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Economia e Finanza

CASA/ Berlusconi: ora il rilancio dell’edilizia abitativa

Il premier, da Tokyo, ha rilanciato il piano casa del governo: 100 mila alloggi dai 40 ai 60 mq da affittare a fasce sociali deboli a canoni che vengono ipotizzati da 250 a 350 euro al mese. Costo: dai 5 ai 7 miliardi di euro

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«Il governo – ha spiegato Berlusconi oggi a Tokyo, nel corso di un breve incontro con i giornalisti alla vigilia del G8 - sta lavorando al piano casa che è quasi pronto e presto potremo annunciarlo. Aiuteremo i più deboli». Il premier torna così sul piano per l’edilizia residenziale le cui linee programmatiche sono contenute nel decreto legge di fine giugno e che ha fatto discutere. Il piano straordinario del governo intende aiutare chi non può permettersi un’abitazione a prezzi di mercato. Entro l’estate, secondo quanto anticipato dal sottosegretario per lo Sviluppo economico Martinat, il governo varerà un piano - il cui costo si aggira fra 5 e 7 miliardi di euro - per la costruzione e riqualificazione di 100 mila alloggi dai 40 ai 60 metri quadrati da affittare a fasce sociali deboli, come nuclei familiari a basso reddito, immigrati regolari, giovani coppie, studenti, anziani, a canoni che vengono ipotizzati da 250 a 350 euro al mese.

Ma torniamo ai costi: come finanziare il tutto? In due modi risponde il governo: da un lato grazie ai partner privati, in cambio di agevolazioni e con l'impegno di destinare almeno il 60% dei nuovi alloggi a edilizia popolare; dall’altro vendendo le abitazioni ex Iacp (Istituto autonomo case popolari) secondo un piano che prevede di cedere agli occupanti parte del patrimonio residenziale popolare, un milione di alloggi, che dovrebbero garantire al governo di incamerare – stando al solo valore catastale – circa 23 miliardi di euro, buona parte dei quali finanzieranno la costruzione delle nuove unità abitative.

Le modalità di attuazione del piano, secondo il decreto del governo, prevedono il ricorso anche alla “costituzione di fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all'incremento dell'offerta abitativa, ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi e con la partecipazione di altri soggetti pubblici o privati, articolati anche in un sistema integrato nazionale e locale”; oltre a previste agevolazioni per cooperative edilizie che vedono la partecipazione di soggetti che siano destinatari degli interventi. Ma non solo: tra le altre misure, delineate nel decreto, c’è anche la possibilità per comuni e province di associarsi per agevolare la realizzazione delle opere residenziali.

Il piano di edilizia abitativa lanciato dal governo evoca il piano edilizio lanciato dalla Dc per far fronte all’emergenza abitativa del secondo dopoguerra: allora si trattava del Piano Ina-Casa ideato da Amintore Fanfani, ministro del Lavoro del IV e V governo De Gasperi dal 1947 al 1950. Quel piano prese il via nel luglio del 1949 e finì nel 1963, realizzando 355 mila alloggi in tutta Italia (quasi due milioni di vani, come raccontano le cronache dell'epoca), interessando oltre 5 mila comuni, assorbendo il 10% delle giornate-operaio di quel periodo e impegnando circa 6 mila tra ingegneri e architetti, un terzo di quelli attivi all'epoca.

Per ovvie ragioni storiche il piano del governo Berlusconi risponde ad altre necessità e non può assicurare tanto; ma non mancherà di suscitare polemiche, in primis provenienti dalle Regioni, alcune delle quali si chiedono come il piano del governo interferirà nei numerosi progetti regionali esistenti per far fronte alle diffuse situazioni di emergenza abitativa esistenti sul territorio.

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