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BANCHE/ 1. La strategia di Unicredit e Intesa dietro il no ai Tremonti bond

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Così da quel giorno, da quando sono stati varati i Tremonti bonds i due - governo elargitore e candidati utilizzatori di quello strumento - si sono studiati con reciproco sospetto. Da allora a oggi solo due banche, Popolare di Milano e Banco Popolare, vi hanno fatto ricorso. Tutte le altre hanno aspettato le mosse dei leader, cioè proprio Intesa e Unicredit. Intanto le condizioni sul mercato nazionale e internazionale sono cambiate. Il collasso della finanza non c’è stato, le banche hanno ripreso a fare business come facevano prima del crack con le stesse regole (poche), le stesse astuzie, le stesse operazioni di ingegneria finanziaria che sono state causa non secondaria della crisi. E hanno visto che per risolvere i loro problemi di scarsità di capitale potevano fare da sole, senza rivolgersi al governo, potevano evitare quell’atto di vassallaggio che la sottoscrizione dei Tremonti bonds avrebbe comportato. Intesa di Corrado Passera ha deciso di emettere obbligazioni cosiddette ibride per 1,5 miliardi e di vendere degli asset (come per esempio Fideuram cui è interessata la finanziaria Exor della famiglia Agnelli);  Unicredit di Alessandro Profumo varerà invece un aumento di capitale per 4 miliardi di euro sicuro che il mercato lo accoglierà con favore.

Questa scelta netta, questa volontà di fare da sole è dovuta certo a motivazioni personali, o se si vuole di potere. Ma c’è anche un’altra considerazione da non sottovalutare. Il governo dovrà sistemare molte partite complesse nelle grandi industrie nei prossimi mesi. E la tentazione di ricorrere al sistema bancario per creare cordate di salvataggio, o simili, sarà forte. Se le banche avessero utilizzato in massa i bonds governativi, sarebbe stato molto difficile sottrarsi agli appelli provenienti dal potere politico. E questo avrebbe creato problemi ai bilanci delle banche e, anche, sottratto risorse per finanziarie le imprese più sane. Con il loro no ai Tremonti bonds le banche hanno lanciato un messaggio: l’attività creditizia, in Italia, rimane nel campo privato. In futuro si vedrà.

 



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COMMENTI
03/10/2009 - Srategia di Potere e di Autoreferenzialità (Michele Tamburri)

La STRATEGIA delle Grandi Banche è dettata essenzialmente dal POTERE e dall'AUTOREFERENZIALITA' dei PATTI di SINDACATO tra FONDAZIONI (connotate "politicamente" ed appunto - al di là dei loro meriti - espressioni dell'influenza politica negli Istituti). Diversa sarebbe forse la situazione se potessero essere adottati Strumenti di Organizzazione dei voti della miriade di piccoli azionisti. Detto questo, a mio avviso, NON é propriamente vero che le Banche siano IMPRESE COME TUTTE LE ALTRE e ciò riaffiora in tutta evidenza nei PERIODI di CRISI. In effetti, le BANCHE trattano una MATERIA particolarmente SENSIBILE: il RISPARMIO dei CITTADINI / DEPOSITANTI. ESSE sono tra le IMPRESE PIU' INDEBITATE dato che ricorrono essenzialmente alla LEVA rappresentata appunto dalla FONTE di DEBITO dei suddetti DEPOSITI. In un certo senso, si potrebbe affermare per assurdo come i veri azionisti siano i DEPOSITANTI. Inoltre, mentre per le PICCOLE / MEDIE IMPRESE si delega l'erogazione creditizia per lo più a parametri di rating ( avendo perso, del resto, buona parte della Sana Capacità di Selezione Creditizia lungo la strada delle ristrutturazini Mc Kinsey), per il LARGE CORPORATE si assiste alla lievitazione di PRATICHE/POSIZIONI DEBITORIE di dimensioni faraoniche (ZUNINO, TASSARA, ecc.), generate sulla base di criteri diversi e di tipo relazionale.Come sono stati finanziati questi "Crediti monstre", se non con i DEPOSITI? E se lo Stato escludesse la propria garanzia in caso di nuova Crisi ?

 
02/10/2009 - Però si sente il bisogno di banche diverse. (forno lodovico)

Avrei voluto, come commento al suo articolo, inserire una memoria di un mio cliente imprenditore (piccolo per dimensioni di azienda) che ha invano cercato aiuto dalle banche. Le quali, anzi, hanno proceduto a stringergli il cappio al collo diminuendogli i fidi. Ma è troppo occupato a tenere a bada i propri creditori-fornitori, le banche, a reggere botta tutti i giorni con i sindacati e con alcuni clienti che visto la sua situazione hanno pensato di levargli gli ordini. Mi basterebbe parlare di alcun esperienze personali da correntista con impiegati di agenzie di banche tra le più grandi in italia, e testimoniare dell'arroganza con la quale sono abituati a rapportarsi anche con la loro clientela. Ometto tutto e dico che c'è il bisogno in Italia di banche che siano espressione del mondo della media e piccola impresa, magari a capitale appartenente a queste sulla linea delle casse di risparmio dell'inizio del secolo '900. Queste banche, le attuali, a mio modo di vedere, aldilà della pur giusta ricostruzione dei fatti relativi a questa crisi, così non servono. Cordiali saluti Lodovico Forno