BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BANCHE/ L’ultimo attacco di Tremonti-Colbert a Unicredit e Intesa

Il ministro dell’Economia ha criticato le privatizzazioni compiute nel passato, rimpiangendo anche le vecchie Banche di interesse nazionale. Il pensiero liberale di Tremonti sembra definitivamente scomparso. Perché?

tremonti_primopiano2R375_26gen09.jpg(Foto)

Facendo la cronaca della conferenza stampa seguita al consiglio direttivo dell’Assolombarda di lunedì 12 ottobre, la Repubblica ha criticato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ne è stato protagonista. Lo ha attaccato per i suoi giudizi negativi sulle privatizzazioni, per le sue esplicite parole di rimpianto verso certe presenze passate dello Stato nell’economia, in particolare nel settore bancario. «Una volta c’erano le tre Bin - ha detto il ministro - e mi pare andassero molto bene». E ha rincarato: «Avete voluto spacchettare l’Enel? Avete visto i risultati in bolletta. Avete voluto privatizzare Telecom? Guardate quello che è successo. E le Autostrade? Lasciamo perdere».

 

Insomma, era meglio quando c’era lo stato imprenditore? Quando alla guida delle aziende c’erano i boiardi? Quando padroni del credito erano le Casse di Risparmio o comunque gli istituti pubblici, a partire dalle banche di interesse nazionale (le Bin, appunto) i cui vertici erano frutto della spartizione fra partiti politici?

Questo, o qualcosa di molto vicino a questo, è sembrato dire lunedì il ministro. E la Repubblica gli ha subito fatto notare la sua netta contraddizione rispetto a quanto lui e la sua area politica di appartenenza hanno sostenuto con grande convinzione fino a tempi recentissimi. Per esempio, ha scritto il giornale, il programma del Polo del 1996 prevedeva di “privatizzare il totale delle imprese pubbliche”. E ancora: nel 2001 il ministro dichiarava di “essere pronto a privatizzare Poste e Ferrovie”. Ma non basta, perché nel 2004 si vantava così: “Nel periodo in cui ho servito il Paese come ministro dell’Economia l’Italia ha operato circa un terzo di tutte le privatizzazioni mondiali e ha centrato il record europeo delle cessioni di Stato”.

Che cosa è successo? Tremonti, noto per il suo carattere un po’ impulsivo e per essere amante della polemica, si è semplicemente tolto un sassolino dalla scarpa attaccando gli attuali signori del credito, con in testa UniCredit e Intesa, rei di aver snobbato i suoi bond? Oppure, semplicemente, ha cambiato idea, il colbertismo ha preso il sopravvento sul pensiero liberale?


COMMENTI
15/10/2009 - Concentrazioni Bancarie e Cultura "Comit" (Michele Tamburri)

Convengo sulla onerosità dei Tremonti Bonds, ma allora perché, in caso di emergenza, dovrebbero valere le garanzie statali su depositi/obbligazioni degli istituti che non vi ricorrono? Penso poi che anche sulle Concentrazioni Bancarie in Italia ci sia qualcosa da ridire. Da premettere, in generale, come la CRISI GLOBALE abbia dimostrato che le Grandi Dimensioni poggino su Basi di Argilla bisognose di Supporti Pubblici ("Too Bigs to fail") e del resto l'attività bancaria attinge essenzialmente alla Leva debitoria dei Depositi talche la "Patrimonializzazione" si rivela assai Fragile rispetto alla Degenerazione dei Rischi, in Congiunture Negative. Il Punto cruciale non é tanto la Dimensione bensì l' Efficienza e la Selezione del Rischio. Venendo alle Grandi Aggregazioni in Italia, ebbene esse sono state anche, se non per lo più, dettate da Strategie di Potere. Ad esempio INTESA (prima della Fusione S. Paolo) é nata da un Processo piuttosto "Insolito" che ha visto il più piccolo BAV incorporare Istituti ben più corposi, prima CARIPLO e poi COMIT (la maggiore delle ex Bin). Ne é seguita la Ristrutturazione Mc Kinsey con copiosi Tagli di Personale e adozione di Strutture Organizzative improntate a Finanza e spasmodica Vendita di Prodotti. Si sono persi per strada Cultura Creditizia e Rapporto col Territorio. Ebbene, penso che oggi più che mai si senta la mancanza di una Banca come la COMIT e di quella Cultura che sapeva elaborare ed esprimere attraverso i suoi UOMINI/MANAGERS.