BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

ALITALIA/ La soluzione slitta a settembre, perché?

In questi giorni erano attesi il Cda della Magliana e l’audizione di Tremonti alla Commissioni Bilancio e Trasporti della Camera, ma tutto è stato rinviato alla fine di agosto. Il rebus di Alitalia, come evidenzia CARLO MERONI, si fa ancora più fitto. All’interno il Dossier Alitalia

Alitalia-nastro_FN1.jpg(Foto)

La sai l’ultima su Alitalia?
Ormai l’incipit per aprire una discussione sulle questioni relative alla nostra compagnia aerea potrebbe benissimo essere il medesimo delle barzellette. Infatti, più passa il tempo e più tutte queste soluzioni (cordate, fenici, bad e new company, accorpamenti, fusioni, ecc.) messe in campo pur di evitare un fallimento che avrebbe già riguardato qualsiasi altra azienda, somigliano sempre di più a delle ironiche storielle.
 

Governo e Intesa-SanPaolo avevano proclamato per i primissimi giorni di Agosto l’annuncio dei dettagli relativi al “Piano Fenice”, ma nessuno si è più fatto vivo.
Prevedibilmente (e anche in modo più che corretto), l’opposizione del partito Democratico ha trovato opportuno sollecitare l’esecutivo nel riferire al parlamento in merito a una vicenda che pare soltanto destinata a continue procrastinazioni.
E anche l’Udc con Casini non ha avuto alcuna difficoltà nel dichiarare che «il piano che sembrava emergere per salvare Alitalia si sta rivelando una bufala: un conto è dire che c’è una cordata, altro è prendere tutte le voragini nere, scaricarle sulla collettività e creare una piccola enclave positiva che si dà ai privati. Così diventa un’operazione di assistenzialismo, e non è un caso che si siano raddoppiati gli esuberi che erano stati previsti in precedenza. A queste condizioni bisogna fare una nuova gara, perché ci potrebbero essere altri privati che hanno interesse a entrare».
 

Di rimando il governo nei giorni scorsi ha dichiarato la propria disponibilità per una trattazione congiunta presso le commissioni parlamentari di Camera e Senato, Bilancio e Trasporti. In quella unica e contestuale sede il governo, tramite il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, avrebbe fornito tutti i chiarimenti richiesti dal Parlamento.
Dopodiché il silenzio, rotto soltanto da un paio di uscite berlusconiane utilizzando due strumenti di famiglia: il TG5 ed il settimanale “Chi” (Mondadori).
Tramite il primo, il premier ha rassicurato gli italiani (o per lo meno quelli che guardano il TG di punta in casa Mediaset) che entro l’inizio dell'autunno sarà possibile far diventare Alitalia una compagnia di bandiera che abbia i conti in attivo: «Abbiamo la certezza di un piano industriale che tiene, ci sono i capitali, ci sono i soci per la nuova compagine azionaria, stiamo trattando con delle compagnie straniere. Credo che qui mi debba fermare, perché essendo ancora nella fase dell'impostazione delle trattative credo sia meglio non rivelare altri elementi».
 

Eh no, Cavaliere! Pendevamo tutti dalle sue labbra: perché ci lascia così con l’acquolina in bocca?
Ma solo un paio di giorni dopo, in concomitanza col grande esodo e il periodo di maggiore tiratura per il settimanale di gossip diretto da Alfonso Signorini e letto su tutte le spiagge della penisola, Berlusconi rilancia:«Faremo un altro miracolo e regaleremo presto all'Italia una sua, profittevole, compagnia di bandiera».
La domanda è servita su un piatto d’oro zecchino: quanto “presto”? Ma Berlusconi è categorico: «Non molto. Stiamo lavorando. Intesa-San Paolo presenterà il piano di salvataggio della compagnia nelle prossime settimane».
 

Intanto però la campagna elettorale in cui l'annuncio di una cordata italiana pronta a rilevare la compagnia ha mandato a monte l'accordo con Air France è ormai lontanissima, ogni giorno Alitalia accusa perdite milionarie, e l’azionista di maggioranza sarebbe più utile se riferisse nelle sedi opportune piuttosto che negli organi d’informazione “di famiglia”, quantomeno per non prestare il fianco alle critiche dell’opposizione.
Che infatti sono giunte puntuali come un orologio svizzero: «Siamo negativi e sconcertati dalla irresponsabilità del governo e dal disprezzo che sta dimostrando per il Parlamento nella gestione della questione di Alitalia. È evidente che il Governo non sa che pesci prendere. Credo che saremo presenti all'audizione del 5 Agosto di Vito, ma dopo le elezioni non abbiamo ancora sentito una volta l'azionista di Alitalia che venga a dirci chiaramente cosa intende fare».Questo è stato il commento del ministro ombra del Partito democratico per l'Economia, Pier Luigi Bersani.
 

Ma ancora più negative sono state le parole del Senatore Filippi (capogruppo Pd in commissione Lavori pubblici e Trasporti): «L'audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito è stata uno spettacolo semplicemente desolante. Come opposizione abbiamo posto domande secche su questioni di cui ormai si parla da più di un mese: il ministro si è di fatto trincerato dietro un incomprensibile e ingiustificabile riserbo. Quindi, o il Presidente del Consiglio straparla quando accenna a soluzioni ormai prossime, o viceversa il ministro Elio Vito dimostra una scarsa sensibilità e attenzione verso le istituzioni parlamentari, nonostante la presenza formale di oggi».
 

Ma quali sono state le dichiarazioni di Elio Vito al termine della sua audizione al Senato?
«La vicenda Alitalia richiede uno sforzo congiunto di tutte le energie del Paese. Vorrei sottolineare l’impegno delle forze politiche, delle Istituzioni nazionali e locali, delle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese, per raggiungere un obiettivo che diventa ogni giorno più difficile. La volontà del Governo è quella che l'Italia abbia una compagnia di bandiera efficace ed efficiente, attraverso una soluzione imprenditoriale solida. Sistemazioni provvisorie non sono utili alla compagnia, ma soprattutto, non servono a un Paese come il nostro, che non può e non deve rinunciare a una compagnia di bandiera, uno dei principali strumenti utili allo sviluppo del Paese, alla sua industria e alla sua vocazione turistica. Nelle prossime settimane Intesa-San Paolo presenterà il suo lavoro di advisoring per l'individuazione dei più convenienti progetti di risanamento alla società e al Governo».
 

Effettivamente, davvero niente di nuovo sotto il sole.
Ora si va tutti in vacanza, e i prossimi appuntamenti sono stati fissati per il 29 agosto (rinvio del CdA previsto l’8 agosto e relativa presentazione della semestrale della compagnia, cioè dello stato dei conti al 30 giugno) e il 10 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, quando (speriamo!) finalmente il ministro Tremonti riferirà in merito alla vicenda alle commissioni congiunte di Bilancio e Trasporti della Camera.
 

Quello che è certo è che per il dossier Alitalia non saranno sicuramente vacanze tranquille. Il rinvio di qualche settimana servirà probabilmente ad allentare la tensione su questa vicenda, ma si tratta di vedere se questa pausa agostana costituirà un lasso di tempo sufficiente per risolvere i numerosi rebus che ancora rimangono insoluti. Sul tavolo, c'è sempre da sciogliere il nodo relativo alla revisione della legge Marzano. Nei giorni scorsi, Palazzo Chigi ha seccamente smentito una decisione del Governo su un eventuale commissariamento della compagnia nella riunione del 29 agosto prossimo. Una smentita che, però, non ha messo del tutto a tacere le voci.
 

(Foto: Imagoeconomica)
© Riproduzione Riservata.