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ALITALIA/ Manca solo la parola “fine”, le altre compagnie si sono già prese i voli

lunedì 7 luglio 2008

L’affaire Alitalia è ancora in alto mare, ma ormai le questioni più importanti sono già definite, e nella maniera peggiore. Se vogliamo usare un linguaggio calcistico potremmo dire che il campionato non è ancora finito e ci sono ancora alcune partite da giocare, ma la nostra squadra è già matematicamente retrocessa in una serie inferiore. Le squadre più blasonate ci hanno battuto e anche tutte le “provinciali” hanno fatto più punti di noi. Ormai si va in campo solo per onore di firma e tutti i giocatori sono in attesa che arrivi un “pantalone” che rilevi la squadra e copra i buchi del bilancio per poter pagare gli stipendi e permettere alla squadra di iscriversi il prossimo anno al campionato di serie B. Se tutto va bene, insomma, Alitalia rimarrà una compagnia piccola piccola che gestirà i voli interni, qualche tratta in Europa (poche) e qualche tratta intercontinentale (pochissime).


Questa progressiva miniaturizzazione della nostra compagnia di bandiera è già in itinere e sarà sempre più evidente con il passare del tempo. Alitalia ha pochi aerei e poche destinazioni proprie e. Qualche esempio? Per andare in Usa si compra un biglietto con la sigla AZ e si vola con la Delta, a Tokio si viaggia Jal, a Parigi un biglietto su due è pagato ad Alitalia ma il volo è effettuato da Air France. E si potrebbe continuare a lungo. Questo vale per le tratte europee e ancora di più per i voli intercontinentali effettuati con uno scalo intermedio.


In teoria si può viaggiare Alitalia e arrivare in ogni parte del mondo, ma senza vedere una hostess, un comandante, un aereo con i colori della compagnia italiana. La parola magica è code sharing e serve a riempire gli aerei, delle altre compagnie. In italiano viene tradotto con la formula “questo volo è effettuato in collaborazione con” e significa che Alitalia ha “venduto” i passeggeri italiani in cambio di una percentuale di guadagno. Per superare le difficoltà linguistiche basta un messaggio registrato in italiano con le informazioni sulla sicurezza in volo e poco importa se sull’aereo nessuno del personale riesce a capire i passeggeri che non parlano inglese. Questo accade già, anzi è molto evidente a Milano, ma se tutto andrà bene, cioè se Alitalia riuscirà a sopravvivere, diventerà prassi anche a Roma.


Insomma, la battaglia per conquistare il ricco mercato del Nord Italia è già stata vinta dalle compagnie straniere, con Lufthansa e Air France in testa. Il loro primo obiettivo era mettere i bastoni tra le ruote all’aeroporto di Malpensa che poteva attirare milioni di passeggeri, dal Friuli alla Valle d’Aosta, con voli diretti a destinazione e ci sono riusciti. Ora, a parte rarissime eccezioni, i voli diretti non esistono più e i “padani” devono scegliere tra volare a Roma e partire per la propria meta da Fiumicino o fare scalo a Monaco, Francoforte, Zurigo, Vienna, Parigi, Amsterdam, Madrid, o Lisbona. Il prezzo è simile, ma anche se il servizio fosse paragonabile e non lo è, la maggior parte delle mete sono a nord e quindi passando da Roma si perde solo tempo. Per evitare che ad altri vettori potesse venire in mente di mettere in piedi voli diretti in partenza da Milano, Air France considerava uno dei punti fermi della trattativa il blocco degli slot lasciati liberi da Alitalia. Mentre Lufthansa si è affrettata ad annunciare un aumento dei voli con destinazione Monaco e Francoforte in partenza da Malpensa. Due strategie diverse e un unico obiettivo, raggiunto.

 

(Foto: Imagoeconomica)