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ECONOMIA/ Un piccolo passo in avanti sui fondi sovrani

Con l'accordo di Santiago si raggiungerà una maggior trasparenza sulla provenienza, la gestione e le destinazioni dei fondi di proprietà governativa. Leggi l'analisi di EMILIO COLOMBO, docente di Economia internzionale all'Università di Milano Bicocca

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L’accordo di Santiago tra i fondi sovrani costituisce un piccolo passo avanti nella integrazione di questi ultimi nei mercati internazionali dei capitali.

I fondi sovrani sono fondi di investimento di proprietà governativa che investono nei mercati dei capitali; recentemente sono stati al centro dell’attenzione a seguito di alcune acquisizioni in settori rilevanti delle economie avanzate. Tra i tanti problemi che sono stati sollevati due sono quelli maggiormente rilevanti e sono legati alla trasparenza del loro operato ed alla loro finalità. I fondi sovrani non sono trasparenti, ovvero non è nota la loro asset allocation ed il loro grado di esposizione, né le loro strategie di investimento. Allo stesso tempo, essendo di proprietà governativa, può sorgere il (legittimo) dubbio che il loro operato non sia mosso da logiche esclusivamente economiche, ma anche di carattere politico.

Occorre sottolineare che i fondi sovrani non sono gli unici attori nel mercato internazionale dei capitali a non essere trasparenti; anche i cosiddetti hedge funds non sono per nulla trasparenti, ma nel caso dei fondi sovrani la loro opacità diviene particolarmente problematica proprio a causa del sospetto che la finalità possa essere non esclusivamente di carattere economico. Queste preoccupazioni sono cresciute negli ultimi anni con l’ingresso di fondi sovrani di paesi quali Russia e Cina che sono potenze “concorrenti” se non in contrapposizione con i paesi occidentali.

Il fatto è che le economie occidentali ed in particolare gli USA hanno bisogno dei fondi sovrani. L’economia americana ha realizzato elevati deficit di parte corrente negli ultimi anni, il che significa che si è indebitata nei confronti del resto del mondo. I paesi che possono svolgere il ruolo di creditori sono i paesi in surplus, tra questi spiccano i produttori di energia (Paesi Arabi, Russia ecc.) e i paesi asiatici, Cina in particolare.

Al tempo stesso i paesi in surplus hanno necessità di investire nei paesi avanzati sia per seguire una logica di diversificazione del proprio portafoglio sia perché cercano investimenti meno volatili di quelli effettuati nei paesi emergenti.

I fondi sovrani sono uno degli strumenti che vengono impiegati per raggiungere questi obiettivi. L’adozione del codice di trasparenza definito nell’accordo di Santiago è senza dubbio un passo in avanti: da una parte permetterà di avere maggiori informazioni sull’operato dei fondi sovrani, dall’altra permetterà a questi ultimi di non essere visti con sospetto o di essere discriminati perché accusati di rappresentare interessi politici.

Il passo in avanti è tuttavia piccolo: l’adozione del codice è su base assolutamente volontaria e non ha natura vincolante. Dunque ci dobbiamo aspettare che non tutti i paesi aderiscano all’accordo e che le polemiche ed i sospetti continuino. Tuttavia l’importanza dei fondi sovrani è destinata a crescere nel tempo e, al di là delle polemiche di facciata, i paesi avanzati ed in particolare gli USA saranno costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Stante le prospettive dell’economia americana e la sua necessità di ottenere finanziamenti esteri non sembra che sia il caso di fare gli schizzinosi sulla loro provenienza.

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