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Economia e Finanza

ALITALIA/ Sindacati e opposizione siano responsabili. Non ci sono alternative alla firma

Questa vertenza è un caso che farà storia: il declino di un mondo che ha vissuto oltre misura al di sopra delle condizioni consentite dal mercato. All'interno il Dossier Alitalia

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Le ultime vicende della vertenza Alitalia hanno colto di sorpresa quanti ritenevano che il vero punto critico fosse quello del numero (e del destino) dei lavoratori in esubero. Alla prova dei fatti, il negoziato si è bloccato, invece, sulle condizioni economiche e normative dei dipendenti assunti dalla Cai (quelli, cioè, che conserveranno un posto di lavoro); senza tener conto del fatto che il costo e l’organizzazione del lavoro (nonché la gestione degli organici) sono tra le principali cause della non competitività della compagnia nell’attuale contesto del trasporto aereo.

In sostanza, il modello Alitalia (espressione emblematica dell’Italia assistita) - lo stesso che ha decretato in pratica il fallimento dell’azienda - si erge a ostacolo, fino ad ora insormontabile, anche sulla via della salvezza e del risanamento.

Il Governo ha voluto responsabilmente corredare l’operazione Cai con un’articolata risposta sul terreno degli ammortizzatori sociali. Ma forse questo atto si è tradotto in un errore tattico. Al dunque, sembra evidente che tanti dipendenti preferiscono essere assistiti per sette anni (in cassa integrazione e in mobilità) con indennità di importi più elevati (perché ragguagliati ai trattamenti attualmente percepiti, in ragione dell’intervento di un fondo speciale) di quelli conseguiti lavorando con regole sostenibili.

Alla fine il buon senso finirà per prevalere? È difficile essere ottimisti e fare delle previsioni su come e su quando tutti i tasselli andranno a posto. Di certo si può dire una cosa. La vertenza Alitalia è un caso che farà storia, come lo fu a suo tempo, nell’autunno del 1980, la vertenza Fiat, della fine di un’epoca. Allora, crollava drammaticamente una stagione di relazioni sindacali nel settore manifatturiero che avevano trascinato sull’orlo del baratro non solo la Fiat, ma gran parte dell’industria italiana (tanto che la sconfitta dei sindacati a Torino consentì quel cambiamento di linea che li vide protagonisti responsabili dei grandi processi di riconversione industriale del decennio ’80). Oggi, si assiste al tragico declino di un caposaldo del mondo dei servizi, che ha vissuto oltre misura al di sopra delle condizioni consentite dal mercato.

Nel 1980, ci fu un gruppo dirigente sindacale che comprese che ormai “era finita” e che si doveva cambiare. Adesso, non siamo sicuri che i dirigenti attuali siano in grado di compiere un’analoga assunzione di responsabilità. Ci vorrebbe qualche cosa che somigli alla marcia dei 40mila (in Alitalia sono tanti gli scontenti della gestione sindacale).

Certo che non è di aiuto l’atteggiamento dell’opposizione. È incomprensibile (e irresponsabile) linea di condotta del Pd, che (facendo il verso alla IdV) preferisce lo sbocco peggiore al solo scopo di poter criticare il Governo, pur non essendo in grado di avanzare delle alternative serie e credibili (che, in verità, non esistono).

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COMMENTI
16/09/2008 - Quante falsità (mario mancini)

Sono un (forse ex) comandante AZ, non mi sento assolutamente un privilegiato in quanto negli ultimi 10 anno di comando per oltre 6500 ore volate (come un CPT LH/BA/AF) ho percependo uno stipendo medio netto del 30% in meno dei miei colleghi stranieri (inclusi i miei invidiati"privilegi"). Mi piacerebbe continuare a volare per i prossimi 10 anni, fino alla naturale pensione dei 60 e sicuramente lo farò in altre compagnie, non in Italia dove il clima è diventato irrespirabile, grazie a voi giornalisti, maghi nel riportare le notizie come imposte dai poteri forti. Mi chiedo: dove ha raccolto così tante cattiverie e tutte così concentrate?! Ieri a dimostrare c'erano colleghi in cerca di mantenere il lavoro, non i sussidi. Ricerchi quanto incide la forza lavoro in AZ e quanto nelle altre compagnie(AF/BA/LH), si informi sull'operativo AZ di volo ed i limiti di impiego. Se proprio si dovesse annoiare faccia una ricerca approfondita su come si reggono in piedi le Low-cost, dove e come vengono sovvenzionate dai comuni? Si chieda come mai in Italia la "compagnia di bandiera" debba lottare ad armi impari con una concorrenza spietata, quando all'estero non è permesso? Si informi sulla qualità dei servizi dati ad AZ dagli handlings e gli scatoloni di rapporti ai nostri capi che io e i miei colleghi abbiamo scritto, ma nulla è mai mutato (vedi SEA di MXP, tanto le parolacce le prendevamo noi dell'equipaggio per i loro disservizi), insomma provi per una volta a fare il giornalista! Saluti

RISPOSTA:

Caro comandante, se dovessi informarmi sulle condizioni di lavoro dei piloti dell'Alitalia sulla base di quanto lei scrive, credo che continuerei a restare nel vago e a parlare per sentito dire. Forse non se ne è accorto, ma lei non fornisce una sola cifra né illustra una sola clausola contrattuale. Si limita a lamentarsi. Certo in Alitalia non sono tutti piloti o personale di volo. Ci sono anche dei lavoratori che hanno delle retribuzioni normali, specie se sono stati assunti con contratti a termine (a proposito, non le sfuggirà il dualismo del mercato del lavoro in Alitalia, tollerato dai sindacati proprio per non toccare le condizioni dei garantiti?). Infine la invito a ricercare sul Quotidiano nazionale di alcuni giorni or sono l'intervista di un suo ex collega che spiega - dati alla mano - le differenze in termini di stipendio, nastri orari, turnazioni, trasferte vigenti in Alitalia rispetto alle condizioni presenti nella generalità delle compagnie aeree. Vede, per quattro anni sono andato una volta al mese a Bruxelles. Il biglietto non lo pagavo io ma la mia amministrazione che, essendo pubblica, ci faceva viaggiare Alitalia. Il costo del biglietto era di circa 700 euro, andata e ritorno. Una volta viaggiai con un'altra compagnia: al prezzo di 150 euro. Non le sembra che fosse la vostra una situazione insostenibile? (Giuliano Cazzola)