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SCENARIO/ “Il capitalismo non conosce morale”? C’è chi dalla crisi non ha imparato nulla

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Un’altra trasformazione sociale ipotizzata riguarda il crescente peso delle donne nelle posizioni di prestigio dei diversi settori produttivi.   Questo cambiamento è già in atto anche se le differenze di genere non sono ancora molto marcate.

Si prevede che, se il fenomeno proseguirà in modo più intenso, la crescita della femminizzazione dei ruoli più importanti del mondo della produzione industriale e dei servizi potrebbe provocare un effetto di non poco conto connesso alla minore propensione al rischio delle donne rispetto agli uomini.    Cosa in pratica ciò comporterà è difficile da anticipare.

In certi settori, come in quello finanziario, potrebbe essere una conseguenza auspicabile, in altri è tutto da verificare perché una maggiore propensione al rischio è necessaria per competere con successo.

È però sintomatico ricordare che, già oggi, nel Regno Unito, fra i titolari di grandi patrimoni, le donne sono più numerose degli uomini, sicchè i private banker stanno cercando di capire le esigenze femminili per poter erogare servizi mirati, proprio tenendo conto della diversa attenzione al rischio che connota le decisioni e le scelte strategiche delle donne.

C’è poi un altro cambiamento socio economico che si prevede connettersi con la rapida urbanizzazione delle popolazioni.    Si stima che, nel 2040, il 90% del genere umano vivrà in città (dal 52% di oggi).

Se queste previsioni si avvereranno è probabile che le imprese di produzione e quelle di servizi dovranno tenerne in debita considerazione, se non altro perché le aree al di fuori dei centri urbani verrebbero a costituire degli spazi marginali nei quali la domanda di beni di consumo e durevoli risulterà più contenuta.

È però quest’ultima l’ipotesi previsiva per la quale è fuorviante qualsiasi generalizzazione, dal momento che, nel mondo, ci sono e ci saranno sempre realtà nelle quali non spariranno facilmente tradizioni e culture consolidate.

In conclusione, è molto probabile che in futuro assisteremo a cambiamenti abbastanza radicali definiti il frutto di un “capitalismo in trasformazione”.    Quelli ricordati sono solo alcuni di quelli di cui vediamo già i prodromi.

Peccato che (ma si comprende il perché) l’economista sopra richiamato, sostenitore del capitalismo puro, il quale dichiara che “questo sistema non conosce morale, finalità, orientamento o giudizio”, abbia ignorato la più grande trasformazione che ci sfiderà ancor più nel futuro e cioè la lotta all’indigenza del mondo per la cui soluzione sono necessari sforzi a livello nazionale e internazionale da intensificare dopo la crisi.

Gli studi sui cambiamenti sociali ed economici, seppur importanti, non dovrebbero mettere in ombra questa fondamentale esigenza, evidenziata anche nella recente Enciclica “Caritas in veritate”, laddove afferma che “è da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l’economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio”.

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