrastrutture economiche». A lanciare l'allarme Sud è l'associazione delle Camere di Commercio a causa sia dello stato delle imprese, di cui solo il 24,7% ha visto crescere il propio fatturato nel 2007, sia di quello delle famiglie, il cui reddito medio nel 2005 era di 23 mila euro contro i 30 mila del Centro-Nord. Niente balzi in avanti, nessun cambiamento significativo: il Nord semplicemente "tiene", il Sud frena.

Situazione non molto confortante se si considera che a livello nazionale, sempre secondo i dati di Unioncamere, vi sarà una "gelata", ovvero un periodo di stagnazione dei consumi (+0,9%) e degli investimenti (+0,8%) in corrispondenza ad una crescita dell'inflazione (3%) e «ad un pericoloso appiattimento delle retribuzioni»: considerando i salari delle professioni non qualificate, dei conduttori di impianti, degli operai specializzati, degli impiegati e delle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, si aggirano tutte «all'incirca tra i 21 e i 23 mila euro». L'associazione delle Camere di Commercio sostiene che questo è «il sintomo più evidente della scarsa attenzione al merito che caratterizza il mercato del lavoro italiano» e, afferma il presidente Andrea Mondello, «segnala un paese disattento al valore dello studio e delle competenze, che rischia di mortificare le migliori risorse su cui può contare per rilanciarsi».

Di fronte a consumi e a investimenti pressoché stagnanti, le imprese italiane più forti e resistenti alla selezione naturale dell'era della globalizzazione, hanno imparato a guardare ai mercati internazionali, mantenendo a galla l'intero sistema economico. E' stimato che quest'anno non vi sarà nessun cambiamento nel mondo delll'imprenditoria italiana rispetto al 2007, l'anno del record delle cessazioni (oltre 390 mila) soprattutto di piccole e piccolissime imprese, con il saldo tra natalità e mortalità più basso degli ultimi cinque anni (45.816). E' quindi l'export l'ancora di salvezza dell'economia italiana: molti imprenditori di medio-grandi realtà questo l'hanno capito ed infatti il settore registra una crescita incoraggiante. Secondo i dati, le imprese che esportano sono circa il 34% del totale manifatturiero contro il 30% del 2006. Il valore medio di quello che esportiamo è cresciuto nel 2007 del 19% per i prodotti in pelle, del 14% per l'arredo, del 12% per i prodotti in metallo, dell'11% per la calzature. L'Italia esporta insomma sempre più qualità e protagoniste del boom dell'export sono soprattutto le medie imprese (+74% negli ultimi dieci anni contro il +40% delle grandi imprese).

Unioncamere rileva che un fattore che fa da traino dell'economia, è l'immigrazione. «Ben il 9,2% del valore aggiunto italiano viene prodotto grazie agli immigrati», si legge nel rapporto. «E' una risorsa indispensabile specie per il Nord (10,8%), per le costruzioni (20%), l'agricoltura (13,4%) e l'industria manifatturiera (10,7%)». Le imprese individuali con titolare immigrato sono aumentate di 16.654 unità nel 2007 (+8% rispetto al 2006) e hanno superato la soglia di 225.000 unità.

Detto questo, non c'è da illudersi. A livello internazionale infatti «rimane elevata la volatilità dei mercati finanziari, continuano ad aumentare i prezzi delle materie prime alimentari ed energetiche e l'euro si mantiene forte rispetto alle altre valute. Tali elementi penalizzano l'economia italiana tanto sul fronte delle importazioni di prodotti energetici, quanto su quello delle esportazioni. A ciò si aggiungono sensibili spinte inflazionistiche e un peggioramento del clima di fiducia che frenano l'espansione della spesa per consumi delle famiglie». Come ha affermato Mondello, è il momento delle scelte coraggiose.

© Riproduzione Riservata.