Economia e Finanza
martedì 27 gennaio 2009
L’operazione ha avuto successo e il paziente è “finalmente” morto. L’aeroporto di Malpensa non sarà mai più un grande scalo hub capace di convogliare il grosso dei passeggeri italiani verso Milano per riempire i posti su tanti voli internazionali a lungo raggio.
Il combinato disposto tra le polemiche sulla distanza di Malpensa da Milano, la lentezza con cui sono state realizzate le infrastrutture e l’incapacità, non si sa fino a che punto “naturale” degli uomini che si sono succeduti ai vertici di Alitalia ha affossato un grande progetto che avrebbe aiutato l’intera economia italiana.
Ora i passeggeri provenienti dalla macroregione che va dalla Valle d’Aosta al Friuli arrivando ben oltre l’Emilia, partiranno da Monaco, Francoforte, Parigi, Londra. Saranno costretti a fare almeno uno scalo in più, a perdere tempo e ingrosseranno i bilanci delle compagnie aeree straniere.
La missione è compiuta. Gli imprenditori del Nord Italia avranno un altro ostacolo da superare rispetto ai colleghi delle grandi nazioni europee e i turisti che vogliono visitare l’Italia anche. Un risultato a tutto tondo al quale mancherebbe solo la ciliegina sulla torta di una trasformazione di Linate in un city airport per risultare eccezionale.
Non solo si tolgono voli e passeggeri a Malpensa, ma si impedisce ai concorrenti di Cai-AirFrance-Klm di far partire i propri clienti in maniera solo un pochino più comoda da uno scalo cittadino per fare quello che, magari, è solo la prima tratta per salire su un aereo “vero” per arrivare a Houston o a Bangkok.
Come contropartita ci sarebbe la possibilità entro due anni di attivare altri 17 collegamenti internazionali da Malpensa. Però, a parte il concetto di possibilità e il tempo a dir poco lungo, non si capisce la natura dello scambio. O c’è una domanda potenziale di passeggeri che fornisce la possibilità di fare questi collegamenti e allora non si comprende perché non si realizzano. Oppure non ci sono passeggeri disposti a viaggiare senza scalo da Malpensa per Boston, Buenos Aires o Pechino e non si vede come la trasformazione di Linate possa crearli.
A naso e a giudicare dai passeggeri che sono partiti negli anni scorsi da Malpensa, i numeri per riempire voli ci sarebbero, ma il vero obiettivo di Cai è riempire quelli che ha già in partenza da Roma e portare acqua al mulino dei francesi e degli olandesi. Quindi non se ne farà nulla. O meglio, se la ex Alitalia libererà gli slot, ci penseranno le altre compagnie a fare qualcosa, anche se ci vorrà del tempo.
Lo ha dimostrato Lufthansa che dopo aver a lungo “giocato” con Cai, da febbraio comincerà a collegare Milano con otto capitali europee con voli diretti, tra i quali quelli per Budapest e Lisbona non disponibili viaggiando con Cai. Quest’ultima si concentrerà sulla tratta Milano-Roma dove, almeno per ora, ha, di fatto, un monopolio assoluto.
Le conseguenze sui prezzi dei biglietti già si stanno vedendo e rimarranno fino a quando la concorrenza dei nuovi treni veloci comincerà a farsi sentire. Oppure qualche compagnia straniera si farà avanti per prendersi anche una fetta di questo business.
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