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Economia e Finanza

BANCHE/ 2. Nello 0-0 contro Tremonti vince lo “scandinavo” Giavazzi

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Questo ha detto Tremonti, muovendosi da politico e da player sullo scacchiere politico-finanziario nazionale: non diversamente da quanto fanno i suoi colleghi di altri governi e di altri establishment. E se la recessione colpirà le banche italiane più di quanto subprime e derivati hanno colpito quelle internazionali, nessuno stavolta, sul fronte bancario, potrà lamentarsi: neppure se il prezzo di Borsa delle banche scenderà pericolosamente e le renderà scalabili.


E le banche? UniCredit - ricevendo l'applauso del Fondo monetario internazionale e dello stesso Draghi - ha lanciato un aumento di capitale “vero” da 4 miliardi. Che sarà un atto di coraggio e onestà manageriale da parte del Ceo Alessandro Profumo, ma intanto conferma che la Grande Crisi ha lasciato cicatrici profonde nel bilancio di Piazza Cordusio.

 

Ma ora la questione vera è: i 4 miliardi (dopo quelli imbarcati meno di un anno fa sotto forma di "cashes", strumenti patrimoniali ibridi) saranno forniti davvero dal "mercato"? Oppure le nuove azioni UniCredit saranno sottoscritte in parte rilevante "a fermo" da un consorzio di collocamento bancario guidato da Mediobanca e Bank of America-Merril Lynch?

 

Perché in questo caso non sarebbero affatto demagogiche come paiono le invettive di Tremonti contro «la finanza speculativa che rialza la testa e prepara nuove crisi». E se l'aumento UniCredit gestito da Mediobanca (che ha già in custodia una quota non piccola di "cashes") avesse come fine collegato quello di razionalizzare il polo Mediobanca-Generali, già dominato da investitori non italiani?

Diverso il caso di Intesa Sanpaolo, il cui controllo è già delicatamente in equilibrio tra almeno tre soggetti: la milanese Fondazione Cariplo, la torinese Compagnia Sanpaolo e l'asse Generali-Credit Agricole (il cui ruolo è al centro di una contestazione dell'Antitrsut italiano). È comprensibile che gli azionisti stabili abbiano comunque preferito non rendere più complessa ancora la situazione proprietaria. E questo indirizzo (peraltro non condiviso da tutti al momento di voto nei consigli) ha oggettivamente incontrato il desiderio del management di non vedersi vincolato nelle strategie, nelle politiche gestionali, nei pacchetti di compenso.

 

Però la via d'uscita non è apparsa tra le più soddisfacenti. L'emissione di un prestito obbligazionario subordinato da 1,5 miliardi appare al di sotto delle esigenze di consolidamento patrimoniale di una banca della dimensione di Intesa Sanpaolo. E il costo "di mercato" del bond (8,375% annuo) non è così diverso da quello del "bond di Stato" offerto da Tremonti.


Di questo “0-0” gli unici a potersi dichiarare veramente compiaciuti sono quindi i cosiddetti “economisti riformisti”, nocciolo duro delle sedicenti “élites”, come il columnist del Corriere della Sera, Francesco Giavazzi, invitato all'Ecofin di Goteborg dal Governo svedese per aver decantato al cittadino italiano (eternamente "impresentabile", visto dal settentrione delle Alpi) il salvataggio (semi-pubblico) del sistema bancario scandinavo nei primi anni ‘90. Senza aver però mai raccontato i perché di una delle prime manifestazioni di quell'“alcolismo finanziario” - endemico nel Nord Europa - che ha conosciuto nel crack dell'Islanda la sua ultima e più grave manifestazione.

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COMMENTI
15/10/2009 - Partita finisce quando arbitro fischia (PAOLA CORRADI)

Speriamo tutti che non ci sarà una nuova crisi finanziaria comunque il nostro sistema bancario dovrebbe sapere che la partita finisce solo quando l'arbitro fischia e i conti devono essere saldati... prima o poi.