BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ALITALIA/ Ecco perché gli aerei della compagnia dovrebbero restare a terra

Pubblicazione:

alitalia_aereo_trainatoR375_20ago2008.jpg

La terribile tragedia di Madrid, nella quale un aereo Spanair è caduto poco dopo il decollo, lasciando più di 150 famiglie nella disperazione, è stato commentato da alcuni quotidiani e telegiornali come il fallimento del modello low cost che risparmiano sulla sicurezza per tagliare i costi; sono state compiute molte supposizioni circa le motivazioni del tragico evento, ma è ancora presto per sapere la verità.

 

La compagnia spagnola, di proprietà della scandinava SAS non è tuttavia un vettore low cost; non solamente Eurocontrol, organizzazione che gestisce il traffico aereo a livello europeo, ma anche l’Instituto de Estudios Turisticos del Ministero del Commercio ed Industria spagnolo non la ritiene tale. Spanair era in gravi difficoltà finanziarie, anche a causa dell’aumento del prezzo del carburante e la controllante SAS aveva cercato di venderla negli scorsi mesi.

 

L’aereo che è precipitato lo scorso 20 Agosto è un MD 82 che aveva 15 anni di servizio; tale aeromobile non è più prodotto da circa un decennio ed è uno dei veicoli che consuma maggiormente il carburante, circa il 30% in più rispetto ai moderni 737-800 della Boeing.
Le maggiori compagnie low cost non hanno questi aeromobili nella loro flotta, poiché una delle principali strategie di tali vettori è quella di ridurre al minimo il costo del carburante; non a caso Ryanair ed Easyjet, le prime due compagnie a basso costo europee, trasportano quasi 100 milioni di passeggeri l’anno con aeromobili moderni che permette loro di risparmiare sul carburante.

 

Il vettore europeo con il numero maggiore di aeromobili della famiglia del MD 80 è Alitalia che a fine dello scorso anno ne aveva ancora 76 nella sua flotta. Il dato non deve preoccupare tanto dal lato della sicurezza, che è assicurata se i controlli sono ben effettuati, quanto dal lato finanziario. Questi aerei appesantiscono il conto economico della compagnia e potrebbero portarla a perdite superiori ai 400 milioni di euro nel primo semestre del 2008.

 

La crisi di Alitalia passa anche per una mancanza strategia di lungo periodo, necessaria nel settore dell’aviazione civile, da parte del management e dell’azionista di riferimento, il Ministero dell’Economia. La compagnia di bandiera ha la flotta più vecchia tra i vettori europei e questo provoca dei costi dovuti al carburante superiori ai concorrenti e non ha ordini di aerei nuovi.
La licenza di volo di Alitalia dovrebbe essere probabilmente sospesa, in quanto la compagnia non è in grado di far fronte ai propri impegni per un periodo di 12 mesi come richiede la normativa Enac; tale Ente dovrebbe quantomeno sospendere la licenza e rilasciare quella provvisoria ad Alitalia in attesa della ristrutturazione economica.

 

Un altro fatto rilevante è avvenuto nella giornata di mercoledi 20 Agosto giustamente messo in secondo piano dal tragico incidente; l’autorità per la concorrenza britannica ha imposto a Ferrovial, società che gestisce i principali aeroporti britannici, di vendere tre dei dieci aeroporti che detiene; in particolare due a Londra e uno in Scozia. Probabilmente l’operatore aeroportuale dovrà vendere Stansted e Gatwick, mantenendo il controllo di Heathrow, il principale aeroporto europeo.

 

Questa novità potrebbe introdurre un po’ di concorrenza nel settore aeroportuale, che si trova spesso in una situazione di monopolio naturale. In Italia spesso si sente parlare di fare sistema tra gli aeroporti, specie nel Nord Italia, ma dietro questa visione si potrebbe celare la volontà di accrescere la capacità di condizionare il mercato aereo da parte degli operatori aeroportuali; infatti gli scali sono in gran parte gestiti da parte di azionisti pubblici, mentre le compagnie aeree sono quasi tutte privatizzate.

 

La crescita delle compagnie low cost sarebbe stata meno importante se non ci fossero stati gli aeroporti secondari e un po’ di concorrenza nel settore aeroportuale come dimostra anche il caso di Orio al Serio. La carenza di slot nei principali aeroporti e la mancanza di un sistema di prezzo nell’assegnazione di questi rimangono due limiti molto difficili da superare nel settore aeroportuale.

 

La tragedia di Madrid, pur in presenza di una mancata spiegazione degli accadimenti, porta comunque a due considerazioni.
Non è giusto mettere alla sbarra un modello di business, quello low cost, per la tragedia avvenuta per una compagnia che low cost non era.
La sicurezza del volo è imprescindibile e tutti gli enti dovrebbero fare il necessario per garantirla e non è possibile che una compagnia di bandiera venga trattata con particolare riguardo.



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
26/08/2008 - quando fallisce ? (ferdinando celeste)

Ritengo che ogni italiano anche appena nato non sia obbligato a contribuire con oltre 10 euro l'anno per sostenere una flotta che pratica prezzi altissimi quando cerchi un biglietto per volare e non riesce a snellire la sua organizzazione zeppa di dirigenti con posizione "politica" che in una società che deve reggere la concorrenza del mercato non ci servono.