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FINANZA/ Ottobre nero per la Borsa. Grazie alle banche, parola di Tremonti

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«Se alcune banche hanno deciso di non utilizzare le obbligazioni governative è una loro libera scelta ma non fanno bene il loro mestiere. Il mestiere delle banche è fare soldi con la finanza o fare la banca e dare i soldi alle imprese? È sicuramente un mestiere difficile soprattutto in una fase di crisi più che nella normalità. Ma se continuano a far soldi con la finanza, stanno solo preparando la prossima crisi». Parole e musica di Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, all'indomani della decisione di Unicredit e Intesa-San Paolo di non avvalersi dei Tremonti-bond.

 

Il nodo della crisi e della fase recessiva che essa ci ha regalato e che ora stiamo vivendo, cari lettori, è tutta qui. Il problema, infatti, è posto male fin dal principio: non bisogna impegnarsi nel rendere la vita impossibile agli hedge funds, ma fare in modo che le banche non agiscano come loro, ovvero come fondi speculativi invece che come erogatrici di credito e gestrici del risparmio. Anche perché ciò che attende le banche dietro l'angolo dell'autunno è tutt'altro che chiaro.

 

Ieri, infatti, il Fondo monetario internazionale ha abbassato le proprie stime rispetto le svalutazioni globali degli istituti di credito, scendendo da 4 a 3,4 trilioni di dollari, ma questo non significa che stia arrivando il sereno: primo, perché all'orizzonte è ora ufficialmente confermato che siano in avvicinamento altri 1,3 trilioni di svalutazioni e secondo perché la crisi reale sarà, con l'aumento della disoccupazione a livello globale, basata sui mutui e i prestiti.

 

«La situazione sta migliorando ma i rischi di un altro cambio repentino della situazione sono alti», rendeva noto l'Fmi. Inoltre, se le riserve paiono generalmente in grado di garantire la sopravvivenza delle banche anche in caso di forte picco di crisi, i mancati introiti o comunque la capacità limitata di creare profitto a fronte delle svalutazioni certe peserà ancora per un anno e mezzo, scrive sempre l'Fmi. A questo, poi, va unito il dato che vede quasi tutti gli analisti Usa ed europei concordi nel prevedere una contrazione del 17% nel mercato borsistico a ottobre: non certo uno shock ma questo rally “liquidity driven” è durato un po' troppo e ha quasi certamente creato una bolla che lascerà molti con il cerino in mano.

 

Per quanto infatti i soldi pompati da governi e organismi internazionali abbiano creato entusiasmo negli investitori, c'è il forte rischio che molti soggetti si siano esposti eccessivamente e rotto le cautele dell'hedging a fronte di una leva di leverage spropositata posta in essere di nuovo per fare profitti in fretta e sfruttare il momento. Guarda caso, i soggetti maggiormente indiziati di aver dato vita a questa seconda fase di costruzione della crisi, come accennava giustamente il ministro Tremonti, sono proprio le banche: qui come altrove.

 

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COMMENTI
01/10/2009 - E' ora di finirla! (Alessandro Sasso)

E' ora che i governi prendano in mano seriamente la situazione togliendo alle banche il potere di creare debito dal nulla e mettendo in galera un po' di managers! Lo Stato deve riprendersi il potere economico-finanziario riportando la Banca d'Italia sotto controllo statale togliendolo alle banche private. Non se ne può più e tra non molto la gente disoccupata inizierà a rivoltarsi! Ma quanto ci vuole a dare a Draghi un bel calcio nel sedere e rimandarlo dal suo padrone Goldman Sachs? Quanto ci vuole a capire che dietro tutto questo c'è una strategia volta a creare un nuovo ordine mondiale? Questa gentaglia pensa che siamo tutti scemi? Saluti