BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

La svolta «verde» dei Rockfeller cade nel vuoto

Le diverse mozioni dei milionari Rockfeller per una crescente attenzione ambientale della compagnia petrolifera Exxon Mobil sono state respinte. Secondo l'attuale management è inutile investire sulle energie rinnovabili per almeno i prossimi 25 anni

petr_FN1.JPG (Foto)

All’attacco per l’ambiente - Ci siamo già occupati della «svolta verde» dei Rockefeller in un precedente articolo, riportando le iniziative di un nutrito gruppo di discendenti del fondatore della più grande società petrolifera del mondo: la Standard Oil, ora Exxon Mobil Corporation. Le critiche rivolte all’attuale management sono focalizzate sulla presunta scarsa attenzione all’ambiente, ai problemi posti dal riscaldamento globale e alle fonti alternative di energia. Ciò contrasta con il comportamento dei maggiori concorrenti, quali Chevron, Bp e Shell, che hanno dato invece molto rilievo agli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, in accordo con una tendenza generale delle compagnie petrolifere, seguita anche dalla nostra Eni.

La Exxon ha risposto alle critiche precisando di avere investito negli ultimi cinque anni 2 miliardi di dollari in programmi diretti a ridurre le emissioni e migliorare i livelli di efficienza e di avere stanziati altri 800 milioni per i prossimi tre anni; inoltre, nell’ultimo anno le emissioni di gas serra derivanti dalla sue attività si è ridotto del 3% e la società sta collaborando con la Stanford University nello studio dei biocombustibili, dell’energia solare e dell’idrogeno.

Nell’assemblea degli azionisti del 28 maggio sono state presentate ben 17 mozioni; le tre più importanti, sostenute anche da discendenti Rockefeller, riguardavano per l’appunto una maggiore iniziativa contro le emissioni di gas serra, lo studio dell’impatto del riscaldamento globale sui paesi più poveri e un maggiore sviluppo della ricerca nelle energie rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. La famiglia Rockefeller, pur identificandosi con il petrolio e traendo da esso la propria ricchezza e potenza, si è in effetti sempre distinta per l’attenzione ai problemi dell’ambiente; la novità è quindi soprattutto nell’avere intrapreso su questi temi un’iniziativa pubblica nei confronti della società di cui sono azionisti di tutto rispetto.

La stragrande maggioranza dei 78 discendenti del fondatore ha anche appoggiato la richiesta, già bocciata nella precedente assemblea, di separare la carica di presidente da quella di amministratore delegato, dal 2006 rivestite entrambe da Rex Tillerson. La separazione tra le due cariche è stata adottata da diverse società, comprese BP e Shell, ma è stata finora evitata da Tillerson, forte dei risultati della sua gestione.

Un attacco respinto su tutta la linea - Tutte le mozioni sono state respinte dall’assemblea degli azionisti, compresa quella sulla divisione delle cariche, che ha riportato un po’ meno del 40% dei voti, circa come l’anno scorso. A nulla è valso l’appoggio del clan Rockefeller e di altri investitori istituzionali Usa e stranieri, tra cui i fondi pensione dei dipendenti pubblici e degli insegnanti statali della California e quello della città di New York. Ancora una volta gli ottimi risultati della gestione, e il conseguente buon andamento in Borsa, hanno consigliato di non cambiare una squadra vincente. Sotto questo profilo è significativa la posizione presa da un altro fondo, il National Fraternal Order of Police, che ha dichiarato: «La separazione delle due cariche e l’imposizione di condizioni rigide e ideologiche alla futura attività della società finirebbero per danneggiare la profittabilità e la crescita di Exxon Mobil».

Il vittorioso Tillerson ha tuttavia evidenziato una maggiore sensibilità verso i problemi ambientali, respingendo le accuse di non avere visione futura e di limitarsi a sfruttare i successi del passato. Il punto principale nella sua posizione è la convinzione che «il mondo è obbligato ha consumare petrolio e gas, piaccia o no . È un dato di fatto, possiamo accettarlo o nasconderlo, ma questo dovremo usare per i prossimi 25 anni». Pur riconoscendo che in futuro i combustibili fossili saranno senza dubbio sostituiti da altre fonti, Tillerson è convinto che ciò avverrà solo dopo la metà di questo secolo e che per il momento occorra investire principalmente nei combustibili di origine fossile.

Le strategie future di Exxon - Come in passato, Exxon continuerà quindi a investire il grosso dei suoi profitti nella ricerca e lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale, prevedendo una spesa tra i 25 e i 30 miliardi di dollari all’anno per i prossimi cinque anni, rispetto ai 21 miliardi spesi nel 2007, dato anche il continuo aumento dei costi di ricerca e prospezione. Alla base di questa decisione è la previsione di un incremento annuo di circa l’1,3% nella richiesta di energia a livello mondiale fino al 2030, di cui l’80% fornito da combustibili fossili.

Per quanto riguarda la questione ambientale, Tillerson ha affermato che il modo migliore per affrontarla nel medio termine è migliorare e rendere più efficiente l’utilizzo dei combustibili tradizionali. In questo senso, Exxon sta cercando di rendere sempre più efficienti le proprie attività di estrazione e raffinazione e di offrire nuovi prodotti ai consumatori per aiutarli a migliorare l’efficienza dei propri consumi. Per esempio, ha immesso sul mercato prodotti che ottimizzano il consumo di combustibile, che aiutano a mantenere la corretta pressione negli pneumatici e plastiche innovative per ridurre il peso dei veicoli. Tillerson ha aggiunto che se questi materiali fossero diffusi e utilizzati ampiamente si potrebbe risparmiare una quantità di carburante pari alla metà dei biocombustibili attualmente prodotti. Inoltre, poiché la ricerca e coltivazione di nuovi giacimenti richiede parecchi anni, nell’immediato l’unica via per fronteggiare gli elevati prezzi del petrolio e della benzina è ridurre il consumo, attraverso la maggiore efficienza e il risparmio di energia.

Questa posizione più aperta è stata apprezzata anche da una parte degli ambientalisti, e una di questi ha preso atto che gli azionisti a «una lista di iniziative astratte» preferiscono una coerente strategia aziendale. Apparentemente, realismo e buoni risultati gestionali sono ancora un mix vincente.

(foto: imagoeconomica)
© Riproduzione Riservata.