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SANITÀ/ Perché non dar vita a un’agenzia indipendente per i controlli?

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Il caso della Clinica Santa Rita ha riacceso la discussione sul rapporto tra pubblico e privato in sanità. Il dibattito si fa rovente, in particolare dopo le accuse che da più parti sono state mosse al sistema sanitario lombardo ed al suo sistema di accreditamento. Come riportato nei giorni scorsi da ilsussidiario.net, sia il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni che il direttore generale dell’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina hanno rispedito le accuse al mittente, sottolineando la bontà e il buon funzionamento del sistema lombardo che anzi, attraverso i suoi controlli, è riuscito a far emergere uno scandalo legato in ultima istanza all’irresponsabilità dei singoli, rispetto ai quali un controllo personalizzato è praticamente impossibile.

Il tema del controllo e della valutazione delle strutture sanitarie e dei servizi erogati inizia comunque a diventare argomento di dibattito anche a livello politico e sociale: chi deve effettuare questi controlli? Su quale campione? In che modo? Su di un punto sembra esserci, stando alle ultime dichiarazioni, un punto di accordo abbastanza condiviso: quello di creare un’agenzia di controllo esterna e indipendente, sia da chi svolge le attività di programmazione sanitaria sia di erogazione dei servizi, adibita esclusivamente al controllo della pratica clinica e dell’organizzazione delle strutture.

Ne ha parlato ieri, richiamandosi alle parole di Formigoni, Carlo Lucchina, sostenendo che un tale organo potrebbe supportare le attività di controllo già in atto a livello regionale. E ieri il capogruppo in Consiglio regionale Carlo Porcari, presentando insieme al ministro del governo ombra Enrico Letta le proposte del Pd per migliorare la sanità lombarda, è tornato sull’argomento, dicendo, tra l’altro, che «la proposta è quella di creare un'agenzia indipendente per valutare l'applicazione corretta delle linee guida per la diagnosi e la cura delle malattie,rivedere i criteri di accreditamento basandoli non solo su quanto si produce e limitando il più possibile nei contratti di lavoro dei professionisti il pagamento a cottimo, l'investimento sull'informatica, l'informazione precisa dei pazienti».Vi torna oggi, nell’intervento che riportiamo, Piero Micossi, ipotizzando per questo organismo terzo di valutazione un ampio grado di autonomia.

Enti siffatti esistono in altri paesi, come gli Usa, e di questo tratteremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Non è la prima volta che nel dibattito sulla sanità viene proposta l’istituzione di organismi di questo tipo: i nodi da sciogliere, infatti sono molteplici, in particolare a riguardo della modalità con cui essi dovrebbero (e potrebbero) concretamente operare. La conoscenza e l’analisi del funzionamento di agenzie di controllo nei contesti dove già da tempo sono operative potrebbe essere un valido e intelligente punto di partenza.



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