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PETROLIO/ In 4 punti il motivo dell'aumento dei prezzi

Pubblicazione:giovedì 19 giugno 2008

petr_FN1.JPG (Foto)

Il continuo aumento del prezzo del petrolio ha improvvisamente riportato tutti quanti alla cruda realtà e cioè che in questi anni non sono state prese le decisioni per rendere sostenibile lo sviluppo.
Per la verità non mancavano i convegni e coloro che cercavano di attirare l’attenzione sulla questione, ma, in fondo, tutti pensavamo che non avessero ragione e lo scrupolo fosse eccessivo.
Ed è così in tante cose, basti pensare al sistema stradale e dei trasporti in genere; non sono stati concepiti per le generazioni future, ora non reggono e si sta in coda in assenza di alternative convenienti (vedi Zucchetti, ilsussidiario.net 13/06/2008).

La cosa più drammatica è che adesso i problemi saltano fuori tutti insieme anche perché, ed è la logica dei sistemi, le cose sono legate l’una all’altra.
Proviamo ad elencarne sinteticamente i più rilevanti, per non perdere la visione d’insieme.
 
1)      Aspetto energetico. La crescita rapida di alcuni mercati (Cina ed India sono i più citati, ma ci sono anche tutti i Paesi nuovi entrati nella UE) ha aumentato il fabbisogno di petrolio e di energia. C’è quindi la questione relativa alla quantità di barili estratti che si traduce immediatamente sui prezzi, ma anche quella delle scorte e cioè della durata negli anni della presenza di petrolio sufficiente oltre alla diffidenza verso la governance della filiera del petrolio, a partire dall’Opec fino ad arrivare agli operatori domestici.
 
2)      Ambiente. Lo sviluppo sta generando livelli di inquinamento non sopportabili, soprattutto nei Paesi che “tirano” di più; plateale la decisione del maratoneta che, per questa ragione, non parteciperà ai giochi olimpici cinesi.
Per contro, le fonti energetiche alternative al momento paiono irrilevanti in termini di resa e capacità produttiva, mentre su quelle nucleari non c’è consenso per quanto attiene alla sicurezza e alla gestione delle scorie; nel frattempo compriamo elettricità prodotta con impianti nucleari situati subito dietro i confini nazionali.
 
3)      Relazioni internazionali. Il possesso di risorse energetiche diventa fattore di pressione nei rapporti tra Stati e la legislazione nazionale mal si concilia con la dimensione internazionale con cui sarebbe necessario porre i termini dei progetti. Il trasporto di energia richiede investimenti infrastrutturali e spesso occorre che tali investimenti siano realizzati in accordo con altri Paesi, confinanti o anche molto lontani.
 
4)      Aspetti commerciali e fiscali. L’aumento del prezzo dei derivati del petrolio, il carburante per primo, rallenta i consumi e porta ad una diminuzione degli scambi commerciali. Le vantaggiose condizioni di cambio euro/dollaro attenuano i rincari nel Vecchio Continente, ma l’effetto sulla massa dei consumatori, soprattutto sulle fasce più deboli, è piuttosto significativo.
Il legislatore cerca di riorganizzare la filiera (vedi ad esempio il tentativo di liberalizzazione della vendita di benzina ai supermercati) o di utilizzare la leva fiscale per favorire l’equità sociale (Robin Tax) ma il problema resta sostanzialmente irrisolto a causa di una totale dipendenza dal petrolio.
 
(Foto: Imagoeconomica)


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COMMENTI
19/06/2008 - IL PETROLIO E LASPECULAZIONE DI POCHI (FEDERICO BAGAGLI)

Ciao Beppe ho letto con interesse il tuo artioolo ed in quattro punti mi offri sollecitazioni molto interessanti su cui riflettere. A me tuttvia una cosa appare evidente: il tentativo di speculazione di pochi sulle spalle di chi come noi lavora e cerca di pensare positivamnte al futuro. A ben guardare tuttavia le alternative sull'energia (serie) da tempo ci sarebbero, ma finchè tali personaggi non saranno soddisfatti terranno tutti sotto scacco. Oggi più di ieri è evidente che tutta l'economia mondiale è in mano di pochi (100 al max), che decidono il destino di tutti ed in tutti i settori della nostra vita. La loro soddisfazione personale è l'unico obiettivo. Questo è il vero male del moondo moderno: nessuno ascolta più nessuno o perlomeno fanno finta di ascoltare. Occorre secondo me sempre più prendere coscienza di questo e per quanto possibile testimoniare concretamente, a partire da chi ci sta più vicino, l'esistenza di un'alternativa. Solo così si potrà verificare "concretamente" se c'è (e c'è) la possibilità di un'effettiva sostenibilità dell'economia mondiale. Il resto è noia. Ciao e sempre in gamba. Federico Bagagli