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BANKITALIA/ I "magnifici sette" del credito a Palazzo Koch: oggi è una giornata decisiva

Le diagnosi e le cure che si stanno predisponendo per la crisi economica hanno compreso la vera essenza della malattia? L'incontro di oggi a Palazzo Koch tra i vertici di Bankitalia e dei sei maggiori istituti di credito italiani, come spiega DANILO LOFORTE, sarà chiamato a rispondere a questo interrogativo

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Oggi il Direttorio della Banca d'Italia ed i vertici delle sei maggiori banche italiane si riuniranno a Palazzo Koch per fare un'analisi delle azioni da attivare per fronteggiare la crisi finanziaria e creditizia.

Nel contempo si sta delineando l'azione governativa con il decreto anti-crisi, che prevede la possibilità da parte dello Stato di sottoscrivere nuovi strumenti finanziari delle Banche, da considerarsi parte del Patrimonio di Vigilanza (la "scorta" accantonata dalle Banche per tutelarsi dal rischio di inadempimento), oltre ad una serie di provvedimenti per il sostegno alla liquidità ed agli investimenti delle Imprese Italiane.

Nel mezzo, la Banca d'Italia che nel suo bollettino periodico registra "... un inasprimento da parte delle banche dei criteri adottati per l'erogazione dei prestiti alle Imprese..." .

 

Abbiamo quindi una diagnosi (da parte della Banca d'Italia), una cura (da parte del Governo), ma non è ancora chiaro quale sia la malattia, se non una generica definizione di "crisi".

Una contrazione del Prodotto Interno Lordo, unito alla stima della Confindustria sulla caduta a picco della produzione industriale (-12%) rappresentano certo una chiara prova che la malattia è la recessione. Il forte rallentamento, o meglio, il sostanziale arresto dei prezzi e l'iniezione di liquidità da parte dei Governi, rappresentano un'altrettanto chiara prova che la malattia è la deflazione.

La tenuta sostanziale dei consumi, non certo giustificabile dallo zuccherino "social card", ma dalla presenza di inaspettata liquidità nelle tasche degli italiani, spingerebbero ad essere meno catastrofisti sull'economia reale, per cui la malattia è una insicurezza temuta, più che una insicurezza manifesta.

 

Quale è dunque la malattia?

Se i sei plenipotenziari delle banche italiane valuteranno che la "malattia" è rappresentata dalla carenza di liquidità del sistema, è chiaro che il oggi inizierà (in anticipo) la primavera; con lo Stato che finanzia il Patrimonio di Vigilanza, è infatti possibile allentare le briglie sull'erogazione del credito; inoltre le modifiche strutturali sulla liquidità interbancaria a livello europeo, rappresentano una cura/garanzia sufficiente per arrestare la contrazione creditizia, se non invertirla.

Se la "malattia" è la recessione, è altrettanto evidente che, continuare a limitare o contingentare l'ossigeno alle PMI non aiuta certo ad uscirne, giacché va a colpire chi sta creando ricchezza e non chi vorrebbe crearla; se infatti un restringimento dei criteri di erogabilità dei prestiti impedisce la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, contemporaneamente mette in crisi chi è già nel tessuto produttivo e, mediante il credito bancario, gestisce la propria operatività.

Se la malattia è la "finanza", intesa come ricorso all'alchimia delle scatole cinesi, in cui si crea ricchezza virtuale, emettendo debiti garantiti da altri debiti, allora il riallineamento dei valori contabili dei bilanci ai valori reali dovrebbe fare un pò di chiarezza sulla catena del valore di Imprese ex-industriali che, per anni, hanno privilegiato la creatività a scapito del lavoro, mutandosi in società finanziarie.

 

Forse la malattia non è ancora visibile nella sua reale dimensione e gravità. Forse è nascosta in bilanci che crolleranno come castelli di sabbia sotto la valutazione del fair value; il dubbio, infatti, è che ci sia, come non mai, una asimmetria informativa su come stiano realmente i bilanci dei grandi gruppi bancari ed industriali e su quanto peso abbiano nei loro conti asset finanziari virtuali. Non si spiegherebbe altrimenti che fine abbiamo fatto circa 3000 miliardi di dollari di debiti inesigibili, ristrutturati e cartolarizzati, i cosiddetti CDO (Collateralised Debt Obligation) che erano in circolo nel sistema bancario e nei fondi di investimento, e che qualche centinaio di milioni di euro immessi dai governi mondiali non ha sicuramente coperto.

 

E la contrazione dei valori degli immobili? E l'aumento costante delle insolvenza nel sistema delle carte di credito? E le grandi Imprese che formalmente sono in attivo, ma inondano il mercato di Corporate Bond che servono a rimborsare altri Bond e non a finanziare sviluppo?

Pensar male è peccato, ma spesso ci si indovina. Il timore è che, tutto ciò che è avvenuto fino ad ora, sia solo la punta di un iceberg molto più minaccioso e pericoloso, figlio della presupponenza di materializzare ricchezza dall'ingegneria contabile.

La perdita di contatto con un'etica imprenditoriale improntata alla concretezza ed al sacrificio, è forse la vera malattia su cui concentrare gli sforzi, valorizzando e sostenendo soprattutto chi ha sempre basato sul lavoro dell'uomo. non sull'alchimia finanziaria, la creazione della catena del valore su cui fondare l'Impresa.

In questo senso, gli IAS (i criteri di valutazione delle attività patrimoniali delle Imprese) diventeranno la vera cartina di tornasole per capire se e quanto varranno gli attivi delle Aziende, e forse è il caso di predisporre strumenti legislativi di gestione delle speculazioni patrimoniali sul denaro virtuale ed indagare sulle politiche di dividendo di poche centinaia di "Capitani d'Azienda" che privatizzano gli utili e socializzano le perdite.

 

Danilo Loforte

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