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CRISI/ Bertone: attenti, non è tutto oro il Pil che luccica

Pubblicazione:venerdì 16 ottobre 2009

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Come ovviare a questo handicap strutturale? Una prima risposta passa dalla questione fiscale: occorre dare slancio ai consumi, alleviando la pressione sulla busta paga e/o incidere sull’Irap, tassa assurda che tra l’altro colpisce più le imprese che, con forti sacrifici, hanno difeso l’occupazione piuttosto che i tagliatori di teste. Una mossa di questo tipo, suggerita da Francesco Giavazzi, potrebbe esser finanziata, almeno in parte, con i fondi, in tutto 12 miliardi, già previsti per i Tremonti bond che le banche non hanno ritirato.

 

Ma è dubbio che Giulio Tremonti, in preda a tentazioni stataliste (o colbertiane), accolga il consiglio del vecchio “nemico”: non solo il debito pubblico non consente distrazioni di sorta, ma le poche munizioni a disposizione vanno sparate con giudizio e metodo. Sì alla banca del Sud, dunque, affidando allo scudo fiscale l’onere di coprire alcune esigenze primarie della pubblica amministrazione (e la tutela degli ammortizzatori sociali) e di garantire alle imprese un flusso di capitali freschi, come ammette a denti stretti la stessa Banca d’Italia.

 

Anche se, sibila velenoso il direttore generale Fabrizio Saccomanni, lo scudo potrà avere “effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro”.“Il guaio - nota al proposito Mario Deaglio nel suo rapporto sul capitalismo è presentato ieri - è che il calabrone è molto ammaccato e si porta dietro un certo numero di disoccupati in più” “Per cambiare la quota di volo del calabrone - continua Deaglio - non basta aspettare la fine della crisi. I consumi brasiliani e cinesi basteranno per riempire a metà il bicchiere ma non saranno sufficienti a riportare il tasso di crescita tendenziale del Pil strutturalmente oltre il 2%”, il livello minimo per assicurare una ripresa del reddito reale e dell’occupazione.

 

Per andare oltre, tanto per riprendere la metafora iniziale, non è sufficiente aggiungere un po’ di benzina nel serbatoio (vedi un taglio delle tasse piuttosto che iniezioni una tantum di denaro a minor costo) che pure serve, bensì occorre una revisione accurata del motore, cioè della capacità delle imprese di generare margini, cosa che richiede capitali, innovazione e infrastrutture più efficienti.

 

Guai perciò a perder l’occasione della ripresina (e dello scudo) per avviare un ciclo virtuoso nell’accumulazione dei capitali attraverso una politica di attrazione del risparmio finanziario verso strategie di investimento efficaci sul fronte della crescita. Guai, dopo i tanti anatemi dell’anno passato, a non valorizzare la finanza come arma per la crescita: solo una ventina di aziende, grandi o medie, possono consentirsi un rating di un’agenzia internazionale, premessa indispensabile per emettere corporate bond o altri prodotti che abbassino il costo della raccolta.

 

Possibile che non si possa mettere in cantiere un’agenzia italiana strutturata sulle esigenze delle Pmi? Sarebbe sufficiente assai meno dei 12 miliardi dei Tremonti bond. E si eviterebbe la corsa delle famiglie formica all’italiana verso i titoli a reddito fisso di Gm o dell’Islanda. È l’ora di riprendere il cammino, perché nel lungo termine non basta agire sulla domanda per generare una ripresa stabile, bensì sull’accumulazione di capitale e sulla produttività che è il frutto di investimenti mirati.



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COMMENTI
16/10/2009 - Oro del Giappone che in Italia si chiama ottone. (claudia mazzola)

Spero io di riprendermi da questa storia, il lavoro è poco ed i clienti comprano a lunga scadenza e non pagano. Qui ci vuole un miracolo, una bel taglio di tasse per far luccicare il Pil.