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APPELLO/ L'imprenditore di Cologno: l'immagine del premier ci aiuta. Il collega di Prato: i problemi sono altri

Pubblicazione:mercoledì 14 ottobre 2009

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Il pericolo non è quindi scampato e al mondo imprenditoriale italiano serviranno degli aiuti per sopravvivere o per cercare di costruire un 2010 positivo. Ed è per questo che l’associazione di categoria per eccellenza, Confindustria, continua a chiedere un taglio delle tasse sulle imprese, in particolare l’Irap. «Sicuramente ci potrebbe aiutare - spiega Cocci -, ma si tratta di un tassello rispetto agli aiuti possibili. Per esempio, una mano potrebbero darcela anche gli enti locali, con una riduzione dell’addizionale sull’energia elettrica e sul gas o della tassa sui rifiuti».

 

Per Anceschi la leva fiscale resta quella vincente, perché «offre un respiro di lungo periodo», «anche se è più difficile da usare». Per affrontare la crisi nell’immediato, «gli ammortizzatori sociali restano lo strumento corretto per permettere agli imprenditori di affrontare la situazione. Probabilmente vanno allungati e mi pare che le risorse per fare questo ci siano».

 

I due imprenditori  sembrano trovarsi d’accordo quando si parla di banche. «Il problema più grande - afferma Cocci - resta il sistema bancario, cui noi Pmi siamo in mano e che continua a remare contro di noi in maniera sfacciata». «L’accesso al credito resta in mano a pochi gruppi. Se questa situazione migliorasse avremmo dei benefici immediati». Anceschi entra nel merito e ci spiega che è stata sì «annullata la commissione di massimo scoperto, ma è stata introdotta la commissione di messa a disposizione fidi che vale l’1% del massimo utilizzo fidi o in alcuni casi l’1% del fido stesso. Le banche così ci guadagnano molto di più». Quanto ai “demonizzati” parametri di Basilea2, «erano già prima della crisi una gabbia che non poteva funzionare, perché significa dare soldi solo a chi già ne ha».

 

Quello della liquidità resta quindi il problema più grande. «Con l’Irap e la riforma del Tfr - racconta Anceschi - ci hanno “prosciugato” tutta la liquidità possibile e facciamo molta più fatica dei nostri concorrenti stranieri».

 

Ma un richiamo Cocci lo vuol fare anche alle altre imprese, ai clienti, “responsabili” del grande calo degli ordinativi. «Se diminuissero - spiega Cocci - le importazioni di capi dall’Estremo Oriente e venissero a ordinarli da noi, ci darebbero una grande boccata di ossigeno. Certamente questo potrebbe essere più facile se anche i nostri clienti registrassero un aumento delle vendite».

 

È quindi tutto il sistema che è chiamato a ripartire. Politica, banche e le stesse imprese sono chiamate all’azione per far in modo che la crisi possa essere un ricordo e iniziare così a percorrere la strada della ripresa che tutti speriamo non sia lunga.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
16/10/2009 - Finalmente... (Alberto M. Onori)

...qualcuno che fra i commenti ha il coraggio di dire che il re è nudo... se il solo problema italiano fossero le topiche di Berlusconi e il gossip dei giornali ci metterei la firma. Il problema vero è un sistema che non supporta a sufficienza la tenute ma esistente ripresa che c'è! E poi finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare della criminalità organizzata; se ne parla sempre meno, vuol dire che conta sempre di più. Tutte le risorse in mano alle mafie sono risorse sottratte al sistema; e come deve fare un imprenditore in queste condizioni? La Lega non è un toccasana: non fu Castelli ministro dlel'Industria a teorizzare la necessità di venire a patti con la mafia? Maroni sta arrestando 8 mafiosi al giorno, in compenso; onore al merito. Ma anche lì bisognerà fare un lavoro di sistema, colpendo al cuore il meccanismo dell'illegalità. Sarà perché sono toscano ma io sto coi pratesi (e coi pisani, che nel campo della calzatura hanno gli stessi problemi).

 
16/10/2009 - pericolo giallo! (alberto cremona)

C'è un solo modo: difendere il made in italy, ma sul serio... non è possibile che merci fatte in cina e solo stirate e inscatolate in italia si definiscano made in italy... così è tutto perduto... pochi anni e saremo del tutto rovinati! La gente vuole il made in italy ma se non può capire se è vero o falso presto faremo tutti i camerieri dei cinesi che giocano spesso con carte truccate!

 
16/10/2009 - appello (roberto fantechi)

sono ormai 15 anni che l'italia "stagna" e quindi possiamo azzardare che è un problema di sistema indipendente per la massima parte da colorature ideologiche; mi fa quindi specie che l'imprenditore di cologno parli di falsità su berlusconi (lui ha le prove?) sui giornali stranieri che nuociono all'immagine del'italia....per favore, la mafia, la corruzione, la burocrazia e via via sono le cause vere che nuociono all'immagine (berlusconi ci aggiunge del suo) e per le quali gli investimenti stranieri in italia ci vedono fanalino di coda; perchè non si parla anche di questo, i.e., di far crescere l'italia a casa nostra per coadiuvare tutte quelle imprese che esportano, è questa la crescita che manca....invece di sperperare il tempo andando dietro a riforme per salvaguardare interessi personali/politici/territoriali...

 
14/10/2009 - Botte piena e moglie ubriaca (Adriano Sala)

Alcune osservazioni sui commenti dei due imprenditori. A. L'immagine del paese è rilevante per chi esporta. La mafia, i rifiuti di Napoli, il deficit enorme, le carenze infrastrutturali sono viste come effetti di una causa: la scarsa cultura imprenditoriale degli italiani. Il vecchio e tuttora valido detto del PCI-PDS-DS "tanto peggio tanto meglio" sta provocando sfracelli, sempre per chi esporta. Le crisi sono sempre selettive: servono a buttare fuori mercato le aziende inefficienti, servono a ottimizzare le risorse. B. Il sistema fiscale italiano è perverso, perché si pagano molte e troppe tasse e non si vedono i risultati: perché pagare tasse per la sicurezza quando mezza Italia è in mano alla criminalità organizzata? La ragione primaria delle tasse è la sicurezza dei cittadini. Poi, se calano le tasse, chi paga gli ammortizzatori sociali? C. Il problema non è la banca, è la scarsa capitalizzazione delle imprese. Se correttamente le imprese si facessero finanziare il solo capitale circolante, il problema scomparirebbe. D. Diminuire le importazioni? Nessun governo si mette contro Fiat, Benetton e compagnia cantando. Ci sono leggi, direttive e regolamenti europei che lo consentirebbero, ma gli imprenditori manco sanno che esistono e non sono applicate: vedi marcatura CE, direttiva macchine, regolamento REACH. Imprenditori fate meno leva finanziaria e più manufacturing con annessi e connessi e i problemi cinesi si risolvono in due giorni due. Cordialità.