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Fannie Mae e Freddie Mac, quel modello misto che non ha funzionato

Cosa è accaduto negli Usa? Con il salvataggio da parte del governo di Fannie Mae e Freddie Mac è fallita una formula mista di regime privato condizionato da criteri politici, che dovrebbe far riflettere in Italia, e non il “mercato privato”. Il beneficio della ripresa del settore immobiliare compenserà le perdite

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È stata ovvia la reazione entusiastica del mercato alla notizia del salvataggio da parte del governo americano delle gigantesche agenzie erogatrici di mutui Fannie Mae e Freddie Mac. In sostanza, significa che c’è un salvatore (prestatore) di ultima istanza capace di far finire, e nel prossimo futuro invertire, la crisi del mercato immobiliare statunitense e della finanza derivata costruita su di esso.

In realtà l’Amministrazione Bush non voleva che il Tesoro americano, e quindi i contribuenti, si facesse carico del buco finanziario delle due agenzie dovuto al cortocircuito nel credito a seguito della crisi di insolvenza dei mutui non garantiti iniziata nel 2007. Il problema è noto, ma è utile riassumerlo. Milioni di persone, in particolare dal 2002 in poi, sono state incentivate a comprare case con formule di mutuo imprudenti, cioè non calibrate sulla reale capacità di spesa del contraente. Chi erogava il mutuo non ne controllava la qualità perché lo rivendeva. Il compratore lo inseriva in pacchetti finanziari mixati. Una combinazione di fattori, tra cui l’aumento dei tassi, ha reso più costose le rate dei mutui e molte famiglie hanno smesso di pagarle. La componente di mutui insolventi nei pacchetti di finanza sintetica ha azzerato il valore complessivo dei pacchetti stessi e bloccato la loro circolazione, mettendo in crisi l’intero sistema finanziario. Per questo sono intervenute con alluvioni di liquidità a basso costo le Banche centrali americana e europea. Ma tale intervento, in America, non ha chiuso la crisi specifica del mercato immobiliare.

Fannie Mae e Freddie Mac erano agenzie che gestivano quasi la metà dei mutui. Avevano già una natura semipubblica che permetteva loro di prendere a prestito denaro a condizioni privilegiate. Negli ultimi mesi si sono trovate piene di insolvenze e con costi crescenti del credito, quindi incapaci di sostenere il loro ciclo finanziario e di assorbire le perdite. Il ministro del Tesoro, Paulson, ha tentato fino all’ultimo di trovare una soluzione di mercato che evitasse il salvataggio statale ed il costo per il contribuente. Ma nessuna entità privata ha voluto ingaggiarsi. Per evitare un fallimento con potenziali catastrofici il governo ha dovuto garantire direttamente la continuità operativa delle due agenzie. 

Fannie e Freddie avevano una doppia missione. Quella, decisa dal Parlamento, di rendere possibile ai poveri di comprare una casa e quella di remunerare gli azionisti. Per combinarle le due agenzie hanno dovuto fare acrobazie, alla fine inciampando. Ma è fallita una formula mista di regime privato condizionato da criteri politici, che dovrebbe far riflettere in Italia, e non il “mercato privato”. Comunque tale formula populista continuerà nel nuovo regime di totale garanzia statale anche perché molte azioni sono possedute da Banche centrali asiatiche che il governo americano non può permettersi di deludere. Vedremo. Al momento il punto è che lo Stato ha messo un pavimento alla caduta del mercato immobiliare e ciò è un bene. Molti temono un costo di centinaia di miliardi di dollari che aumenterà il deficit del bilancio statunitense ed indebolirà il dollaro. In realtà, anche se tale costo fosse confermato, il beneficio della ripresa del settore immobiliare anche dovuto a questo salvataggio statale lo compenserebbe abbondantemente. Infatti il mercato è contento ed il dollaro resta ascendente. 

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