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CARO-PREZZI/ Quanti soldi si troveranno in tasca gli italiani? I dati Istat ci aiutano a scoprirlo…

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Con il caro-prezzi calano i consumi sulle tavole, con riduzioni record nei primi tre mesi dell'anno per pane (-5,5%) e pasta (-2,5%). Nel primo semestre, secondo la Confederazione italiana agricoltori, c'é da aspettarsi una flessione negli acquisti domestici di circa il 2%, con un calo addirittura del 6% per il pane.

Il caro-prezzi sta praticamente investendo tutti i settori, con i prezzi di beni e servizi che schizzano alle stelle. Gli unici che ancora ne sono rimasti esenti sono i medicinali e gli apparecchi telefonici. I più colpiti sono sempre quelli che finiscono quotidianamente nella spesa consumatore, ovvero i prodotti alimentari e i carburanti, con conseguenti ripercussioni sulla spesa per la casa e per i trasporti. E i rincari accompagnano le famiglie anche in vacanza, dove si spende sempre di più per un posto sotto l'ombrellone o in campeggio.

I numeri dell’Istat - Sono alcuni dei risultati che emergono dai dati dell'Istat, che oggi ha fornito la stima preliminare sull'inflazione, salita a giugno ai massimi da 12 anni, dal +3,6% di maggio al +3,8%, ritornando così agli stessi livelli del luglio 1996.

A spingere l'inflazione a livelli record sono sempre i rincari degli alimentari e dei carburanti, con aumenti record soprattutto per la pasta (+22,4%) e il gasolio (+31,2%). Pane e cereali costano complessivamente l'11,6% in più rispetto allo scorso anno; solo il pane è aumentato in un anno del +13% (anche se in leggero rallentamento da maggio). Il latte, che non é aumentato tra maggio e giugno, è comunque più caro dell'11,1% rispetto a un anno fa. Rialzi anche per frutta (+7,6%) e ortaggi (+3,2%), e per la carne (+4,1%), soprattutto quella bovina.

I carburanti schizzano alle stelle, anche da un mese all'altro: il diesel è aumentato del 5,5% da maggio, la benzina del 4,7%, mettendo a segno un rialzo del 12,6% in un anno. I rincari nell'energia si ripercuotono sulle spese per la casa (+7,2% le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili) e per i trasporti (+6,9%), in particolare quelli aerei (+13,4%). E il portafogli delle famiglie si svuota anche nei luoghi di villeggiatura, con aumenti per stabilimenti balneari (+9%) e camping (+6,2%). Calano solo medicinali e apparecchi telefonici.

Le reazioni dei consumatori - Gli aumenti, secondo il Codacons, avranno ripercussioni sui consumi delle famiglie: i rincari degli ultimi 6 mesi determineranno a fine 2008 una maxi-stangata di circa 1.500 euro a famiglia. Adusbef e Federconsumatori, che giudicano il dato, seppur sottostimato, estremamente preoccupante, valutano che i rincari nel settore energetico e alimentare comporteranno aumenti di oltre 1.800 euro l'anno, portando così il tasso di inflazione al 6,1%.

Ed è allarme anche per il potere di acquisto dei salari dei lavoratori che, secondo il segretario confederale della Cgil Agostino Megale, rischia di perdere circa 1.200 euro nei prossimi due anni: «Ciò conferma - dice Megale - che le previsioni e i contenuti della Manovra Finanziaria del governo sono sbagliati e vanno radicalmente cambiati». Si profila quindi una vera emergenza secondo il segretario confederale Cisl, Gianni Baratta, che chiede un nuovo patto di sviluppo. Il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, chiede al Governo di prendere decisioni immediate per incrementare salari e pensioni. Renata Polverini dell'Ugl sottolinea la necessità di disinnescare questa mina inflazionistica, a tutela di salari e pensioni e l'urgenza di aprire un tavolo di confronto su prezzi e tariffe.

Confesercenti, infine, parla di allarme rosso e punta il dito sul caro-greggio: gli effetti più negativi devono ancora arrivare, afferma l'associazione, stimando che con un barile di greggio a 200 dollari entro il 2008 l'inflazione salirebbe di un punto. L'Ufficio studi di Confcommercio sostiene che, senza una "consistente" riduzione del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, è sempre più realistica la possibilità che si chiuda il 2008 con un tasso medio annuo di inflazione più prossimo al 4% che al 3%.



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