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ENERGIA/ Al settore serve stabilità, l’Authority può avere un ruolo essenziale

La maggioranza ha stralciato l’emendamento approvato in Commissione Bilancio venerdì scorso, che prevedeva l’azzeramento dei vertici dell’Autorità per l’energia. Sarebbe comunque opportuno evitare che un soggetto, che ha appreso il difficile “mestiere” del regolatore, venisse travolto dall’incertezza che si ripercuote su un settore strategico che necessita della massima stabilità. Il commento di LAURA AMMANNATI, docente di Diritto dell’economia nell’Università di Milano, alla Relazione del 10 luglio scorso di Alessandro Ortis, presidente dell’Authority

gas-fiamma_FN1.jpg (Foto)

La Relazione annuale presentata il 10 luglio dal Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, Alessandro Ortis, si confronta con la crescente complessità che il problema energetico pone a diversi livelli, dal livello internazionale a quello locale.

La prima impressione è che il Regolatore dell’energia, in poco più di un decennio, abbia definitivamente consolidato il suo ruolo e il perimetro delle sue competenze sia come regolatore indipendente che nella sua veste di “paladino” del consumatore. Significativi esempi sono l’ormai “elevata resistenza dei provvedimenti dell’Autorità al vaglio giurisdizionale” e la “significativa” riduzione del contenzioso che rafforza la stabilità del quadro regolatorio. Ed ancora la capacità di adeguarsi, con la flessibilità propria di un’istituzione “matura”, agli ulteriori compiti, affidati di recente a più riprese come la risoluzione delle controversie tra produttori e gestori di rete o la definizione della tariffa sociale. E, infine, il compito più arduo, cioè la vigilanza sulle imprese petrolifere per evitare che la maggiorazione di imposta (la Robin tax) prevista dal decreto legge in fase di conversione non venga trasferita sui prezzi finali. Nei confronti dei consumatori viene registrato un evidente miglioramento della qualità dei servizi (riduzione della durata e del numero delle interruzioni anche al sud). E al contempo risultano ampliati i servizi di informazione a disposizione degli utenti. La sua indipendenza gli ha poi consentito di acquisire una crescente autorevolezza nel contesto delle autorità di regolazione europee ed anche a livello internazionale. Tra l’altro, come promotore e presidente dell’Associazione dei regolatori del bacino del Mediterraneo.

Il caro-petrolio che ha investito le economie mondiali richiede, secondo il Presidente Ortis, una risposta di livello europeo. Una “vera borsa del petrolio europea” potrebbe rappresentare una risposta nei confronti dellaincessante crescita dei prezzi. E potrebbe rafforzare, sul mercato internazionale degli idrocarburi, la generale posizione dell’Unione Europea che, attraverso la “tanto auspicata single voice”, potrebbe far valere finalmente il potere contrattuale di 500 milioni di consumatori.

Ma è sempre nel quadro europeo, come viene sottolineato a più riprese, che possono essere impostati problemi come quello di uno “sviluppo sostenibile” e della riduzione delle emissioni di CO2 e trovate alcune, anche iniziali, soluzioni. In questa prospettiva, il nostro paese non può più sottrarsi alla necessità di puntare verso un mix di fonti di energia più articolato e differenziato (incluso, anche se non detto espressamente, un ritorno al nucleare?). La sua abnorme dipendenza per la produzione elettrica dall’approvvigionamento di gas naturale (il 60% di contro ad una media europea del 20%) lo vede complessivamente disarmato nei confronti del caro-petrolio e del caro-gas, che colpisce duramente la bolletta dei consumatori.

Ma non solo. La straordinaria subordinazione all’approvvigionamento di gas mette ancora una volta in evidenza (ricordate i titoli dei giornali dello scorso settembre sulla carenza di gas e sulle misure preventive elaborate dall’allora ministro Bersani?) gli elementi che bloccano una migliore concorrenzialità sul mercato del gas. Così il regolatore, come ha già fatto più volte, segnala le criticità più evidenti: la “non terzietà” del soggetto gestore della rete gas in quanto Snam Rete Gas resta ancora completamente controllata dall’incumbent ENI; e, a livello locale, l’insufficiente riduzione del numero dei distributori (circa 320) e dei veti finora opposti dagli enti locali ad una ridefinizione degli ambiti territoriali e ad una generale applicazione dello strumento della gara.

Ancora su un punto il Regolatore ha riaffermato con forza il suo ruolo, evidenziando la necessaria separazione di ambiti e strumenti tra regolazione e politica. I cosiddetti “oneri di sistema”, che appesantiscono la bolletta delle famiglie e che vanno a finanziare attività, soggetti e settori in base di specifiche decisioni dei governi e del potere politico, dovrebbero essere trasferiti “dalla stessa bolletta alla fiscalità generale”.

Fin qui alcuni punti salienti della Relazione. Ma come sappiamo dalla cronaca politica l’Autorità è stata investita da una bufera: la proposta di azzeramento dei suoi vertici, seppure con la prospettiva di una nuova attribuzione di competenze nel settore del nucleare. In questo momento pare che la maggioranza abbia fatto marcia indietro, stralciando l’emendamento approvato in Commissione Bilancio venerdì scorso. Resta da dire che sarebbe opportuno evitare che un soggetto, che ha appreso il difficile “mestiere” del regolatore, venisse travolto dall’incertezza che si ripercuote su un settore strategico che necessita della massima stabilità.

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