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FINANZA/ Mentre l’economia soffre, le Borse brindano sul Titanic

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Anzi, peggio. Perché ora deficit e debito stanno davvero spaventando gli Usa che devono piazzare a ogni costo questi macigni al'esterno attraverso bond governativi in un periodo di debolezza devastante del dollaro: Goldman, questo sì, è controparte di quasi tutti quei contratti obbligazionari - e quindi spinge perché si stampi all'impazzata poiché guadagna su commissione - ma il problema sta altrove, ovvero come bloccare la politica d'azzardo della Fed che basando le politiche di supporto dell'economia - a dire il vero, della finanza - sulla creazione di moneta fasulla con cui tra l'altro ricomprarsi il debito sta aprendo la strada a una bolla spaventosa e un'ipotesi di iper-inflazione quando mai dovesse partire davvero la ripresa globale.

 

Anche perché, come diceva giustamente ieri Carlo Pelanda su ilsussidiario.net, si moltiplicano i commenti allarmati dalla prospettiva del crollo del dollaro. Se succedesse l’Europa pagherebbe il maggior prezzo del riaggiustamento globale, con il rischio che gli Usa vedano solo i benefici nel breve termine di un dollaro debole.

 

Vediamo un po' la situazione. Nel fine settimana il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato che «l'euro non è stata creata come moneta di riserva globale». Troppo tardi, monsieur. La Cina e gli altri paesi esportatori hanno incrementato le loro riserve di 413 miliardi di dollari nel terzo trimestre di quest'anno e Barclays Capital ha dichiarato che il 63% di queste sono in assets indicizzati in euro o yen.

 

Detto fatto, l'euro viene scambiato a 10 yuan, a 1,49 contro il dollaro e in parità tecnica con la sterlina. Quindi, finché gli stati asiatici manterranno basse le loro valute per guadagnare in export, questa tortura monetaria continuerà: piaccia o non piaccia a monsieur Trichet. David Bloom, analista strategico di Hsbc, è stato chiaro: «L'euro ha la maledizione di dover essere e restare forte, sfortunatamente per i paesi dell'eurozona».

 

Il problema risiede anche nell’interdipendenza tra Usa e Cina, il fatto che i due giganti si mantengano a galla l’uno con l’altro con la differenza che Pechino ha il coltello dalla parte del manico: l’uno detiene quasi 1000 miliardi di debito del Tesoro Usa nelle sue banche garantendo la sopravvivenza a Washington, mentre l’altro spinge i propri cittadini agli acquisti made in China che hanno consentito a Pechino di accumulare quelle riserve che ora ha diversificato in euro e yen.

 

Insomma, una situazione globale di cui c’è poco da essere confortati. Ma la Borsa festeggia: d’altronde, anche l’orchestra suonò fino all’ultimo sul ponte del Titanic. Attenzione, se una delle tante bolle in fabbricazione - alcune in stato decisamente avanzato - dovesse scoppiare, quanto vissuto finora sarà sembrato una crisi condominiale.

 

Lo scorso weekend negli Usa è fallita la centesima banca provinciale, la San Joaquin Bank di Bakersfield in California: fallita, default totale. E se fate un giro tra i broker le scommesse su chi sarà la prossima e quante saranno in totale vanno a ruba, si gioca sulla morte altrui a colpi di cds: insomma, si scommette sulla fine della propria economia. Si chiama suicidio.



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