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FINANZA/ Patrimoni tra vigilanza ed economia

Per le banche di tutto il mondo questo è stato un fine anno movimentato, e non fanno certo eccezione le banche italiane. Il decreto anticrisi del governo e l'allontanamento dai metodi di valutazione di Basilea 2 stanno facendo fare gli straordinari alla Vigilanza di Bankitalia. Per fare il punto della situazione, vi riproponiamo la riflessione di Antonio Quaglio, nella sua rubrica Il Miglio quadrato pubblicata oggi su Plus24-Il Sole 24 Ore

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Fine d'anno di lavoro ininterrotto per tutti gli addetti ai bilanci bancari. Un riflesso esterno non trascurabile è giunto dal prospetto dell'aumento di capitale UniCredit. In attesa del lancio formale dell'operazione in gennaio, si arguisce che la ripatrimonializzazione è in parte già scattata prima del 31 dicembre, poiché il miglioramento del core tier 1 viene dato per acquisito a fine 2008, salvo diverso parere della Vigilanza Bankitalia. L'effetto è stato molto probabilmente prodotto dal «contratto di garanzia» siglato con Mediobanca lo scorso 23 dicembre, in attesa che i grandi soci sottoscrivano le quote di cashes UniCredit già prenotate.

 

Il prospetto - come ha rilevato Il Sole 24 Ore-Radiocor - cita contratti di usufrutto e swap tra UniCredit e Mediobanca. Questi sono stati con parecchia evidenza finalizzati ad accelerare al massimo la ricapitalizzazione di Piazza Cordusio, senza però mettere sotto tensione i ratio patrimoniali di Piazzetta Cuccia. Non a caso il documento precisa che la Vigilanza non ha ancora dato il suo via libera al complesso delle technicality. Pare tuttavia improbabile che l'ok non venga dato, confermando così ex post il rafforzamento immediato dei ratio UniCredit (e quindi, tra l'altro, una minor necessità teorica di eventuali interventi pubblici).

 

D'altro canto, non si registrerebbe alcuna penalizzazione transitoria per il patrimonio di vigilanza di Mediobanca e quindi per la sua libertà di manovra sulle partecipazioni.

 

Subito dopo Capodanno, è atteso invece il decollo legislativo - prevedibilmente con un emendamento all'articolo 15 (punto 10) del decretone anticrisi - dell'"affrancamento" fiscale degli avviamenti delle società quotate. Il valore aggregato in gioco è di oltre 150 miliardi per le blue chip del Mib30, di cui un terzo circa in Telecom e un altro terzo nelle grandi banche. Queste ultime, in particolare, potrebbero - secondo un'ipotesi allo studio - ammortizzare i loro goodwill in nove anni, corrispondendo già nel 2009 all'Economia un'imposta sostitutiva del 16%, con un gettito stimabile in un massimo di 8 miliardi.

 

Nei bilanci bancari, tuttavia, l'imposizione implicherebbe l'iscrivibilità immediata in conto economico di un pari provento fiscalmente neutro. E non è escluso che la formulazione finale preveda l'accantonamento patrimoniale del provento emerso. La Banca d'Italia, dal canto suo, starebbe ancora valutando in che misura considerare questa nuova voce contabile ai fini dei ratio patrimoniali.

 

Antonio Quaglio

 

(Pubblicato su Plus24 - Il Sole 24 Ore del 4 Gennaio 2009)
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