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CRISI FINANZIARIA/ Quali vie d'uscita? La ricetta americana

L'economia finanziaria sembra poter mettere in ginocchio anche quella reale Cosa fare allora? Se ne parla oggi al Meeting di Rimini con la consulente economica di McCain Anne Krueger

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Alla luce della crisi in cui sembra dibattersi il mondo finanziario e del concreto timore che si estenda anche all'economia reale, si sta diffondendo un giudizio molto critico sulla finanza in sé, considerandola non necessaria quando non addirittura contrapposta all'economia reale.

L'intervento della Professoressa Krueger cerca di riportare la questione ai suoi veri termini: economia e finanza sono strettamente connesse e nessuna delle due può fare a meno dell'altra. Il raffinamento degli strumenti finanziari ha facilitato il progresso economico e i due sono andati nel tempo di pari passo.

Negli ultimi anni, l'intera economia mondiale ha goduto di una forte e diffusa crescita, che ha portato ad eccessi di ottimismo e, di conseguenza, ad una diminuzione della percezione dei rischi. I bassi tassi hanno permesso condizioni di credito molto facili e hanno invogliato molti ad indebitarsi, soprattutto per comprare case, ma anche per altri consumi. La diminuzione della percezione del rischio ha coinvolto anche banche e istituti finanziari che, anche per fronteggiare la concorrenza, hanno finito per concedere prestiti a condizioni troppo favorevoli e a prenditori con garanzie non sufficienti o non solide.

È iniziata così la crisi dei mutui subprime, che ha causato una forte contrazione del mercato immobiliare americano. La crisi si è poi estesa anche al sistema finanziario, colpito dalle difficoltà di rientro dei debitori.

Un'altra fonte di problemi è derivata dal cosiddetto “impacchettamento” dei mutui, che non permette di capire il grado di rischio di questi prodotti e quante ulteriori sofferenze possono derivarne e in capo a chi.

L'aumento dei prezzi di quasi tutte le materie prime e del tasso di inflazione costituiscono un'ulteriore minaccia all'economia e al benessere di molti paesi, anche se a livello globale il tasso di crescita dei paesi emergenti e degli esportatori di materie prime bilanciano la minor crescita degli altri paesi.

È comunque difficile fare previsioni accurate sul breve termine, ma l'analisi dei molteplici fattori in gioco porta ad ipotizzare come più probabile una crescita a tassi più ridotti che in passato, piuttosto che a vere recessioni, a meno di fatti straordinari finanziari o geopolitici.

Rimane comunque importante che le autorità di regolamentazione impongano maggiori livelli di trasparenza sui mercati finanziari e che si crei una più profonda ed estesa cultura economica e finanziaria, che permetta un maggior discernimento nell'assunzione dei rischi. E questa è una strategia necessaria, ma che richiede tempo.

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