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Pelanda: da Draghi un invito al governo a non cedere al populismo

ilsussidiario.net ospita il commento di CARLO PELANDA, Professore di Politica ed economia internazionale all'Università della Georgia (Usa), alle Considerazioni finali di Mario Draghi. Leggi anche il commento di CARLO SECCHI (Docente di Politica economica europea all'Università Bocconi)

tasse_FN1.jpg (Foto)

Governanti e banchieri centrali condividono la responsabilità prioritaria di produrre fiducia. Draghi ne è certamente consapevole ed è interessante analizzare come abbia voluto interpretare tale missione nella relazione 2008 della Banca d’Italia.
Tra le righe, il messaggio principale è stato: restate freddi e se lo farete le cose andranno bene. Lo shock inflazionistico sta destabilizzando il mercato globale e molto di più l’Italia in esso. La gente trova salari sempre più inadeguati in relazione all’aumento dei prezzi (3,6% tendenziale statistico, ma molto di più, forse il 6%, quello reale) e chiede al governo misure immediate. Questo potrebbe cedere alle pressioni e fare errori che peggiorerebbero la situazione, per esempio assistenzialismi o incrementi salariali che, ambedue, amplificherebbero la destabilizzazione inflazionistica.

Ma il rischio maggiore è che il governo non riesca fare quello che è ormai irrimandabile: ridurre le tasse ed i costi pubblici, un modo non inflazionistico per ripristinare la capacità di spesa delle famiglie erosa dall’aumento di energia e cibo; controllare la resa effettiva e l’efficacia delle sovvenzioni al Sud; ridisegnare le regole del sistema affinché sia possibile per le imprese aumentare la produttività; ridurre i costi dell’energia; ecc. Pertanto il messaggio di fondo di Draghi è sembrato essere: restate freddi e applicate le soluzioni che veramente possono funzionare senza cedere alla tentazione del populismo. Se tale interpretazione è corretta chi scrive è totalmente d’accordo con Draghi.

Ma, detto questo, bisogna capire se il governo avrà la possibilità di calibrare il contenimento dell’ansia sociale di contingenza con soluzioni di medio/lungo termine. Tale domanda non riguarda la qualità dei governanti, che per lo più è buona, ma proprio le loro possibilità nel contesto italiano. L’emergenza è grave perché l’inflazione va a cadere su un sistema indebolito da problemi strutturali irrisolti e “incrostati”: il debito, due Italie e una che tira mentre l’altra è trainata, costi statali e tasse fuori ogni ragionevole misura e, soprattutto, un’abitudine consociativa complicata dall’assenza di verticalità nell’esercizio del potere esecutivo che rende difficile applicare decisioni e cambiamenti forti. Su questo punto è difficile il commento in quanto certamente il governo sta preparando una linea di azione, il suo silenzio in materia indica che sta cucinando qualcosa di grosso e sostanzioso, ma non ci sono ancora i fatti. In attesa di vederli ed analizzarli, tuttavia, possiamo chiederci: ma cosa veramente potrà fare il governo italiano per reggere l’emergenza contingente?

A prima vista poco perché la crisi inflazionistica – che ha ormai raggiunto la soglia oltre la quale l’aumento dei prezzi energetici e del cibo si trasferisce a tutto il sistema economico – ha cause esterne e soluzioni a livello di governance globale. Inoltre è inevitabile una recessione sia spontanea sia indotta per calmierare i prezzi. Con la speranza che sia di media entità. E nel timore che la recessione non abbassi i prezzi petroliferi ed alimentari in quanto trainati dalla domanda crescente, comunque, in Cina, India e dintorni emergenti. Ma in realtà il governo può fare moltissimo in senso relativo: almeno aggiustare quelle anomalie che rendono l’Italia massimamente vulnerabile in caso di turbolenza globale. Puro buon senso ed è di questo che abbiamo bisogno per difendere la fiducia.

(Foto: Imagoeconomica)

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