BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Mentre l’economia soffre, le Borse brindano sul Titanic

Pubblicazione:

titanic_R375.jpg

Ogni tanto è bello levarsi qualche soddisfazione. Il sottoscritto e quindi il sito su cui scrive, negli ultimi due giorni se ne sono tolte parecchie. Dopo settimane di silenzio, infatti, la grande stampa ha deciso di porre fine alla retorica della ripresa e ha deciso di guardare in faccia la realtà per quella che è: un disastro di irresponsabilità globale.

 

Il primo è stato Massimo Gaggi sul Corriere della Sera di domenica che in un bell'articolo faceva notare come l'ottimismo e i rialzi che regnano in Borsa sono completamente svincolati dai dati ancora pessimi dell'economia reale, soprattutto in Usa. Se infatti il Dow Jones ha raggiunto la soglia dei 10mila punti, sono i dati senza precedenti di deficit e disoccupazione Usa a rendere questo dato folle e non degno di un brindisi, visto che oltretutto quel dato depurato ai valori azionari correnti vedrebbe il Dow a quota 7600 e non 10mila come nel 2007.

 

Ieri, poi, è stata la volta di Corriere Economia, il dorso economico del lunedì del foglio di via Solferino, che dedicava apertura di prima pagina ed editoriale al ritorno in grande stile della minaccia dei derivati. Federico Fubini ci informava del fatto che le banche hanno ricominciato a fare ingegneria spericolata perché trascinate dall'euforia dei mercati, tanto che i livello di esposizione a questi strumenti è tornato al livello precedente al crack Lehman, ovvero nove volte il Pil mondiale. Nel suo fondo, invece, Nicola Saldutti ricordava come per la finanza questa crisi sia stata quasi inutile.

 

Tutti come prima, tutto peggio di prima. Già, perché prima le bolle nascevano nell'incubatrice di una crescita reale, mentre oggi la debolezza del sistema rende quei giochini delle vere e proprie armi di distruzione di massa in mano ai broker. Voi, cari lettori, di queste cose eravate informati da almeno due mesi: poco male, l'importante è che ora si faccia qualcosa.

 

Un qualcosa che auspico sia differente dall'ultima mossa studiata dall'amministrazione Usa per prendere il toro delle finanza spericolata per le corna: un ex dirigente di appena 29 anni della Goldman Sachs, Adam Storch, è stato infatti nominato capo degli investigatori della Sec, la commissione che vigila sulle operazioni di borsa negli Usa. Lo ha rivelato alla fine della scorsa settimana - nel silenzio di tutti gli altri media statunitensi, a parte Cnbc - l'Huffington Post, secondo cui si tratterebbe dell'ennesimo caso di legame tra la banca d'affari regina di Wall Street e un organismi di governance del mercato o dell'amministrazione Obama.

 

Non ci spingiamo a dire tanto visto che non siamo nella schiera dei complottardi anti-Goldman, ma certo un indipendente avrebbe garantito verso l'esterno un miglior segnale di rottura con il passato: detto questo, tale giovane laureato a Buffalo con master alla Business School di New York e fan sfegatato di Bill Clinton sarà certamente un bravissimo controllore e censore degli abusi.

 

Peccato che né le attività degli hedge funds, né tantomeno quei pozzi neri della speculazione chiamati circuiti over-the-counter ricadono sotto il controllo diretto della Sec, a differenza della Fsa britannica. Forse per questo si è voluto gettare fumo negli occhi alla gente, si regola ciò che è già formalmente regolato mettendo a capo delle guardie un genio indiscusso: per il resto, tutto come prima.

 

CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


  PAG. SUCC. >