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PREZZI/ Il rimedio al caro-vacanze? Cibo low cost e pranzi all'Ikea

L'Istat rivela che è trascorso il luglio più costoso da 12 anni. Le tariffe sono alle stelle e gli Italiani,per risparmiare, pranzano nei centri commerciali

fast food_FN1.jpg (Foto)

Ombrelloni, treni, aereri, pacchetti viaggio: nel luglio più caro degli ultimi dodici anni i rincari non hanno risparmiato gli italiani in vacanza, senza differenze tra mare, montagna o città. Il Bel Paese deve fare i conti con i prezzi dei carburanti alle stelle (+17%), per non parlare dei costi di trasporti aerei (+11,7%), ferroviari (+8,3%) e marittimi (+8,1%). Roventi i prezzi degli stabilimenti balneari (+8%), ma hanno “gelato” chi ha scelto i luoghi freschi in montagna gli impianti di risalita (7,1%). Questi le percentuali rese note dall'Istat, che rende noto come i rinvari siano superiori al tasso medio di inflazione, confermato al +4,1%.

Alberghi e pizza meno cari – Rincari meno pesanti, al di sotto del tasso di inflazione per i pedaggi autostradali, che segnano un +3,2% e per ristoranti e pizzerie (+3,5). I controtendenza solo i prezzi degli alberghi, che segnano un calo dello 0,3%

Cibo low cost – Se non si può fare a meno di spendere per un'ombrellone e la benzina per raggiunfere le destinazioni di vacanza, gli italiani hanno deciso di far quadrare il bilancio risparmiando sul cibo. E allora ecco il nuovo trend dell'estate 2008: il cibo low cost. I prezzi sono allettanti, ma secondo gli esperti la qualità nutritiva di questi alimenti a basso costo è nettamente inferiore. Sono i prodotti otrofrutticoli low cost provenienti dall'estero, che, pur attirando i consumatori per la loro convenienza, non hanno pari con gli omologhi italiani per l'apporto di antiossidanti e vitamine. Parliamo di aglio, cipolle, pesche, albicocche, mele, agrumi, futta e verdura di provenienza da Argentina, Cile, , Cina, Spagna, Portogallo e Tunisia, che rappresentano, secondo Coldiretti, il 10% dell'ortofutta sui banchi dei mercati.

Pranzi e cene nei centri commerciali – Aria condizionata, menù a buon mercato, un ambiente ricco di negozi e di gente. Sono queste le ragioni di uno dei nuovi fenomeni di tendenza di questa “summer” così costosa: i pranzi e le cene non si fanno più nei ristoranti o pizzerie ma nei fast food deiv centri commerciali. Pare che quanto a varietà di menù i grandi stores non facciano inviadia a nessuno: la scelta gastronomica è varia e a prezzi decisamente appetibili, all'Ikea, per esempio, il menù per i bimbi costa solo un euro. Gli addetti ai lavori rivelano che, a quanto pare, nei centri commerciali si va soprattutto a pranzo, l'Ikea è gettonatissima, mentrev per la cena si preferisce il fast food delle sale Multiplex per il cinema.

(Foto Imagoeconomica: pranzo al fast food)
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