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CRISI/ Bertone: attenti, non è tutto oro il Pil che luccica

Gli ultimi dati di Bankitalia segnalano l’arrivo di una ripresa anche in Italia. Ma senza cambiamenti strutturali nella politica economica e nella strategia delle imprese, cui servono più capitali, non si potrà crescere quanto servirebbe per aumentare redditi e occupazione

operaio_siderurgiaR375.jpg (Foto)

Aiuto, arriva la ripresa. A confermarlo, dopo i segnali in arrivo dall'Isae, l'Istituto di studi e analisi economica, è lo stesso Bollettino della Banca d’Italia: «La recessione mondiale - si legge - si è arrestata e si sta ora profilando una ripresa, in larga parte grazie al sostegno delle politiche economiche espansive adottate nei principali Paesi».

 

Certo, rimane molto elevata l'incertezza sulla solidità della ripresa: «Vi è il rischio che con il venir meno degli stimoli fiscali e monetari, e una volta esaurito il ciclo di ricostituzione delle scorte, la domanda privata possa tornare a ristagnare». Ma per ora i numeri del Bel Paese migliorano: sulla base degli indicatori congiunturali, si legge nel documento, nel terzo trimestre il Pil dovrebbe segnare un recupero di un punto percentuale rispetto al periodo precedente. Un risultato a cui ha contribuito soprattutto il netto miglioramento della produzione industriale nella media del periodo, il primo dopo la pesante contrazione subita tra il secondo trimestre del 2008 e lo stesso trimestre del 2009 (-22,1%). 


La caduta del Pil nel 2009, secondo le stime dell’Isae, si attesterà perciò al -4,7% con un miglioramento di sei decimi di punto rispetto al -5,3% delle precedenti previsioni. La crescita arriverà nel 2010 e sarà più decisa del +0,2% previsto in precedenza: la nuova stima indica un Pil in avanzamento dello 0,6% rispetto all'anno precedente. Tutto per merito della ripresa internazionale partita da Oriente, al traino della locomotiva cinese ma che presto potrebbe trovare nuovo ossigeno anche da Ovest visto che nel terzo trimestre il Pil Usa dovrebbe aver registrato una crescita nell’ordine del 3%.

Insomma, la ripresa, fragile e incerta ma reale, è in arrivo. E questo rischia di provocare grossi guai. Il motivo? L’economia italiana ha viaggiato, in questi mesi, a basso regime, come una vecchia utilitaria un po’ scassatella: la crisi finanziaria e il relativo allungamento dei tempi di pagamento ha coinciso con il crollo della produzione e, di riflesso, con una minor domanda di credito.

Si spiega così la situazione un po’ paradossale, in cui tutti i contendenti hanno ragione: le banche a dire di non essere responsabili del credit crunch (“è calata la domanda di credito…” ripetono in coro i banchieri) e le imprese clienti, che contestano i criteri automatici (vedi Basilea 2) di valutazione che spesso hanno fatto scattare, senza alcuna sensibilità per una situazione anormale dei mercati, domande di rientro troppo severe. Ma, al di là delle polemiche, la vecchia auto ha tenuto.

Adesso, però, si accelera: tornano le commesse tanto sospirate e attese. E si torna a lavorare purché le banche riaprano i rubinetti. Ma, ahimè, al di là della retorica difficile, le nostre banche di capitale da destinare agli impieghi ne hanno poco. Al contrario, la paura di sbagliare cliente è ancora alta..


COMMENTI
16/10/2009 - Oro del Giappone che in Italia si chiama ottone. (claudia mazzola)

Spero io di riprendermi da questa storia, il lavoro è poco ed i clienti comprano a lunga scadenza e non pagano. Qui ci vuole un miracolo, una bel taglio di tasse per far luccicare il Pil.